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Aborto in casa: diventa legale la Ru486. E sarebbe un passo avanti?

Aborto farmacologico in casa: La notizia della legalizzazione, è stata diffusa con orgoglio dal Ministro Speranza con un “tweet”. Ma orgoglio di cosa?

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E’ evidente la modalità del tutto inopportuna da parte di un ministro di diffondere una notizia di tale rilevanza attraverso un social.
Ma la cosa ben più grave, al di là della modalità, oggi molto in voga, è ciò che ha scritto il Ministro Speranza sull’aborto. Non corrisponde al vero.

La notizia che ha spiazzato tutti

Un annuncio a sorpresa, anticipato solo da Repubblica e dal Messaggero. Si parla di un parere favorevole da parte del Consiglio superiore di Sanità all’aborto farmacologico a casa. Ma in realtà, al momento, non c’è traccia ufficiale. E poi delle linee guida che secondo Repubblica “saranno approvate” e che il ministro Speranza dà invece  per approvate. E ancora, sempre secondo Repubblica le linee guida “invitano a favorire il day hospital”. Ancora una volta, regna la confusione.
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Ru486: diventa legale l’aborto farmacologico a casa

L’aborto chimico ricorrendo alla pillola abortiva Ru486, e dopo alcuni giorni a un farmaco che permette l’espulsione del feto, è utilizzabile negli ospedali italiani come alternativa a quello chirurgico. Quando il metodo fu accettato nel nostro Paese, si dispose che l’intera procedura avvenisse in regime di ricovero, come accade per il metodo “tradizionale”.  Il ministro Speranza scrive:”E’ un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà”. Caro ministro, semmai è una vero e proprio passo indietro.
Perché il via libera all’aborto farmacologico in privato, ciascuna donna sola, a casa sua, con la dotazione di pasticche consegnate dall’ospedale, va contro la piena attuazione della 194. E sa tanto di ritorno alla mammana, che metteva spesso a rischio la vita della gestante. La 194 prevede l’aborto solo come soluzione estrema in casi di grave pericolo per la salute della donna. E all’art.5 “oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, (..)  aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza”. Ora, è lapalissiano che l’approvazione dell’aborto farmacologico a casa, va contro le garanzie che la 194 prevede. E’ un aggravo di una legge già di per se contraria alla vita e ingannevole. E’ una notevole regressione.

Tutto fuor che di civiltà si tratta

E poi come può parlare di civiltà, nel legalizzare l’uccisione di un bambino nel grembo della propria madre, fino alla nona settimana di gravidanza. E nel togliere tutele alle donne e fare dell’aborto un fatto privatissimo. Che si tolgano tutele alle donne è certo! Secondo quanto scritto da Repubblica, le gestanti riceverebbero il mifepristone in consultorio o in ambulatorio e dopo mezz’ora potranno tornare a casa, per poi ripresentarsi dopo due settimane per la visita di controllo.  Ma con questa modalità, come fanno i sanitari a verificare che la donna non sia sola a casa e che non sia in stato di ansia, una delle conseguenze più frequenti dell’aborto?
La donna in molti casi vivrebbe l’aborto in totale solitudine, lasciata sola a se stessa. E’ assai sconcertante leggere tante reazioni esultanti che parlano di un passo verso una maggiore libertà delle donne. Libertà di cosa? Di essere sole, questo senza ombra di dubbi. Libertà, di fare tutto di nascosto, come si faceva quando le donne andavano dalle mammaane, con tutti i rischi per la loro vita. E ancora, una tale scelta, deresponsabilizza ancora di più i compagni, lasciando la la donna sola, sul piano psicologico, fisico e spirituale. Un’altra possibile spiegazione alla scelta del ministro è di carattere economico.

 

Ru486: con l’aborto a casa si risparmia

Nel parere del Consiglio superiore di Sanità, infatti, si sottolineerebbero anche i vantaggi economici, in termini di risparmi per la sanità pubblica. Quindi si risparmia sulla pelle di una donna e del suo bambino. E questa sarebbe una legge di civiltà?

 

Simona Amabene 

@Riproduzione riservata 

 

 

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