Il Papa offre due importanti ringraziamenti | Prima del forte richiamo sul dramma odierno

Una mattinata lieta in San Pietro, culminata con due ringraziamenti compiuti da papa Francesco verso due figure molto importanti per il suo magistero pontificale. A cui ha fatto seguito un appello che entra nel vivo dei fatti più drammatici dell’attualità.

Il Papa ha infatti celebrato le due ordinazioni episcopali segnando il punto chiave di una giornata che arriva in un clima altrove molto caotico.

Si tratta dell’ordinazione di monsignor Marini e monsignor Ferrada Moreira. Monsignor Guido Marini, già Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, lascerà il Vaticano prendere la guida della Diocesi di Tortona. L’altro neovescovo è monsignor Andrés Gabriel Ferrada Moreira, Segretario della Congregazione per il Clero. Al termine dell’Angelus, invece, Francesco ha lanciato un appello contro la violenza e per la libertà religiosa.

La parola chiave è “vicinanza”

Principale dovere dei vescovi è “servire”, ha ricordato il Santo Padre durante l’omelia. Il Vangelo odierno, in tal senso, parla chiaro: a nessuno degli apostoli è concesso di sedersi alla destra o alla sinistra di Cristo (Mc 10,35-45). “Al vescovo compete più il servire che il dominare e non esiste “vero episcopato senza servizio”, ha ribadito.

Altra prerogativa dei vescovi è la “vicinanza” che può manifestarsi in quattro modi, il primo dei quali è la vicinanza “a Dio nella preghiera”. Nessuno potrà mai dire: “Ho tanto da fare che non posso pregare, ha ammonito il Santo Padre, purché la preghiera sia “con il cuore” e non a “pappagallo”.

È importante anche la “vicinanza agli altri vescovi”. “Ci saranno discussioni fra voi, ma come fratelli, vicini. Mai sparlare dei fratelli vescovi, mai”, ha spiegato il Papa.

C’è poi la vicinanza ai “sacerdoti” che “sono i vostri prossimi più prossimi”. A volte capita che un sacerdote si lamenti: “Io ho chiamato il vescovo ma la segretaria mi ha detto che ha l’agenda piena, che forse entro trenta giorni potrebbe ricevermi…”.

Una situazione del genere “non va”, ha sottolineato Francesco, che ha quindi raccomandato: “Se tu vieni a sapere che ti ha chiamato un sacerdote, chiamalo lo stesso giorno o il giorno dopo. E lui con questo saprà che ha un padre”.

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Un vescovo è infine vicino al “santo popolo fedele di Dio”. “Non dimenticare che sei stato “tolto dal gregge”, non da una élite che ha studiato, ha tanti titoli e tocca essere vescovo”, ha detto Bergoglio.

Immergerci, ovvero scendere dal piedistallo

Successivamente, durante l’Angelus, il Santo Padre ha individuato il vero nucleo del Vangelo odierno: “la vera gloria non si ottiene elevandosi sopra gli altri” ma vivendo il “battesimo”. Nel caso specifico, Gesù sta per “immergersi” (espressione che richiama proprio il battesimo), “offrendo la sua vita per salvarci”: la sua Passione è imminente.

Mentre i suoi discepoli vogliono “emergere”, Gesù si vuole “immergere”. Quando si cerca il proprio “prestigio personale”, si può arrivare a una vera e propria “malattia dello spirito, mascherandosi perfino dietro a buone intenzioni; ad esempio, quando, dietro al bene che facciamo e predichiamo, cerchiamo in realtà solo noi stessi e la nostra affermazione”.

È quindi necessario “verificare le vere intenzioni del cuore” e domandarsi: “Perché porto avanti questo lavoro, questa responsabilità? Per offrire un servizio oppure per essere notato, lodato e ricevere complimenti?”.

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Gesù dà una indicazione precisa, contrapposta alla “logica mondana”: invece di “innalzarsi sopra gli altri, scendere dal piedistallo per servirli”; invece di “emergere sopra gli altri, immergersi nella vita degli altri.

Servire, non cercare il nostro interesse

Al momento della crocefissione, Gesù è “immerso fino in fondo nella nostra storia ferita” ed è lì che “scopriamo il modo di fare di Dio”. Lui non è rimasto “lassù nei cieli, a guardarci dall’alto in basso, ma si è abbassato a lavarci i piedi. Dio è amore e l’amore è umile, non si innalza, ma scende in basso, come la pioggia che cade sulla terra e porta vita”.

Per immergersi nello spirito di “servizio”, l’impegno personale “non basta”: è necessaria la forza del “battesimo”, di “quell’immersione in Gesù che abbiamo già ricevuto per grazia e che ci direziona, ci spinge a seguirlo, a non cercare il nostro interesse ma a metterci al servizio”.

La grazia più grande del battesimo che possiamo chiedere allo Spirito Santo è quindi “l’immersione in Gesù, nel suo modo di essere, nel servizio”, ha aggiunto il Pontefice a conclusione dell’omelia.

Dopo l’Angelus

Al termine della preghiera, tre messaggi all’insegna della pace e della libertà religiosa. In primo luogo, il Papa ha ricordato l’iniziativa Un milione di bambini recitano il rosario, incoraggiando questa campagna di preghiera”, affidata all’ “intercessione di San Giuseppe”.

Di seguito, Francesco ha ricordato la beatificazione celebrata ieri a Cordova, del sacerdote Juan Elias Medina e 126 compagni martiri, sacerdoti, religiosi, seminaristi e martiri, uccisi in odio alla fede durante la violenta persecuzione religiosa negli anni ’30 in Spagna. “La loro fedeltà – ha detto – dia la forza a tutti noi, specialmente ai cristiani perseguitati in diverse parti del mondo, la forza di testimoniare con coraggio il Vangelo”.

Infine, un pensiero alle vittime degli attentati compiuti in “Norvegia, Afghanistan, Inghilterra, che hanno provocato numerosi morti e feriti”. Esprimendo la propria “vicinanza ai familiari delle vittime”, Bergoglio ha supplicato di “abbandonare la via della violenza che è sempre perdente, è una sconfitta per tutti”, ricordando che “violenza genera violenza”.

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