“Comunione in mano”, 30 anni tra dubbi e perché

Comunione in ManoIl quotidiano dei vescovi Avvenire, nell’edizione del 9 dicembre 2018 (A p. 2 dell’inserto RomaSette) ha ricordato, con un’autorevole intervista, il trentennale della normativa CEI che autorizzò la comunione in mano.

Comunione in mano si o no?

Per secoli e secoli infatti la sola maniera che avevano i fedeli, per nutrirsi del corpo e del sangue del Signore, era con la comunione direttamente in bocca, e se possibile ricevuta devotamente in ginocchio. Sotto papa Paolo VI si diffusero degli abusi nella cristianità e specie in certe nazioni come l’Olanda i sacerdoti iniziarono a distribuire la comunione nella mano dei fedeli, all’interno di liturgie sempre più desacralizzate, spesso persino sciatte e volgari. Liturgie che Benedetto XVI definì “al limite del sopportabile”.

Il carmelitano padre Giuseppe Midili, direttore dell’Ufficio liturgico della Diocesi di Roma, risponde al giornalista di Avvenire Pietro Mariani, difendendo la legittimità della comunione sulla mano, senza però negare o tacere gli abusi e i rischi della stessa. Secondo il liturgista è importante anzitutto “educare alla gestualità liturgica perché corrisponda all’atteggiamento di fede e di adesione interiore e sia eseguita con grande dignità e consapevolezza”.

Purtroppo in questi ultimi decenni è venuta meno l’adesione di fede di gran parte del popolo di Dio proprio nei dogmi liturgici. Per esempio, parlando con dei giovani praticanti, mi sono reso conto che per loro la santa eucaristia è divenuta veramente un mero simbolo di Cristo e quando il sacerdote offrendo loro l’ostia dice “il corpo di Cristo”, ciò avrebbe un significato metaforico e memoriale. Cioè attraverso la messa si farebbe solo memoria del sacrificio di Cristo, ma della transustanziazione e della presenza reale di Gesù nelle specie consacrate, non c’è più traccia nella coscienza di molti giovani cattolici. E questa è una deviazione da correggere al più presto.

Comunione in mano quando si e quando no?

Il giornalista mette poi il dito nella piaga e chiede al carmelitano se esistano dei casi in cui sia meglio distribuire la comunione solo nel mondo tradizionale, ovvero direttamente in bocca. Secondo padre Midili, “Ci sono dei casi nei quali la gestualità inadeguata autorizza senz’altro il ministro a distribuire la comunione sulla lingua, anche se il fedele porge le mani”. Quest’ultimo concetto ci pare di tutto rilievo. Non è il fedele che, dal basso, può decidere tutto nella Chiesa- Esistono delle regole (canoniche e morali) che si impongono dall’alto e il rispetto della Tradizione, del dogma e della liturgia sono prioritari in rapporto ai desiderata del popolo di Dio.

Alcuni esempi in cui è doveroso non distribuire l’eucaristia nelle mani dei fedeli sono questi, secondo il direttore dell’Ufficio liturgico della Diocesi più importante del mondo: “mani guantate o che tengono altri oggetti, una sola mano protesa in avanti perché l’altra è impegnata a tenere bambini o oggetti, mani aperte e inclinate in modo che la particola possa cadere, mani visibilmente sporche… Nelle grandi assemblee è bene poi non distribuire la comunione sulla mano se non si può controllare direttamente che il fedele porti subito la particola alla bocca (…). Ovviamente non si potrà ricevere la comunione sulla mano nel caso di comunione sotto le due specie per intinzione”. Ci paiono dei limiti importanti, tanto importanti quanto spesso dimenticati.

Inoltre, secondo il liturgista, “nelle chiese storiche, visitate da turisti di tutto il mondo, una gestualità liturgica manifestamente imbarazzata, incerta o sbagliata può anche essere relativa di persone non cattoliche che si accostano alla comunione seguendo i fedeli, senza sapere esattamente di che cosa si tratti. In questi casi il sacerdote (…) può chiedere garbatamente se la persona è cattolica”. E nel caso non lo sia non dare la comunione: in questi casi la misericordia non c’entra nulla! Per ricevere legittimamente la comunione cattolica, secondo il diritto canonico e il Catechismo, è ovvio che si deve imperativamente professare la fede cattolica ed è richiesto altresì lo stato di grazia, ovvero il non essere coscienti di peccato grave, dopo l’ultima confessione sacramentale.

Comunione in mano il parere di mons. Schneider

Alcuni anni fa, un coraggioso vescovo tedesco, mons. Schneider pubblicò un aureo libretto proprio sulla questione della ricezione eucaristica, e vogliamo concludere citando l’eccellente prelato che ha spiegato in termini inequivocabili perché sia da preferirsi la comunione orale (cf. Atanasius Schneider, Corpus Christi. La Santa Comunione e il rinnovamento della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, 2013).
Il fatto stesso che la casa editrice del Vaticano lo abbia pubblicato significa quantomeno che le riflessioni del presule vengono considerate legittime e ortodosse.
Secondo il Vescovo, la trentennale liberalizzazione della comunione in mano, pur avutasi per intenti positivi o di aggiornamento rituale, ha avuto degli effetti di assoluta desacralizzazione. Anzitutto un ”sorprendente minimalismo nei gesti di adorazione e di riverenza”. Ed è in effetti paradossale che nelle nostre chiese ci si inginocchi (giustamente) davanti alle statue, alle icone e agli altari, ma quasi mai al momento di cibarsi del Pane Divino. Sono rare le parrocchie e i santuari che hanno un inginocchiatoio predisposto in tal senso, anche se negli ultimi anni qua e là essi sono riapparsi.

Secondo Schneider inoltre, la pratica abituale della comunione sulla mano “causa in un numero cospicuo di fedeli, specialmente nei bambini e negli adolescenti, la percezione che nell’Ostia Santa non sia presente la Persona Divina di Cristo, ma piuttosto un simbolo religioso”. Ed è innegabile la perdita di fede nella presenza reale di Cristo nelle specie del pane e del vino. Si tratta però di un dogma di fede, dubitando del quale si diventa, anche senza averne coscienza, luterani o calvinisti. La dogmatica è un corpus omogeno: non si può scegliere un dogma che piace, magari l’esistenza del paradiso, e rifiutare quello che non piace tipo l’inferno, il diavolo o il miracolo della trasmutazione eucaristica.
Nota il presule che la comunione sulla mano implica “un’abbondante perdita di frammenti”, anche a causa “del mancato utilizzo del piattino di Comunione”. E questo è grave. Secondo la teologia sicura in ogni frammento visibile del pane c’è la sostanza del corpo di Cristo. Le profanazioni sono aumentate e questo è un tristissimo fatto.
Da ultimo, la comunione in mano avrebbe favorito “il furto delle Ostie consacrate”, fino all’abominio di Ostie vendute sul web o usate in riti satanici.
Conclude il Vescovo Schneider scrivendo che “Non c’è nella Chiesa su questa terra niente di tanto sacro, di tanto divino, di tanto vivo e personale quanto la santa Comunione, perché la comunione è il Signore Eucaristico stesso” (p. 33-35).

Si corra ai ripari favorendo un nuovo movimento liturgico per risacralizzare i riti della cristianità e per rivitalizzare le nostre magnifiche chiese di pietra. Le anime dei fedeli e perfino dei passanti anonimi ne saranno toccate ed elevate.

Antonio Fiori