Congresso Eucaristico: c’è solo una via di salvezza per l’Europa

Il Cardinale Peter Erdö indica l’unica strada possibile per uscire dalla crisi che affligge il Vecchio Continente.

Il Cardinale Erdö, arcivescovo di Esztergom-Budapest, stringe la mano a Papa Francesco – photo web source

Alla vigilia del Congresso Eucaristico Internazionale, l’arcivescovo di Esztergom-Budapest si è interrogato sul senso del progresso che sta vivendo il Vecchio Continente, che purtroppo sembra troppo spesso volere imboccare una strada a dir poco distante dalla verità e dalla bellezza che si possono trovare solamente in un rapporto pieno e maturo con il Signore Gesù e attraverso i suoi comandamenti.

Tra poco il 52esimo Congresso Eucaristico Internazionale in Ungheria

Tra pochi giorni inizierà infatti il cinquantaduesimo Congresso Eucaristico Internazionale, che farà sbarcare in Ungheria i vescovi da ogni parte del mondo, e la cui Messa conclusiva verrà celebrata da Papa Francesco, nel suo primo appuntamento pubblico dopo la convalescenza degli scorsi mesi. Sarà presenta anche il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, e i temi di cui si discuterà avranno un’importanza a dir poco cruciale per il futuro dell’Occidente e del mondo intero.

L’importante evento arriverà nel bel mezzo di una crisi a dir poco drammatica, che riguarda lo svolgersi della pandemia che non sembra volersi interrompere ma che al contrario alimenta nuove divisioni e scontenti, in particolare per quanto concerne le scelte fatte dalla politica per fronteggiarla, ma anche ad esempio la tragica situazione dell’Afghanistan, e il vento di guerre e di intolleranza che continua a spirare da quelle bistrattate terre.

Il concetto di Dio è stato sostituito da un’altra cosa, l’idea di progresso”

“Il concetto di Dio è stato sostituito da un’altra cosa, specialmente con l’idea di progresso. Ora ci si chiede cosa sia questo progresso”, domanda il cardinale, guardando a un presente molto scuro ma allo stesso tempo anche a un futuro che non sembra per niente promettere, ad ora, nulla di particolarmente buono. Con la crisi economica sempre dietro l’angolo ma soprattutto con l’avversione alla vita e alla fede che morde sempre di più.

Così urge una riflessione profonda sulle radici della nostra civiltà, quella Occidentale, e sul suo futuro, stretti tra il rischio di soccombere tra le spine della globalizzazione e quello invece di rialzare la testa per guardare al cielo e camminare con rettitudine verso il domani, insieme a Colui che è la vera strada per l’eternità.

Il declino della fede in Occidente e il bisogno di rialzare lo sguardo

Da venti anni, ormai, l’Occidente è a dir poco in declino e le scelte di politici troppo distanti dalla fede cristiana non fa che accentuare il dramma. Oggi, nei sondaggi che vengono fatti, Dio è o al primo o all’ultimo posto. Da anni si sente parlare di evangelizzare l’Europa ma quanti ci hanno provato hanno trovato grande difficoltà, spiega il religioso, visto che la secolarizzazione continua ad avanzare.

Tuttavia, se in mezzo a questo contesto anche la Chiesa è piena crisi, questa non può mai e in alcun modo separarsi dalla fede in Dio. “Credere in generale in Dio e rifiutare la Chiesa è una posizione possibile ma non tanto cristiana, perché noi non crediamo in un dio filosofico astratto, bensì siamo discepoli di Gesù Cristo”, ha spiegato il porporato al Foglio.

Non servono discussioni e dibattiti ma guardare al concreto della storia

“Dio fatto uomo nella storia, crocifisso e risorto che ha lasciato alla Chiesa il suo insegnamento e l’Eucaristia, e che ha dato il mandato di annunciare la Buona Novella”. In sostanza, per il porporato l’unico modo per fronteggiare il male, la perdita di fiducia e di speranza, generata dallo smarrimento della fede, non può avvenire in antitesi a quello che è l’originale messaggio cristiano, dimenticandosene o guardando oltre, verso orizzonti che non fanno parte del progetto di Dio.

Per il religioso, infatti, non servono “dibattiti” o “discussioni astratte”, ma al contrario bisogna guardare a cosa sta accadendo al nostro mondo secolarizzato, ed è necessario farlo in maniera ben concreta. L’idea che bastava, ad esempio, solamente il progresso ad esaurire il senso della vita dell’essere umano, è un vero e proprio colpo al petto per l’intera umanità, eppure è proprio grazie a questa errata convinzione che la secolarizzazione è entrata nella nostra società.

L’inganno del demonio in cui rischia di cadere un’intera civiltà

Non c’è infatti inganno maggiore del diavolo se non quello di far credere che non esista, ma ora molti cominciano a dubitare della sua bontà, visto che un po’ alla volta quello che resta sono solamente le macerie.

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“In una fase successiva però, anche la secolarizzazione è stata secolarizzata e ci si domandava che cosa significasse progresso”, ha infatti spiegato il cardinale mettendo in guardia dal rischio di andare incontro a un cortocircuito. “Se Dio non esiste, cos’è allora la base di comparazione che ci permette di giudicare cos’è prezioso?“. Il cardinale infatti si chiede cosa stia accadendo, e quando la gente prenderà coscienza dell’errore che si sta compiendo allontanandosi dalla fede.

L’unica via di uscita possibile davanti alla crisi della fede e dei valori

“Per molta gente è rimasto il desiderio di sentirsi bene nel dato momento”, ma c’è una domanda da porsi. Se questo è infatti l’unico punto di vista, “allora si capisce perché molti hanno paura dell’avvenire, forse domani posso sentirmi meno bene, oppure si comincia ad aver paura degli altri perché è possibile che devo rinunciare a qualche cosa per gli altri”.

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La crisi è insomma pesantemente in atto e la via d’uscita è solamente una, vale a dire “il rapporto personale con Cristo”. O meglio, “un rapporto storico, concreto, perché Gesù Cristo è una persona storica e il rapporto con Lui ha una concretezza storica che presuppone anche la testimonianza della Chiesa”.

“Gesù agisce anche in Europa e afferma anche oggi: Talita Kum”

Il tema di come risvegliare questa verità verrà affrontato all’interno dell’evento che si svolgerà dal 5 al 12 settembre, ma è certo che non può che non passare dal mettere al centro della propria vita, personale e comunitaria, il Signore Gesù.

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“La Chiesa in Europa ha educato i singoli popoli. Non ha soppresso la loro identità, ma ha elevato la cultura di ciascuno di loro”, ha concluso il cardinale. “Guardiamo alle sofferenze del passato, a chi è stato perseguitato”, “ascoltando le notizie sui nuovi martiri, cattolici e altri cristiani, sentiamo la verità delle parole di Papa San Paolo VI che parlava dell’ecumenismo del martirio”. Questo perché “Gesù agisce anche in Europa e afferma anche oggi: Talita Kum”

Giovani Bernardi

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