Angelus, Papa: “Quali sono gli effetti di una fede coraggiosa?”

Se Dio può dare tanto, è opportuno chiedergli tanto, queste sono le parole del Santo Padre che si è affacciato su Piazza San Pietro, invitandoci a riflettere su quella che è la vera natura della preghiera. 

Il protagonista del Vangelo di oggi (Mc 10,46-52) è emblema della fede tenace e perseverante, che non ha timore di implorare pietà.

Una preghiera che “grida” a Dio

Quello tra Gesù e il cieco Bartimeo è “un incontro importante, l’ultimo prima dell’ingresso del Signore a Gerusalemme per la Pasqua”, ha detto papa Francesco durante l’Angelus.

Bartimeo, che “aveva perso la vista, ma non la voce”, appena avverte che sta per passare Gesù, lo implora a gran voce: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» (v. 47).

I discepoli e la folla si mostrano “infastiditi dalle sue grida e lo rimproverano perché taccia”, ma Bartimeo non se ne cura e continua a chiamare Gesù. A differenza di tutti gli altri, Gesù “non è per nulla disturbato” e coglie in Bartimeo una voce “piena di fede, una fede che non teme di insistere, di bussare al cuore di Dio, malgrado l’incomprensione e i rimproveri”.

Dio ascolta sempre il grido del povero” e, in questo episodio, compie un miracolo: «La tua fede ti ha salvato» (v. 52), dice Gesù a Bartimeo, la cui preghiera “non è una preghierina timida e convenzionale”. In primo luogo, Bartimeo ha riconosciuto in Gesù il “Figlio di Davide”, cioè il “messia”.

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Inoltre, lo chiama col suo nome, “Gesù”, segno che “non ha paura di lui”, né “prende le distanze”. Bartimeo non è un mendicante qualsiasi, non chiede “l’elemosina” ma porta alla luce tutto il suo dramma. “Non chiede una grazia, ma presenta sé stesso: chiede misericordia per la sua persona, per la sua vita”, ha osservato il Santo Padre.

Bartimeo non usa tante parole” ma va all’“essenziale e si affida all’amore di Dio, che può far rifiorire la sua vita compiendo ciò che è impossibile agli uomini”. Per lui “la cecità era la punta dell’iceberg, ma nel suo cuore ci saranno state ferite, umiliazioni, sogni infranti, errori, rimorsi”.

Mai chiedere a Dio solo “spiccioli”

La preghiera di Bartimeo è “coraggiosa”, è in grado di “afferrare” il Signore che passa, non si accontenta di “fargli un salutino formale ogni tanto, quando mi ricordo.

È una preghiera che interroga profondamente ognuno di noi sul proprio incontro quotidiano con il Signore: “La mia preghiera è “sostanziosa”, mette a nudo il cuore davanti al Signore? Gli porto la storia e i volti della mia vita? Oppure è anemica, superficiale, fatta di rituali senza affetto e senza cuore?”.

La vera preghiera è “accorata”, “non mendica spiccioli, non si riduce ai bisogni del momento. A Gesù, che può tutto, va chiesto tutto”, nonostante noi tendiamo a “mantenere le distanze, per timidezza, pigrizia o incredulità.

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La preghiera di Bartimeo ha riportato alla mente del Papa un episodio capitato quando ancora era nell’arcidiocesi di Buenos Aires e più volte raccontato durante il suo pontificato. È la storia di un papà con la figlioletta gravemente malata, di cui i medici avevano detto: “Non supererà la notte”.

Quel padre affranto aveva preso il primo pullman disponibile e, in tarda serata, si era recato al santuario della Madonna di Lujan. Trovati i cancelli chiusi, l’uomo si era aggrappato alle sbarre ed era rimasto in preghiera tutta la notte: “Signore, salvala!.

La mattina dopo, tornato in ospedale, aveva trovato la moglie in lacrime e aveva creduto la bambina fosse morta. In realtà, gli dissero: “Non si capisce, sembra guarita”. Ascoltando “il grido di quell’uomo che gli chiedeva tutto”, Dio “gli ha dato tutto, né più nemmeno come a “Bartimeo, grande maestro di preghiera”.

Un applauso per le nuove beate

Dopo la recita dell’Angelus, Francesco ha espresso la propria “vicinanza alle migliaia di migranti, rifugiati e altri bisognosi di protezione in Libia”. Rivolgendosi a questi sfortunati, ha detto: “Sento le vostre grida e prego per voi”.

Tanti di questi uomini, donne e bambini sono sottoposti a una violenza disumana”, trovandosi in dei “veri lager”, ha denunciato Bergoglio, esortando ancora una volta la comunità internazionale a “mantenere le promesse di cercare soluzioni comuni, concrete e durevoli per la gestione dei flussi migratori in Libia e in tutto il Mediterraneo”.

Di seguito, il Santo Padre ha ricordato le figure delle due nuove beate, per le quali ha chiesto un applauso da parte dei pellegrini giunti a piazza San Pietro. La prima è suor Lucia dell’Immacolata, religiosa delle Ancelle della Carità, beatificata ieri a Brescia: “Donna mite e accogliente, morta nel 1954 a 45 anni, dopo una vita spesa al servizio del prossimo anche quando la malattia l’aveva fiaccata nel corpo ma non nello spirito”.

Il Pontefice ha quindi ricordato “la giovane Sandra Sabattini, studentessa di medicina, scomparsa a 22 anni per un incidente stradale”, che viene beatificata oggi a Rimini. “Ragazza gioiosa, animata da grande carità e dalla preghiera quotidiana, si dedicò con entusiasmo al servizio dei più deboli nel solco del carisma del Servo di Dio Don Oreste Benzi”.

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