Come Papa Giovanni Paolo II ha trasformato la nostra storia di fede? Ne troviamo traccia nei tanti scritti che ci ha lasciato.
Il Santo Padre, Papa Giovanni Paolo II, ha parlato al cuore di tutti: dei bambini, come degli anziani; della gente comune, come dei potenti della Terra, fino a raggiungere i posti più remoti e dimenticati del pianeta. Le sue parole, ancora oggi e speriamo per i secoli a venire, fanno eco, rimbalzando tra i popoli di ogni razza, per illuminare i pensieri ancora bui della nostra storia umana.
Il Giubileo indetto da Papa Giovanni Paolo II, nell’anno 1983/84, ricordava a tutti noi il 1950º anniversario della Redenzione e ribadiva che la Chiesa, e con essa noi tutti, avrebbe dovuto aprire le porte del cuore alla fede autentica, quella che si ottiene solo con la conoscenza diretta di Gesù Cristo e del suo messaggio di salvezza, di resurrezione e speranza.
“La libertà dal peccato è, pertanto, frutto ed esigenza primaria della fede in Cristo redentore e nella sua Chiesa, avendoci egli liberato affinché restassimo liberi (cf. Gal 5,1), e partecipassimo al dono del suo Corpo sacramentale ad edificazione del suo Corpo ecclesiale.
A servizio di questa libertà, il Signore Gesù ha istituito nella sua Chiesa il Sacramento della Penitenza, perché coloro che hanno commesso peccato dopo il Battesimo siano riconciliati con Dio, che hanno offeso, e con la Chiesa stessa, che hanno ferito (cf. Lumen Gentium, 21; Ordo Paenitentiae, 2).
La chiamata universale alla conversione (cf. Mc 1,15; Lc 13,3-5) si inserisce appunto in questo contesto. Poiché tutti sono peccatori, tutti hanno bisogno di quel radicale mutamento di spirito, di mente e di vita che nella Bibbia si chiama appunto metànoia, conversione. E questo atteggiamento è suscitato e alimentato dalla parola di Dio che è rivelazione della Misericordia del Signore (cf. Mc 1,15), si attua soprattutto per via sacramentale e si manifesta in molteplici forme di carità e di servizio ai fratelli”.
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Antonella Sanicanti
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