Esperienze pre morte: ecco cosa racconta chi è tornato in vita

Quelle che vengono comunemente definite come “Esperienze pre morte“, non vengono attualmente riconosciute come accadimenti reali. Sebbene siano parecchie le persone che durante la rianimazione hanno vissuto esperienze extra corporee è opinione comune che si tratti di allucinazioni o sogni lucidi.

Qualunque sia la natura di questi avvenimenti, l’idea di potersi vedere al di fuori del proprio corpo mentre le funzioni vitali sono assenti ha affascinato scrittori e registi che su questa tematica hanno provato a sviluppare una propria idea. Proprio la fascinazione scaturita da questi eventi ha portato un gruppo di studiosi appartenenti all’Università di Southampton (Inghilterra) ad effettuare uno studio su 2000 soggetti che tra l’Inghilterra e l’Austria hanno avuto un arresto cardiaco. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista scientifica ‘Resurrection‘ sembrano suggerire, non solo che le esperienze di questi soggetti sono molto simili, ma che in alcuni casi non sono attribuibili ad allucinazioni o sogni indotti da medicinali.

Il capo progetto dello studio, il professor Sam Parnia, spiega al ‘Telegraph‘ come le persone che sostengono di aver avuto un’esperienza premorte in seguito ad un arresto cardiaco sono il 40% dei soggetti analizzati. Un numero che secondo Parnia potrebbe essere ancora maggiore ma che è limitato dall’effetto dei farmaci, i quali porterebbero i soggetti a dimenticare quelle esperienze. Il capo progetto spiega anche come la testimonianza di un uomo di 57 anni sia stata abbastanza significativa ed offrirebbe la prova che quanto accade in quei momenti è scisso dal funzionamento del cervello.

L’uomo in questione, infatti, sarebbe uscito dal proprio corpo ed avrebbe osservato le manovre effettuate dai medici per fare riprendere il suo battito: “L’uomo ha descritto tutto quello che è accaduto nella stanza. Ma cosa ancor più importante, ha udito due beep di un macchinario che fa un rumore a intervalli di 3 minuti. Così possiamo misurare la durata della sua esperienza. Ci è apparso molto credibile: tutto quello che ci ha detto gli era davvero accaduto”, l’importanza di questa testimonianza è data dal fatto che il cervello smette di funzionare dopo 30 secondi circa dall’arresto cardiaco. Lo studioso conclude affermando come si sappia ancora molto poco su questi accadimenti e sottolinea come i risultati del suo studio dovrebbero invogliare altri ad investigare più a fondo sulla questione.

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