“Italia in preghiera” dalla Cattedrale di San Zeno per chiedere la fine della pandemia

Continua l’appuntamento in diretta con il Santo Rosario settimanale per l’iniziativa l’Italia in preghiera, per chiedere la fine della pandemia. L’appuntamento con “Italia in preghiera”, questa sera fa tappa in Toscana, alla Cattedrale di San Zeno a Pistoia. “Italia in preghiera”: il Santo Rosario da Padova Questa sera, alle ore 21, la preghiera su TV2000, … Leggi tutto

Papa Francesco: il suo appello scuote le coscienze – Video

Per realizzare l’unità tra i cristiani non bastano le sole forze umane. Lo ha ricordato papa Francesco durante l’udienza generale, tenuta nel terzo giorno della tradizionale settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio).

Questa settimana, ha ricordato il Santo Padre, è l’occasione per “invocare da Dio il dono dell’unità per superare lo scandalo delle divisioni tra i credenti in Gesù”.

Cristo stesso, nell’Ultima Cena, “ha pregato per i suoi, «perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21)”. Questo è stato il suo “testamento spirituale” ed è significativo, ha osservato il Pontefice, che “il Signore non ha comandato ai discepoli l’unità”.

Gesù non ha nemmeno rivolto ai discepoli “un discorso per motivarne l’esigenza”. Ha piuttosto “pregato il Padre per noi, perché fossimo una cosa sola”. L’unità, infatti, è anzitutto “una grazia da chiedere con la preghiera”, perché “non bastiamo noi, con le nostre forze, a realizzare l’unità”.

La lungimiranza del Vaticano II

Il problema della mancata unità tra i cristiani era stato colto anche dal Concilio Vaticano II, che osservava come “gli squilibri di cui soffre il mondo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo” (Gaudium et spes, 10). Anche alla luce di ciò, “l’unità può giungere solo come frutto della preghiera”, mentre “gli sforzi diplomatici e i dialoghi accademici non bastano”.

La preghiera per l’unità dei cristiani è chiaramente “volontà di Gesù”, eppure “probabilmente ci accorgeremo di aver pregato poco, forse mai”, per questa intenzione. Il mondo – ha sottolineato il Papa – non crederà perché lo convinceremo con buoni argomenti, ma se avremo testimoniato l’amore che ci unisce e ci fa vicini a tutti, sì, crederà”.

Il demonio, primo nemico dell’unità

In tempi di “gravi disagi”, come quelli attuali, è più che mai urgente “accantonare i particolarismi per favorire il bene comune”. Ciò vale, a maggior ragione per i cristiani: “È un percorso che lo Spirito Santo ha suscitato e dal quale non torneremo più indietro”, ha affermato Francesco. Mentre Gesù “chiede l’unità”, “al diavolo la divisione conviene”. Mentre il demonio “insinua la divisione, ovunque e in tutti i modi, mentre lo Spirito Santo fa sempre convergere in unità”.

Il diavolo, in genere – ha osservato Bergoglio – non ci tenta sull’alta teologia, ma sulle debolezze dei fratelli. È astuto: ingigantisce gli sbagli e i difetti altrui, semina discordia, provoca la critica e crea fazioni”. Satana, ha aggiunto, alimenta la “conflittualità” soprattutto con il “chiacchiericcio”, con cui riesce a “dividere la comunità, la famiglia, gli amici”.

Pregare per i cristiani non cattolici

Dio, al contrario, “ci ama ma ci prende come siamo, differenti, peccatori, e ci spinge all’unità”. Il nostro esame di coscienza, dunque, consisterà nel “chiederci se, nei luoghi in cui viviamo, alimentiamo la conflittualità o lottiamo per far crescere l’unità con gli strumenti che Dio ci ha dato: la preghiera e l’amore”.

In conclusione, il Santo Padre ha lanciato il suo appello per l’unità: primo passo sarà scoprire che “i cristiani di altre confessioni, con le loro tradizioni, con la loro storia, sono doni di Dio”. A partire da ciò, “cominciamo a pregare per loro e, quando possibile, con loro. Così impareremo ad amarli e ad apprezzarli”. Tutto ciò sarà “il punto di partenza per aiutare Gesù a realizzare il suo sogno: che tutti siano una cosa sola”, ha quindi concluso il Papa.

Luca Marcolivio

 

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Salvator Mundi: clamoroso ritrovamento del prezioso dipinto – Video

Clamoroso ritrovamento del dipinto, datato XV secolo, che era esposto nella Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli.

Il “Salvator Mundi” era stato rubato dalla Basilica napoletana e dato per disperso. Ieri sera ritrovato nell’appartamento di un pregiudicato nella zona Est della città.

Ritrovato il napoletano “Salvator Mundi”

Il “Salvator Mundi“, dipinto che richiama il celebre quadro di Leonardo, rubato dal museo della Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli e mai ritrovato. Ieri sera, attraverso un blitz delle Forze dell’Ordine, il dipinto del XV secolo è stato ritrovato nella periferia Est della città partenopea.

Rinvenuto nell’appartamento di un pregiudicato

Era nascosto all’interno di una stanza di un appartamento di un noto pregiudicato, fra i quartieri di Ponticelli e Poggioreale. Fermato un 36enne, incensurato, rintracciato poco distante dall’abitazione e che ora dovrà rispondere del reato di ricettazione.

L’originale e più famoso “Salvator Mundi” di Leonardo, da più di 24 mesi al centro di una vera e propria storia di spionaggio e ricettazione internazionale fra Abu Dhabi e il Museo Louvre, non se ne hanno ancora notizie. Quello ritrovato ieri, anche lui di scuola leonardesca, è d’autore ignoto, risalente al XV secolo e richiama proprio quello originale.

salvator mundi
Salvator Mundi – photo web source

Il “Salvator Mundi” napoletano: come arrivò in Campania

L’autore del quadro è sconosciuto. E’ ben noto, invece, come arrivò a Napoli: Giovan Antonio Muscettola, esponente della famiglia partenopea e consigliere di Carlo V, lo acquistò durante una missione diplomatica, in qualità di ambasciatore, a Milano. Proprio a Milano vi era una forte scuola leonardesca che cercava di riprodurre lo stile del Maestro Da Vinci. Con ogni probabilità fu qui che il Muscettola lo vide e lo comprò.

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Portato a Napoli, è sempre stato esposto, fino al giorno della sua scomparsa, all’interno del Complesso monumentale di San Domenico Maggiore. Ora riprenderà il suo posto nella Sala degli Arredi Sacri, dopo la fine delle indagini che descriveranno a pieno come il quadro sia stato, dal museo trafugato, e portato nell’appartamento di un pregiudicato.

Video: fanpage.it

ROSALIA GIGLIANO

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