Finisce nell’Aldilà e quello che succede dopo è sconvolgente

Dopo un’incidente motociclistico, un uomo sente il suo battito cardiaco fermarsi. E mentre finisce sotto i ferri, avviene quello che difficilmente le parole umane potranno mai descrivere.

Questa persona ha visto la sua vita dividersi in un ‘prima’ e in un ‘dopo’. E ha vissuto un’esperienza che lo accomuna a un ristrettissimo numero di persone.

luce in fondo al tunnel
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“Mi sentivo immortale”

A 25 anni, era un insegnante di francese alle prime armi. La mattina faceva lo speaker in una radio, il pomeriggio andava a scuola, mentre la sera si cimentava come attore. Un giovane talentuoso, brillante, irrefrenabile e… dalla sconfinata autostima. “Come molti a quell’età, pensavo di essere immortale”, ha raccontato Vincent Laforgue, intervistato dal National Catholic Register.

Già allora il giovane si era reso conto di quanto frenetico fosse il suo stile di vita. Era tutto un continuo masticare e deglutire esperienze ed emozioni, sempre alla velocità della luce e senza troppo riflettere.

Una frenesia che si ripercuoteva nel linguaggio di Vincent. Gli stessi alunni gli avevano fatto notare che il suo intercalare era diventato l’avverbio “rapidamente: “correggiamo rapidamente questo compito”, “iniziamo rapidamente questa lezione”, ecc.

Semaforo verde e poi…

Il giovane Laforgue, che a quel tempo era credente ma poco praticante, aveva iniziato a confidarsi sinceramente con Dio: “Sto facendo troppe cose e vorrei frenare un po’, ma non so come fare, soprattutto perché amo tutto ciò che faccio”, rifletteva tra sé e sé. E a Dio domandava: “Se sei tanto intelligente, se esisti davvero, perché non tenti di impedirmelo?”.

Da buon fanatico della velocità, Vincent amava parecchio andare in moto. Un giorno mentre si trovava a un semaforo rosso, avvertì una locuzione interiore, una voce “molto dolce e gentile” che “non aveva niente a che vedere con la voce della mia coscienza” e che per due volte gli chiese: “Sei veramente consapevole di quello che mi stai chiedendo?”. E per due volte lui, senza sapere realmente cosa dicesse, rispose: “”.

Scattato il verde, la moto di Vincent avanzò di cento metri a circa 80 km orari, andando a schiantarsi contro un’automobile, la cui conducente, imprudentemente, stava parlando al cellulare. Avendo visto il motociclista riverso per terra in una pozza di sangue, la signora lo diede per morto e chiamò direttamente la polizia, anziché l’autoambulanza.

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Ma è stato quello a salvarmi la vita – ha spiegato Laforgue – perché poi abbiamo saputo che l’ambulanza era bloccata nel traffico, lontano dal punto in cui era avvenuto l’incidente, ma la macchina medica della polizia era vicina ed è arrivata in due minuti”.

Trasportato di corsa in un ospedale di Ginevra, Vincent apparve subito in condizioni disperate: varie fratture ed emorragie interne facevano sì che l’unica chance fosse quella dell’intervento chirurgico d’urgenza. Nel momento in cui faceva ingresso in sala operatoria, però, il cuore del giovane cessava di battere.

Un minuto lungo un’eternità

È proprio nel momento più tragico della vita che Vincent percepisce lucidamente qualcosa che non capita propriamente a tutti e che non potrà mai più dimenticare. “All’improvviso, ho visto una scena che sono riuscito a osservare dall’alto – ha detto –. Ho visto una persona ferita in un letto, persone che si agitavano intorno a lei, e ho sentito un beep che indicava che un cuore si stava fermando. Ero preoccupato per quella persona, senza rendermi conto che ero io. Il mio stato era di totale benessere. Tutto questo è durato a malapena un minuto, ma nella mia percezione è stato molto più lungo”.

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All’improvviso mi sono girato come se qualcuno mi stesse spingendo in alto, ma anziché vedere il tetto ho visto quella famosa luce, immensa, della quale fino a quel momento non avevo mai sentito parlare. È molto più potente della luce del sole, ma non accecava. Mi attirava”. Vincent ha percepito quella come “abitata” non da una “persona visibile” ma da una “presenza ovvia”, consistente in un “Amore incondizionato”. In seguito, lui stesso avrebbe imparato ad identificare l’“amore” in una “Persona” che è “Dio”.

La sensazione successiva di Vincent fu quella di essere stato “rilanciato nel corpo”: incredibilmente quello fu “il momento peggiore della mia vita, parlando a livello sensoriale, pur essendo stato quello in cui il mio cuore ha ripreso a battere. Tutti i miei dolori si sono risvegliati”. Dopo essere stato sottoposto all’intervento chirurgico e dopo il risveglio, Vincent sentì affiorare i primi ricordi ma ancora “non capivo davvero il significato di tutto quello”.

Incontro provvidenziale

Durante la lunga convalescenza, Vincent ricevette più volte la visita del cappellano ospedaliero che un giorno gli spiegò che Dio non commette mai il male, al limite lo permette, e in quell’occasione “stava usando quel male per toccare il mio cuore”, ha affermato Laforgue.

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Nei due anni successivi, il giovane continuò ad avere le idee piuttosto confuse sul piano spirituale. Poi, un giorno, per radio ebbe modo di ascoltare uno speaker piuttosto carismatico, che, con nonchalance, passava dalla “poesia”, all’“arte”, al “cinema”, ovvero “tutto quello che amavo”. Vincent ebbe modo di contattarlo e, sotto la sua guida, iniziò la sua conversione e il suo discernimento vocazionale.

Al medico che l’ha operato, Laforgue ha raccontato quello che aveva visto, al momento del ricovero d’urgenza, “il massaggio cardiaco, la conversazione tra lui e le infermiere, il numero che ho visto sulla parete, il nome scritto sulla targhetta sul camice bianco di un’infermiera accanto al mio letto”. Tutto ciò, gli aveva replicato il medico, era credibile ma, al tempo stesso, “non poteva essere spiegato dalla scienza perché il mio cuore non stava nemmeno battendo”.

Esattamente dieci anni dopo il suo incidente, Vincent Laforgue è stato ordinato sacerdote. Ventun anni dopo, quell’esperienza fuori dal comune, si appresta a sostituire come cappellano ospedaliero, il sacerdote che lo aveva visitato durante la degenza. Nella vita di padre Vincent si apre un nuovo capitolo che – c’è da giurarci – tra altri dieci anni, ci riserverà ulteriori incredibili sorprese e ulteriori mete spirituali raggiunte.

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