Vangelo 21 maggio 2026: Gesù prega per noi e ci chiama all’unità

Nel Vangelo di oggi 21 maggio 2026, don Luigi Maria Epicoco ci invita a riscoprire la forza della comunione e il valore immenso di una preghiera che Gesù ha rivolto al Padre per ciascuno di noi fin dall’inizio dei tempi.

Gesù parla ai discepoli
Vangelo 21 maggio 2026-lalucedimaria.it

Le parole che il Vangelo ci consegna in questo giovedì 21 maggio 2026 risuonano come una delle dichiarazioni d’amore più intime e sconvolgenti dell’intera Scrittura. Nel cuore della sua preghiera sacerdotale, prima di affrontare la Passione, Gesù alza gli occhi al cielo e compie un gesto straordinario: dilata i confini del tempo e dello spazio per abbracciare ciascuno di noi, pregando esplicitamente per coloro che avrebbero creduto in Lui nei secoli a venire.

Come ci spiega don Luigi Maria Epicoco nel suo prezioso commento di oggi, questa accorata supplica mette al centro il dono dell’unità, l’unica vera difesa contro l’azione del maligno che cerca sempre di dividere i cuori. Accostiamoci a questa pagina evangelica per riscoprire la nostra autentica carta d’identità cristiana: non l’obbligo di essere tutti uguali, ma la grazia di vivere uniti nella comunione e nella diversità.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 17,20-26)

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

“Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. E’ bello sapere che Gesù secoli e secoli prima che io nascessi si preoccupava già di me. Non amava e si preoccupava solo di Pietro, Giacomo, Giovanni, Filippo…pensava anche a me.

Don Luigi Maria Epicoco
Don Luigi Maria Epicoco-lalucedimaria.it

Sapeva che una catena interrotta di uomini e donne avrebbe varcato i secoli, e lo stesso legame e la stessa intimità che lo legava a Giovanni e ad Andrea lo avrebbe legato a me. Gesù prega per me secoli e secoli prima che io venissi al mondo. Anzi nel venire al mondo ho trovato già ad accogliermi una sua preghiera.

È l’accorata richiesta di chi sa che l’unica cosa che ci salva è essere uniti e non divisi. Il Diavolo è colui che divide e ci divide dentro e fuori. Un uomo felice è un uomo che ha unità dentro e fuori di se. La sfida più grande per noi è quella dell’unità. Ma tranquilli, Gesù ha già pregato per noi: “Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me”.

Come carta d’identità cristiana noi dobbiamo presentare la credibilità di chi cerca di unire e non di lavora per dividere. In un mondo che vuole dividerci perché da divisi siamo meglio manovrabili noi dobbiamo trovare strategie di unità.

È questo che realizza e rende esaudita la preghiera di Gesù al Padre. Ma la sfida dell’unità non è la sfida dell’uniformità, ma è la sfida della comunione.

La differenza è sostanziale: mentre l’uniformità elimina ogni diversità per creare solo il simile, la comunione protegge la diversità legandola all’altro in maniera profonda e duratura. L’uniformità è l’uguaglianza della forma, la comunione è l’uguaglianza della sostanza.

Gesù non ci ha mai chiesto di essere uniformi, ma ci ha chiesto di essere in comunione, in unità. Ecco perché la verifica del cristianesimo sta nella comunione e nella difesa vera e non ideologica di ciò che ci fa diversi.