Papa Francesco tuona: “abortire un bambino è come essere dei sicari”

Papa Francesco Aborto è un omicidioPapa Francesco riparla dell’aborto e usa una chiarezza inusitata e sorprendente. Si direbbe, conoscendo un minimo la storia bimillenaria della Chiesa di Roma, che l’attuale Pontefice sia quello in assoluto che goda di maggior appeal nei riguardi dei non credenti e dei non cristiani.
Varie prestigiose testate internazionali lo hanno coronato come personaggio dell’anno o addirittura del secolo o del III millennio.
Ed esiste un numero lunghissimo di intellettuali esplicitamente laici o addirittura atei che usano citare papa Francesco nei loro discorsi, nei loro interventi, nei loro libri, come se fosse uno di loro.

In Italia, lo ha fatto Pannella, lo ha fatto Augias, lo ha fatto Vattimo, lo ha fatto perfino Massimo d’Alema. E moltissimi altri esponenti del laicismo, del progressismo e del catto-comunismo.

Però questa appropriazione più o meno indebita nasconde un’operazione di marketing e di restyling che amplia il senso di alcuni messaggi pontifici, mentre il nucleo etico più denso del magistero papale viene ignorato e sistematicamente silenziato. Per esempio su un tema capitale, strutturale e decisivo: l’aborto.

L’aborto non è solo la soppressione volontaria di un essere umano innocente prima della nascita. Crimine dunque, per la sua stessa natura, sempre sbagliato, sempre ingiusto e sempre inaccettabile. Ragion per cui il codice di diritto canonico lo stigmatizza a tal punto da fulminare la scomunica latae sententiae per chi lo compie con cognizione di causa. Ma l’aborto è diventato, almeno nell’ultimo mezzo secolo di storia occidentale, un importante benché tristissimo simbolo.

La legalizzazione dell’aborto avvenuta in Italia nel 1978 con la legge 194, e paragonata da san Giovanni Paolo II ad un genocidio, ha diviso l’opinione pubblica mondiale in 2 campi assolutamente e totalmente opposti. Coloro per cui l’aborto è (era e sarà sempre) un delitto, come ha fin dai primordi insegnato la Chiesa (ma non solo la Chiesa). E coloro secondo cui l’aborto è (era e sarà sempre) un diritto.

Un diritto della donna, un diritto altresì da inserire in una futura (e temibile) Dichiarazione dei diritti dell’uomo, essendo assente nella Dichiarazione siglata a Ginevra nel 1948…

A questo secondo campo si iscrivono in genere i partiti di sinistra e i movimenti liberal i quali, in Italia e in Europa, sono stati in prima fila per la depenalizzazione dell’aborto, passato con la rapidità di un referendum dallo statuto di delitto, al rango di diritto.

Papa Francesco ne ha parlato varie volte dal 2003 ad oggi, ma in pochi casi ha usato un linguaggio così chiaro e corrosivo come ha fatto il 10 ottobre 2018 all’Udienza Generale tenuta in Piazza san Pietro.

La catechesi era dedicata al quinto comandamento del Decalogo di Mosè: non uccidere. Secondo il papa la seconda parte del Decalogo, quella che riguarda il rapporto dell’uomo coi suoi simili, “si erge come una muraglia a difesa del valore basilare nei rapporti umani”, cioè il “valore della vita”. Meno male che di certe muraglie viene riconosciuta l’utilità. Ed è anche vero che i muri etici invocati, senza paralleli muri giuridici e legali, servono a ben poco.

Secondo Francesco, il male del mondo, pur presentando tantissime facce e molte caratteristiche, potrebbe riassumersi nel cosiddetto “disprezzo per la vita”. E, aggiungiamo noi, se Dio è ignorato o bestemmiato, e la morale viene irrisa nella società, è fatale che il disprezzo per la vita divenga capillare e senza freni.

Ma parlare di “disprezzo per la vita” potrebbe risultare generico, e così il Pontefice parla anzitutto proprio dell’aborto: il crimine dei crimini, il delitto per antonomasia, vista l’innocenza insuperabile della vittima e la minima distanza affettiva tra vittima e carnefice. Sangue dello stesso sangue…

“Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti”. Qui il papa mette il dito nella piaga. E’ infatti in nome dei diritti dell’uomo che l’aborto è stato legittimato in mezzo mondo. E l’ideologia dei diritti umani è certamente contraddittoria se porta a giustificare il delitto più assurdo e inconcepibile che vi sia.

“Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare?”, si chiede senza falsa retorica papa Francesco.

Di terapeutico (curativo) non c’è nulla nell’omicidio volontario del feto malato. Un conto è accettare una morte che pare precocissima e certa, un conto è procurarla: lo capirebbe pure un bambino. E come afferma il pontefice, l’atto che sopprime la vita innocente non è né umano né civile. Ci sono dunque degli esseri umani, donne abortiste e ‘medici’ non obiettori, che compiono atti disumani e incivili. E per questi atti vengono pagati, stipendiati, lodati e premiati nei pubblici ospedali dello Stato!

Questo è uno dei paradossi della società contemporanea, vittima di un’ideologia che Papa Wojtyla chiamava “cultura di morte”, e papa Ratzinger “dittatura del relativismo”. Si potrebbe anche ribattezzare questa tendenza anti-etica così: la morte come vocazione. Cioè, gli uomini che sono morti dentro, avendo cacciato Dio dal loro cuore, sono pronti a uccidere e a mortificare tutto ciò che ha forma di vita. Anzi no, il maialino no, quello va rispettato e guai a chi lo tocca: veganismo docet. Ma se ha l’esserino fragile come una foglia ha i connotati dell’umanità può essere soppresso. Anzi chi si astiene dalla soppressione, come i medici obiettori, va condannato e cacciato dall’Albo della Scienza…

Ma: “E’ giusto affittare un sicario per risolvere un problema?”. Se le parole riportate dal sito del Vaticano hanno un senso, per papa Francesco non passa molta differenza tra il ‘medico’ abortista e il sicario assoldato dalla mafia. La risposta appare scontata: “Non si può ‘fare fuori’ un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema”.

Una gravidanza inattesa può certamente configurarsi come un problema per una donna sola, povera, giovanissima o malata. Ma il problema concerne direttamente anche un’altra vita umana, un essere umano vero e proprio, e non un mero “grumo di cellule” come dicevano le militanti femministe negli anni ’70.

Oggi, l’aborto continua a dividere l’umanità. E come disse Madre Teresa di Calcutta esso resta una delle cause della mancanza di pace nelle società più avanzate. La speranza è che col passare degli anni tutti i medici italiani, europei e del mondo intero diventino obiettori. Così che l’aborto torni ad essere inserito nel codice penale, ed espunto dal codice civile.

Una società fondata sull’accoglienza della vita umana in germe comporterebbe automaticamente un progresso storico epocale. E in questa linea, si potrebbe fondare una civiltà davvero a misura d’uomo e secondo il piano di Dio.

Antonio Fiori