Angelus: il Papa evidenzia tutte le gravi conseguenze dell’ipocrisia

Francesco condanna fermamente un atteggiamento molto diffuso anche nella Chiesa di oggi, e che Gesù smascherò in un celebre episodio avvenuto nel Tempio di Gerusalemme.

Se c’è una cosa che Gesù non ammette mai senza riserve è l’ipocrisia. Il Vangelo di oggi (Mc 12,38-44), in tal senso, è emblematico. Nello scenario assai significativo del Tempio di Gerusalemme, un’umilissima vedova sbugiarda i farisei e gli scribi con un semplice gesto.

Guardarsi dagli ipocriti

Gli scribi amano “passeggiare per essere notati, salutati e riveriti, e per avere posti d’onore”, ha ricordato papa Francesco commentando la lettura all’Angelus. Al tempo, stesso però sfruttano e opprimono gli umili e, come afferma il Vangelo, «divorano» le case delle vedove.

È proprio una di queste vedove a sorprendere tutti gettando nel tesoro del tempio «tutto quanto aveva per vivere» (v. 44). Il Santo Padre ha sottolineato lo “stridente contrasto” tra “i ricchi, che danno il superfluo per farsi vedere” e “una povera donna che, senza apparire, offre tutto il poco che ha”.

Gesù, intanto, “guarda le due scene” e significativamente dice: «guardatevi dagli scribi», per “non diventare come loro. La vedova, al contrario, va presa “come modello”.

Guardarsi dagli ipocriti”, come invita a fare Gesù, significa “stare attenti a non basare la vita sul culto dell’apparenza, dell’esteriorità, sulla cura esagerata della propria immagine”. E, soprattutto, ha aggiunto il Pontefice, significa “stare attenti a non piegare la fede ai nostri interessi”.

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Quegli scribi – ha proseguito – coprivano, con il nome di Dio, la propria vanagloria e, ancora peggio, usavano la religione per curare i loro affari, abusando della loro autorità e sfruttando i poveri”.

Ciò avviene anche oggi, ha ammonito Bergoglio, attraverso il “male del clericalismo”, che porta taluni a porsi “sopra gli umili, sfruttarli, ‘bastonarli’, sentirsi perfetti.

Il Vangelo di oggi, allora, rappresenta “un monito per ogni tempo e per tutti, Chiesa e società: mai approfittare del proprio ruolo per schiacciare gli altri, mai guadagnare sulla pelle dei più deboli!”.

Liberarsi dall’attaccamento al denaro

L’invito è anche a “vigilare, per non cadere nella vanità, perché non ci succeda di fissarci sulle apparenze, perdendo la sostanza e vivendo nella superficialità”.

Ne consegue il seguente esame di coscienza: “In quello che diciamo e facciamo, desideriamo essere apprezzati e gratificati oppure rendere un servizio a Dio e al prossimo, specialmente ai più deboli?”.

Il Papa ha quindi esortato a vigilare “sulle falsità del cuore, sull’ipocrisia, che è una pericolosa malattia dell’anima!”. Per guarire da questa malattia, Gesù denuncia lo sfruttamento della vedova protagonista del passo evangelico, che “per fare l’offerta, deve tornare a casa priva persino del poco che ha per vivere”.

Un gesto, quello della vedova, che rivela quanto sia “importante liberare il sacro dai legami con il denaro”. Del resto, in un’altra circostanza, Gesù aveva già detto che “non si può servire due padroni. O tu servi Dio” oppure servi “il denaro”.

A questa donna, non rimane più nulla ma lei stessa “trova in Dio il suo tutto. Non teme di perdere il poco che ha, perché ha fiducia nel tanto di Dio, che moltiplica la gioia di chi dona”.

Qualcosa di simile avviene con un’“altra vedova” quella che sfamò il profeta Elia, privandosi della focaccia fatta “con l’ultima farina che aveva e l’ultimo olio”. Così è anche il Signore, “sempre, davanti alla generosità della gente”, sempre “oltre.

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La vedova del Vangelo “non frequenta il Tempio per mettersi la coscienza a posto, non prega per farsi vedere, non ostenta la fede, ma dona con il cuore, con generosità e gratuità”.

Le monetine che lei porta al Tempio “hanno un suono più bello delle grandi offerte dei ricchi, perché esprimono una vita dedita a Dio con sincerità, una fede che non vive di apparenze ma di fiducia incondizionata”.

La fede della vedova al Tempio ci insegna dunque “una fede senza orpelli esteriori, ma interiormente sincera; una fede fatta di amore umile per Dio e per i fratelli”.

Elogio dei martiri della guerra civile spagnola

Dopo la recita della preghiera mariana, il Santo Padre ha assicurato la propria preghiera per le popolazioni del Corno d’Africa e di Freetown, capitale della Sierra Leone, colpite da due diverse calamità.

L’Etiopia, ha ricordato il Pontefice, è “scossa da un conflitto che si protrae da più di un anno e che ha causato numerose vittime e una grave crisi umanitaria”. Per queste “popolazioni gravemente provate”, il Pontefice ha invitato tutti alla preghiera e ha rinnovato il proprio appello “affinché prevalgano la concordia fraterna e la via pacifica del dialogo”.

La vicinanza nella preghiera è stata espressa dal Papa “anche per le vittime di un incendio, seguito a un’esplosione di carburante nella periferia di Freetown”.

Francesco ha infine chiesto un applauso per i nuovi beati Benet da Santa Coloma De Gramenet, Josep Oriol da Barcellona e Domènec da Sant Pere de Ruidebitllets. Si tratta di tre frati minori cappuccini, martirizzati nel 1936, durante la “persecuzione religiosa del secolo scorso in Spagna”, consumatasi durante la guerra civile.

I tre martiri cappuccini, ha aggiunto Bergoglio, dimostrarono di essere “essere miti e coraggiosi testimoni di Cristo. Il loro esempio – ha concluso – aiuti i cristiani di oggi a rimanere fedeli alla propria vocazione anche nei momenti difficili di prova”.

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