Gianluca Vialli sta giocando la partita più difficile della sua vita

Una battaglia che va combattuta fino alla fine, e l’ex centravanti della nazionale italiana lo sa bene perciò ha deciso di non arrendersi.

vialli e mancini
Gianluca Vialli e Roberto Mancini – photo web source

Da qualche tempo lotta contro il cancro ma, nonostante tutto, ha deciso di essere al fianco del Ct della Nazionale Italiana, Mancini, come Capo delegazione. “Il cancro è un compagno di viaggio indesiderato” – ha iniziato nel suo racconto.

Vialli e la lotta al tumore

Il tumore al pancreas è il suo nemico da battere. Gianluca Vialli ha deciso di raccontare la sua lotta, ma di non rinunciare ai suoi sogni che, per questo Europeo di calcio che sta per iniziare, lo vedrà al fianco della Nazionale azzurra.

Il cancro è un compagno di viaggio indesiderato però non posso farci niente. È salito sul treno con me e io devo andare avanti, viaggiare a testa bassa, senza mollare mai, sperando che un giorno questo ospite indesiderato si stanchi e mi lasci vivere serenamente ancora per tanti anni perché ci sono ancora molte cose che voglio fare” – con queste parole, il calciatore ha dato inizio al suo racconto.

“Il cancro è più forte di me”

Durante la trasmissione di Raiuno, “Sogno Azzurro”, in preparazione all’Europeo 2021, l’ex calciatore ha spiegato quale partita sta, tuttora, giocando. “Il cancro è più forte di me e se lo combatti perdi. Io non ci sto facendo una battaglia, perché non credo che sarei in grado di vincerla” – ha raccontato.

Dal 2017, dalla diagnosi di tumore, Vialli non si è mai arreso, tanto che ha accettato con gioia anche il diventare Capo delegazione della nostra Nazionale: “Sono qui con i miei difetti, le paure e la voglia di far qualcosa di importante” – ha continuato.

Mancini lo ha voluto con sé come capo delegazione della Nazionale

La sua forza, la sua determinazione e la sua voglia di non mollare mai, neanche davanti alla richiesta dell’amico Roberto Mancini di seguirlo in questa avventura con l’Italia: “Ci siamo conosciuti in Nazionale quando eravamo due ragazzini. Era un giocatore forte, tecnico, velocissimo. Ricordo che la prima volta insieme mangiammo e parlammo della Samp… Nei miei gol c’era il suo piede e nei suoi il mio”.

La speranza di non perdere questa battaglia si affianca alla voglia di vivere e di guardare ancora e ancora quei campi di calcio e, perché no, anche di un’Italia vincere la competizione europea.

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ROSALIA GIGLIANO

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