La domanda del Cardinale Sarah che fa tremare i Vescovi

La dura accusa del cardinale Sarah ad alcuni vescovi che avrebbero implementato delle misure da lui non condivise in quanto addirittura “più restrittive di quelle previste”, riassunta in una domanda a dir poco centrale.

Purtroppo, infatti, da quando è scoppiato il Covid si sono viste situazioni molto dolorose per la Chiesa cattolica nel nostro Paese, con poliziotti che si introducono in Chiesa per interrompere le celebrazioni e umiliare fedeli e sacerdoti.

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Paradossale è che alcuni sacerdoti e vescovi italiani si sono dimostrati persino più “statalisti” dello Stato stesso. Come nei casi più recenti del Green pass, nonostante non ci siano state indicazioni precise in merito da parte dei governi, su misure che sono strettamente politiche e che di universale talvolta hanno ben poco, alcune diocesi e vescovi hanno voluto essere ancora più “stringenti” di quanto richiesto.

La triste situazione che è emersa con il Covid

Accesso alle Messe sbarrato se non con green pass, amuchina al posto delle acquasantiere, celebrazioni con mille e più limitazioni ed esclusioni, dimenticandosi forse che non si sta partecipando a uno spettacolo teatrale ma a un momento di incontro con la presenza viva e reale di Nostro Signore nella celebrazione della Santa Eucarestia.

Di fronte a tutto questo, il cardinale Robert Sarah, porporato guineiano etichettato come “tradizionalista” per le sue idee ferme e non negoziabili sulla Verità del cristianesimo e della Rivelazione divina incarnatasi nel Cristo, non ci sta. E alza la voce contro quanti si sono resi complici di tutto questo.

L’accusa ai sacerdoti che hanno chiuso le chiesa di propria iniziativa

In modo particolare contro quei sacerdoti che hanno deciso di chiudere le chiese anche quando lo Stato non lo imponeva. Per il cardinale, purtroppo di questo ne dovremo rendere conto al Signore.

Nel mondo sono state numerose le situazioni in cui noi Pastori non abbiamo combattuto per preservare la libertà di culto del gregge di Cristo. In certi casi, i vescovi hanno preso decisioni ancor più restrittive dei governi civili, per esempio decidendo la chiusura delle chiese anche lì dove lo Stato non lo imponeva. Di tutto questo dovremo certamente rendere conto al giudice supremo”, ha affermato.

“Ma Cristo è morto sulla croce per salvare il corpo o le anime?”

Come Sarah non è affatto d’accordo con l’idea che partecipare alla Messa in streaming equivalga a farlo in presenza, nell’incontro fisico con Gesù che non può essere di certo “smaterializzato”. In particolare, il religioso ha puntato il dito contro il “trasmettere ai fedeli la falsa idea che «partecipare» a messa in streaming o anche non parteciparvi affatto è lo stesso che recarsi alla domenica in chiesa, questo atteggiamento di noi Pastori ha rafforzato la convinzione che, in fondo, pregare e dare culto a Dio sia qualcosa di meno importante della salute fisica”.

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“Quanti Pastori hanno affermato pubblicamente, durante la pandemia, che la Chiesa metteva al primo posto la salute dei cittadini! Ma Cristo è morto sulla croce per salvare la salute del corpo o per salvare le anime?”, è la domanda incalzante di colui che per molti è tra i candidati ad essere persino il prossimo Pontefice.

La testimonianza che per il Cardinale Sarah è stata esemplare

“È chiaro che la salute è un dono di Dio e la Chiesa da sempre la valorizza e se ne prende cura in molteplici modi. Ma più ancora della salute del corpo, per noi Pastori conta quella dell’anima, la quale è la «suprema lex», la legge suprema, nella Chiesa. Abbiamo permesso che i nostri fedeli restassero per lungo tempo senza la liturgia, senza la Comunione eucaristica e la Confessione, quando invece come si è visto bastava organizzarsi per offrire i Sacramenti in modo sicuro anche dal punto di vista sanitario”, conclude Sarah.

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Prima di spiegare che “avremmo potuto e dovuto protestare contro gli abusi dei governi, ma quasi mai lo abbiamo fatto“. “Molti fedeli sono rimasti scandalizzati da questa immediata e silenziosa sottomissione dei Pastori alle autorità civili, mentre queste compivano un vero abuso di potere, privando i cristiani della libertà religiosa”, ha chiosato.

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“D’altro canto, va lodato l’esempio contrario di quei Pastori che hanno agito secondo il Cuore di Cristo, quale, per citarne solo uno, l’arcivescovo di San Francisco, mons. Salvatore Joseph Cordileone. La sua testimonianza dimostra che lottare per la giusta causa costa fatica e attira critiche ingiuste e persino calunnie o persecuzioni di vario tipo, ma che alla fine il Signore concede la vittoria”.

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