Giovanni Paolo II – Una solo parola: indimenticabile!

Giovanni Paolo IIPapa Giovanni Paolo II, subito dopo la sua elezione al soglio pontificio, quel memorabile 16 Ottobre del 1978, iniziò a scrivere il suo testamento, che ha poi completato nel corso degli anni successivi.
Rileggendo alcune delle parole di quel documento, non si può non ritornare con la mente ai tanti eventi storici, irripetibili, ci cui è stato partecipe -e di cui ci ha reso partecipi- e che ha fortemente influenzato -sotto il segno del Vangelo di Cristo- durante tutta la vita, durante la sua vita come 264 Vescovo di Roma.

Il testamento umano e spirituale che San Giovanni Paolo II ci ha lasciato è impresso nei nostri cuori di cristiani e ci fa sobbalzare ogni volta che ricordiamo la sua voce ferma, nella prima omelia domenicale come Papa (il 22 Ottobre 1978), che diceva: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo, alla sua salvatrice Potestà. Aprite i confini degli Stati (…) Cristo sa cosa è dentro l’uomo, solo lui lo sa”.

E quelle parole lo portarono lontano, a toccare il cuore dei protagonisti della storia dei suoi tempi, come di tutti coloro che, fino a quel momento, avevano temuto di dichiararsi cristiani.
Papa Giovanni Paolo II parlava del Dio della Misericordia e della consolazione, del Dio che va incontro all’uomo e ne ha cura; che affronta con noi il nemico e da coraggio, se questo dovesse portare al martirio.
Dopo quelle parole, quella domenica, scese tra la gente, andò incontro al popolo, come un Pastore che richiama a se il gregge e gli indica la via.

Giovanni Paolo IIPapa Giovanni Paolo II, da quel giorno in poi, attraversò la storia; lo sentimmo presente ovunque, mentre ammoniva allo stesso modo il comunismo o il capitalismo; mentre ci diceva di non abbassare la testa dinanzi al sopruso, all’ abuso di potere o della malavita.
Il suo testamento -manco a dirlo- comincia con la frase “Totus Tuus ego sum”, un affidamento totale a Maria che è stato il perno del suo operato.

Giovanni Paolo II: affidamento a Maria

“ “Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” (cfr Mt 24, 42) – queste parole mi ricordano l’ultima chiamata, che avverrà nel momento in cui il Signore vorrà. Desidero seguirLo e desidero che tutto ciò che fa parte della mia vita terrena mi prepari a questo momento. Non so quando esso verrà, ma come tutto, anche questo momento depongo nelle mani della Madre del mio Maestro: Totus Tuus. Nelle stesse mani materne lascio tutto e Tutti coloro con i quali mi ha collegato la mia vita e la mia vocazione.

In queste Mani lascio soprattutto la Chiesa, e anche la mia Nazione e tutta l’umanità”.
E basterebbero solo queste poche parole a inquadrarlo con un prescelto dal cielo ad accompagnarci per quasi un trentennio: “Per quanto riguarda il funerale, ripeto le stesse disposizioni, che ha dato il Santo Padre Paolo VI. (qui nota al margine: il sepolcro nella terra, non in un sarcofago, 13.3.92). Del luogo decidano il Collegio Cardinalizio e i Connazionali”.Giovanni Paolo II

Lui, il testimone della caduta del muro di Berlino, del terzo segreto di Fatima, del Giubileo indimenticabile del 2000, dei tantissimi viaggi nei posti più lontani dalla fede, per raggiungere i popoli disperati; lui, il promotore della santificazione di San Pio, il fautore del culto della Divina Misericordia, chiese di riposare nella terra.

Parlava, sin da subito del futuro più prossimo, come se ne conoscesse l’effetto devastante sulla fede che, in molti ambienti, vacillava, taceva: “I tempi, nei quali viviamo, sono indicibilmente difficili e inquieti. Difficile e tesa è diventata anche la via della Chiesa, prova caratteristica di questi tempi -tanto per i Fedeli, quanto per i Pastori. In alcuni Paesi, la Chiesa si trova in un periodo di persecuzione tale, da non essere inferiore a quelle dei primi secoli, anzi li supera per il grado della spietatezza e dell’odio”.

Giovanni Paolo II: l’attentato

Giovanni Paolo IIUna denuncia, questa, che invocava anche l’aiuto delle autorità e testimoniava la sensibilità della Chiesa, nella sua persona, che vuole salvare ogni uomo e dare anche agli ultimi, ai dimenticati ed agli emarginati una vita ricca di santa dignità.
Anche lui venne personalmente toccato dall’odio che la storia è capace di infliggere. E, il 13 Maggio del 1981, qualcuno decise di ucciderlo! Sappiamo bene come si svolsero i fatti.

Quell’uomo, che mai ha rivelato i suoi mandanti, forse non sapeva che la Vergine, celebrata proprio quel giorno nella figura della Madonna di Fatima, non avrebbe mai permesso la sua fine, non in quel modo.
“Nel giorno del 13 maggio 1981, il giorno dell’attentato al Papa durante l’udienza generale in Piazza San Pietro, la Divina Provvidenza mi ha salvato in modo miracoloso dalla morte. Colui che è unico Signore della vita e della morte Lui stesso mi ha prolungato questa vita, in un certo modo me l’ha donata di nuovo.

Da questo momento essa ancora di più appartiene a Lui. Spero che Egli mi aiuterà a riconoscere fino a quando devo continuare questo servizio, al quale mi ha chiamato nel giorno 16 ottobre 1978. Gli chiedo di volermi richiamare quando Egli stesso vorrà. “Nella vita e nella morte apparteniamo al Signore… siamo del Signore” (cfr Rm 14, 8). Spero anche che fino a quando mi sarà donato di compiere il servizio Petrino nella Chiesa, la Misericordia di Dio voglia prestarmi le forze necessarie per questo servizio”.

Giovanni Paolo II

Quella Misericordia che lui aveva onorato con la Santificazione della Suora polacca (anche essa messa da parte dal Sant’Uffizio, come San Pio, fino alla sua elezione a Papa) Faustina Kowalska (l’Apostolo della Divina Misericordia) e con l’istituzione della relativa festa, ogni domenica in Albis.
Poi, venne il grande Giubileo: “Nel momento in cui scrivo queste parole, l’Anno giubilare del 2000 è già una realtà in atto. La notte del 24 dicembre 1999 è stata aperta la simbolica Porta del Grande Giubileo nella Basilica di San Pietro, in seguito quella di San Giovanni in Laterano, poi di Santa Maria Maggiore -a capodanno, e il giorno 19 gennaio la Porta della Basilica di San Paolo “fuori le mura”. Quest’ultimo avvenimento, a motivo del suo carattere ecumenico, è restato impresso nella memoria in modo particolare”.

Fu un susseguirsi di eventi che nessuno scorderà mai e che sembravano presentare tutto il mondo al Papa, alla Chiesa, a Cristo e viceversa. E probabilmente fu davvero così.
Il testamento di Giovanni Paolo II si conclude con queste parole: “A misura che si avvicina il limite della mia vita terrena ritorno con la memoria all’inizio, ai miei Genitori, al Fratello e alla Sorella (che non ho conosciuto, perché morì prima della mia nascita), alla parrocchia di Wadowice, dove sono stato battezzato, a quella città della mia giovinezza, ai coetanei, compagne e compagni della scuola elementare, del ginnasio, dell’università, fino ai tempi dell’occupazione, quando lavorai come operaio, e in seguito alla parrocchia di Niegowić, a quella cracoviana di S. Floriano, alla pastorale universitaria, all’ambiente … a tutti gli ambienti … a Cracovia e a Roma … alle persone che in modo speciale mi sono state affidate dal Signore.
A tutti voglio dire una sola cosa: “Dio vi ricompensi”!”.Giovanni Paolo II

Ma quella -lo sappiamo- non è stata la fine, ma l’inizio della sua santificazione. Tutto nella sua vita si era compiuto, ogni azione aveva trovato uno scopo, seppur nella sofferenza estrema che gli leggevano sul volto negli ultimi tempi.
Ha rappresentato il Vangelo e ce ne ha fatto assaporare ogni pagina, ogni Parola, rendendolo alla portata di ognuno.

Il giorno del suo funerale, il mondo applaudiva già un Santo e il Vangelo posto sulla sua bara non la smetteva di farsi sfogliare, dal soffio di un vento che aleggiava tra la gente, come lo Spirito Santo sceso a dare un senso a tutto, anche al dolore per la sua mancanza, e a raccontare la sua storia e la nostra.

Antonella Sanicanti

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