Ammissione shock | Ecco l’unica strada possibile affinché l’Europa resti in vita

L’inattesa affermazione della nota rivista francese mette in luce ciò che Papi e santi affermano da sempre, ma che si vuole negare di vedere. Eppure, per molti non esiste una strada alternativa. 

C’è una ragione ben precisa, infatti, per cui l’Europa o ritrova la sua linfa cristiana oppure farà molta fatica, nel futuro, a continuare ad esistere.

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Una delle più autorevoli riviste di geopolitica sul piano europeo, la francese Le Grand Continent, mette in chiaro una volta per tutte qual è l’unico futuro possibile per l’Europa, riflettendo i riflettori su un dibattito che non si può evitare di compiere, ripreso in Italia dal settimanale Tempi.

Non c’è Europa senza cristianesimo

Gli “universalismi” su cui orientarsi, scrive infatti la rivista di politica, non sono certo quelli dei diritti umani e della cultura materialista, individualista ed economicista. Ma quelli filosofici e di matrice cristiana.

Non c’è infatti futuro per una società che punta tutta la sua essenza sul denaro e sull’egoismo dei singoli. Solo insieme, camminando nella strada della verità e della vita, è possibile immaginare un futuro di pace, prosperità, amore e vita piena. Ed è solo in questo modo che si evita di autocondannarsi alla morte, all’oblio e alla decadenza, concetto che non è di certo estraneo per una civiltà come quella Occidentale che vorrebbe farsi guida del mondo, ma che non riesce nemmeno a trovare la propria anima.

Se ad affermarlo è una testata che si pone nel centro di quella cultura liberal, laicista, anti-cristiana, in un Paese come la Francia che è la culla della rivoluzione illuminista e giacobina, allora qualche dubbio anche i più accaniti avversari della fede dovrebbero cominciare a porselo.

La posizione netta della rivista culla del laicismo europeo

La posizione “netta” che ha preso la rivista, come riporta il settimanale italiano cattolico, spiega che emerge dalla contrapposizione delle opinioni di due prestigiosi studiosi, Luuk van Middelaar e Pierre Manent. Il caso vuole, però, che entrambi si sono dichiarati favorevoli a una riscoperta delle radici cristiane dell’Europa come unica strada per ricostruire la visione e il futuro del Vecchio Continente.

Per realizzare ciò, è anche necessario prendere le distanze da ogni altra forma di ideologia, come ad esempio quello che pensa, in maniera ingannevole, che ogni identità locale si possa sciogliere in una forma di cittadinanza globale che non solo non avrebbe nulla di europeo, ma che finirebbe per annullare, paradossalmente, la stessa europea di popoli e culture come sviluppatasi finora negli ultimi due millenni, con la nascita della civiltà cristiana.

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In sostanza, si tratta di mettere in secondo piano una volta per tutte non solo la visione ideologica e parziale che è emerse negli anni dell’illuminismo ma anche la stessa condizione che consegue dal sistema economico neoliberale di matrice anglosassone, che da decenni domina in Europa e nel mondo, per favorire una visione che sia in grado di mettere al centro l’uomo e la persona. 

L’unica visione possibile è quella radicata in Gesù come vera Via

Visione possibile, però, solo con il riconoscimento senza condizioni della centralità della presenza di Dio in ogni vita umana. É questo infatti l’unico possibile collante per l’Europa, che le permettere di resistere tanto alle divisioni interne quanto a una visione di umanità, di società, di famiglia e di futuro che non potrebbe che farla naufragare. Non esiste infatti la cultura dei diritti senza doveri, come è un inganno l’idea di una indifferenziazione sessuale, culturale e umana senza limite, come quella che alcuni ambienti progressisti europei vorrebbero imporre.

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L’unica stella polare a cui l’Europa può tendere è quella dell’Europa cristiana, cioè radicata in Gesù cristo e unita sotto il manto di Maria, sua Madre. “L’Europa è la storia delle nazioni cristiane che, a un certo punto, hanno fatto la scelta di limitare il posto della religione, di sopprimere il potere di comando della Chiesa”, spiegano i filosofi all’interno della rivista francese.

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Ma “nelle prime fonti del Medioevo, i termini cristianesimo ed europa erano quasi intercambiabili”: un dato di fatto che “non possiamo cancellare”. Politico di rilievo assolutamente centrale per l’Europa, cristiani come Konrad Adenauer, Alcide de Gasperi, Robert Schumann, che hanno davvero costruito l’Europa, posero queste condizioni al centro del loro operato.

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Un pensiero che corrispondeva esattamente con quanto affermato dagli ultimi tre Papi, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco. Ma di cui purtroppo oggi sembra dimenticarsene troppo spesso, quando non avversarlo direttamente. Basta vedere alle tante Chiesa che bruciano e vengono assalite nel Vecchio continente, ai tanti giovani che perdono la fede e vivono una vita sempre più lontana da Dio. C’è bisogno di invertire la rotta, altrimenti il cammino sarà impervio, e forse ben limitato.

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