Sappiamo prevedere la pioggia e riconoscere i cambiamenti del tempo, ma sappiamo comprendere ciò che accade dentro di noi? Don Luigi Maria Epicoco ci invita a riscoprire il senso dell’esistenza e a usare il giudizio non per condannare, ma per comprendere davvero la realtà e gli altri.

Gesù rimprovera chi sa interpretare il meteo ma non la propria vita. Don Luigi Maria Epicoco invita a cercare il senso dell’esistenza e a usare il giudizio per comprendere e non per condannare gli altri.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,54-59
In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».
Commento di Don Luigi Maria Epicoco
“Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?”. Effettivamente siamo diventati esperti anche dell’ultima particella della realtà, siamo arrivati sulla luna, su Marte. Sperimentiamo cose nuove e mirabili.

Sappiamo fare cose straordinarie, inventare cose nuove, specializzarci in ogni dettaglio del reale ma siamo completamente ignoranti del senso della vita. E siamo anche incapaci delle volte a saperci porre questa domanda. Delle volte è questa domanda che ci brucia dentro, che si fa sentire attraverso l’angoscia, l’ansia, gli attacchi di panico, i disturbi alimentari.
Ma preferiamo curare questi sintomi più che metterci in ascolto della domanda che sottintendono tutte queste cose. Non si può guarire da questa domanda, si può solo prenderla sul serio e tentare una risposta. Diversamente passeremo tutta la nostra vita a gestirne i sintomi e a tenere in cantina un mostro di angoscia che ci terrifica perché immaginiamo che un giorno verrà fuori e noi ne saremo divorati.
LEGGI ANCHE: Preghiera del mattino, 23 ottobre: Gesù, infiamma il nostro cuore del tuo amore
Una volta mi commosse una donna, moglie e madre, che mi disse: “Stavo male perché facevo solo il mio dovere, ma non mi ero mai chiesta il perché ne valesse la pena. Bastò questa sola domanda a ridarmi pace”. Ecco cos’è il giudizio di cui parla il Vangelo di oggi. È imparare a dare un nome alle cose. È domandarci il nome delle cose.
Il senso nascosto
È cercare il senso nascosto nel nome delle cose. Siamo umani nella misura in cui impariamo questo giudizio, questa capacità di nominare la realtà, la vita. Ma purtroppo l’unico giudizio che conosciamo è quello che brandiamo come una spada non per cercare di dare un nome alle cose ma per pettegolare, giudicare, condannare, emarginare, escludere, far male. È un po’ come se Mozart invece di suonare il violino lo avesse usato per picchiare i suoi compagni. Quel potenziale di musica geniale che si portava dentro sarebbe rimasto sepolto per sempre.
LEGGI ANCHE: Oggi 23 ottobre, San Giovanni da Capestrano: il frate che sfidò i Turchi a Belgrado







