L’artista realizza una toccante Via Crucis “vissuta” sulla sua pelle

Di fronte alla Passione di Gesù non è facile riuscire a dare una rappresentazione. C’è bisogno di entrare a fondo in questo dolore in un modo del tutto personale. 

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Il caso della Via Crucis di Gaetano Previati, opera composta da 14 tele e conservata nella Collezione di Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, è piuttosto emblematico. Fu infatti dipinta al seguito di una lunga meditazione durata ben dieci mesi. Dopo questo profondo e duratura lavoro di penetrazione del mistero della sofferenza di Gesù, l’artista ha acquistato dei telai e una grande croce di legno.

L’opera dell’artista nata dalla contemplazione profonda

Ogni volte che l’artista si rendeva conto che stesse per perdere l’ispirazione, a quel punto caricava la croce su di sé, per ricordarsi di cosa visse realmente il Figlio di Dio, nonostante si tratti di un mistero che mai l’uomo potrà provare fino in fondo. Alcune mistiche, riconosciute tali dalla Chiesa, raccontarono come Gesù, nel suo calvario, visse infatti sulla propria carne in un solo istante tutte le sofferenze dell’intera umanità di tutti i luoghi e tempi.

Proprio il dolore di Gesù è infatti il filo conduttore delle quattordici tele che compongono la Via Crucis di Gaetano Previati. Il colore dominante delle tele è non a caso il rosso, lo stesso rosso porpora del sangue che Gesù verso per tutti noi durante il calvario, quando il Figlio dell’uomo venne consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi, e di seguito ai pagani. Che, come narra il Vangelo di Matteo, lo derisero, flagellarono e crocifissero.

Lo sforzo necessario per comprendere nel profondo il Mistero

Ma Gesù il terzo giorno è risuscitato da morte, e tutto ciò testimonia il mistero della Salvezza che ci è stata donata dal Padre, in luce dell’infinito amore misericordioso che Egli prova per noi. L’artista cercò di comprendere a fondo questo mistero, all’interno del suo studio di Milano, per dieci lunghi mesi. Così la sua opera divenne frutto della sua fede. Se poi si considera che il ciclo pittorico non venne nemmeno realizzato in seguito a una precisa committenza, e per la prima volta fu esposto in un contesto totalmente laico, la Quadriennale di Torino del 1902, si capisce allora la sua estrema particolarità.

Negli anni precedenti Previati aveva affrontato lo stesso tema negli affreschi per il cimitero di Castano Primo, opere che in seguito vennero prelevate ed esposte all’interno del museo civico locale. La visione che l’artista assume però nella sua seconda opera è profondamente intensa, tanto da fuoriuscire dagli schemi tradizionali, trascendendo l’iconografia tradizionale.

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L’ascesa al Calvario e la necessità di unirci alla Passione di Gesù

Nel dipinto in questine si intravede l’ascesa al Calvario, con un cielo striato sullo sfondo e un acceso tramonto. Attorno a Gesù ci sono personaggi stipati, deformati, sofferenti. Volti che sono al limite delle maschere. Gesù è legato alla colonna mentre il suo capo è incoronato di spinte. Ogni stazione, una nuova figura si fa prossima al Figlio di Dio che sta per partecipare al Sacrificio estremo. Intanto Cristo, ogni volta, cade, si abbassa, si fa Servo dei servi, prima che tutto si compia.

Chi le osserva si trova chiamato a confrontarsi con forza al dolore di Cristo. Di fronte a queste tele grandi, enormi per qualsiasi luogo in cui avrebbero dovuto istallarsi, ci si immedesima nel punto di vista di chi ha provato con tutto sé stesso ad entrare nel mistero cristiano. Al punto da portare sulla propria spalla una croce. Solo così, con una passione personale profondamente accesa e ardente, è possibile accedere a un piccolo granello di quella che è stata la Passione di Nostro Signore.

Giovanni Bernardi

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