Green Pass, Europa: i Paesi aderenti e cosa necessita per ottenerlo

Il Parlamento europeo ha dato vita al Green pass europeo per il Covid-19, che entrerà in vigore dal primo luglio e che permetterà di evitare le quarantene. 

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Ad oggi già oltre un milione di europei hanno già ricevuto i primi certificati digitali Covid e sono, quindi, attualmente in possesso del documento grazie a cui i viaggi in estate saranno facilitati. Dopo un inverno in cui si è vissuto molto dentro casa, per via della pandemia, ora il turismo comincia a ripartire, seppure con fatica, e anche le persone ricominciano a viaggiare.

In nove Paesi il sistema del green pass è già attivo

I Paesi nei quali è già attivo il sistema per il loro mutuo riconoscimento sono nove. Si tratta, nel complesso, di un’accelerazione di quasi tre settimane rispetto alla data fissata, vale a dire quella del primo luglio, annunciata dalla Commissione europea. Nello stesso giorno dell’annuncio, il Parlamento europeo ha dato il suo via libera ai pass. Ora, dopo l’ok della camera, venerdì il certificato verrà sottoposto alla riunione degli ambasciatori dei 27 Paesi per un ultimo passaggio formale, prima di entrare definitivamente in vigore a luglio.

Nel mentre, la Spagna e la Lituania hanno reso operativa la piattaforma Ue, in via ufficiale, iniziando a distribuire i certificati che attestano la possibilità di viaggiare. Le condizioni previste per ottenere il pass sono infatti quelle di una avvenuta vaccinazione, del risultato negativo ad un tampone oppure, per ultima, la guarigione dal virus. Gli altri Stati membri in cui questo sistema è già attivo sono Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Grecia, Croazia e Polonia.

Il dibattito si accende nei vari Paesi europei sull’opportunità del pass

Il commissario europeo alla Giustizia Didier Reynders, nel corso della plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo, ha così precisato che il regolamento sui certificati Covid digitali “sottolinea l’importanza di test universali e accessibili per tutti i cittadini, soprattutto per le persone che attraversano le frontiere quotidianamente”. Il politico ha poi specificato che “per sostenere questi sforzi la Commissione europea si è impegnata a mobilitare 100 milioni di euro per i test necessari al rilascio del certificato”.

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Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. In molti Paesi la decisione di escludere parte della popolazione da attività come i viaggi, che nel futuro prossimo potrebbe però estendersi a molti altri settori, risulta essere al centro del dibattito, in quanto controversa. Difficile infatti parlare di libertà di vaccinazione e di trattamenti sanitari quando in realtà questa è condizionata all’accesso di determinati servizi, che in alcuni casi possono essere ricreativi ma in altri necessari, perché in questo modo si rischia una sorta di apartheid sanitaria.

Gli sviluppi che si attendono sull’accessibilità dei test

Tuttavia l’idea che per l’accesso al pass sia sufficiente l’attestazione di avere eseguito il tampone sembra mettere un freno alle polemiche, verso cui tuttavia il commissario sembra ottimista. “È iniziato un dibattito importante negli Stati membri sul prezzo dei test e sono sicuro che ci saranno nuovi sviluppi nelle prossime settimane sull’accessibilità dei test”, ha spiegato.

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Grazie al green pass, infatti, i singoli titolari dei certificati potranno dunque evitare le quarantene nel Paese di destinazione o di arrivo. Tuttavia restano ancora alcune eccezioni in diversi Stati membri, che potranno continuare a conservare la possibilità di imporre ulteriori misure restrittive. Una soluzione che si immagina possa essere adottata nel caso, ad esempio, della comparsa di una variante. L’unica sottolineatura da parte di Bruxelles è che queste misure dovranno essere “necessarie e proporzionate per tutelare la salute pubblica”.

Giovanni Bernardi

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