Tunica di Cristo: storia e devozione

Ecco la storie della Tunica di Cristo
Tunica di Argenteuil

“I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cucitura, tessuta tutto d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca.” Così si adempiva la Scrittura: “Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte”.”.

Quella Sacra Tunica (la Tunica inconsutile), così descritta dal Vangelo di Giovanni, è giunta fino a noi, ed ora è una reliquia, esposta nel Duomo di Treviri, in Germania.
Effettivamente, come descritto nel passo, è un pezzo di stoffa, senza alcuna cucitura.
Come molti reperti antichi, è stata sottoposta, e più volte, ad esami archeo-tessili (soprattutto tra il 1973 ed il 1974), atti a dimostrarne l’autenticità, ma è stato estremamente difficile affermarne l’origine e la datazione.

Tra l’altro, nel corso del tempo, la Tunica ha subito riparazioni che potrebbero averla alterata.
Sul Sito Web della Diocesi di Treviri, si legge: “I brandelli di stoffa della parte anteriore della tunica consistono oggi, visti dall’interno all’esterno, in un satin serico, di un tulle brunastro e di un grigio taffetà. Questo taffetà si aggiunge ad uno strato di antichi frammenti di stoffa, che sono fra loro collegati da un supporto elastico. La parte della tunica consiste in satin serico rossobruno, tulle brunastro, fini garze in seta, un feltro, taffetà verde, un ulteriore strato di feltro e garza serica. Di qui si deduce, che le fibre di lana, che oggi costituiscono il feltro, in parte connettendolo in parte strappandolo, rappresentano il nucleo del tessuto, la cui età non può più essere ben determinata”. Ma quella conservata nel Duomo di Treviri, non è l’unica Tunica attribuita a Gesù.

Qual è la Tunica di Cristo?

C’è un altro “abito di Cristo”, custodito ad Argenteuil, vicino Parigi.
Quella Tunica era stata donata, nell’800, dall’Imperatore Carlo Magno a sua figlia Teodorada, che era badessa del Monastero dell’Humilité-de-Notre-Dame di Argenteuil, appunto.
Confrontando le due Tuniche, possiamo affermare che, quella di Treviri è lunga 147 centimetri sul davanti e 157 nella parte posteriore, mentre è larga (all’altezza sotto-ascellare) 109 centimetri; quella di Argenteuil è lunga 122 centimetri e larga 90 (sempre all’altezza sotto-ascellare).
La Tunica di Treviri, al contrario di quella di Argenteuil, non presenta tracce di sangue.
Il sangue rinvenuto sulla Tunica di Argenteuil è stato anche confrontato con i ritrovamenti sulla Sacra Sindone di Torino. Il gruppo sanguigno è lo stesso: AB.
Il DNA, in entrambi i casi, corrisponde a quello di un uomo orientale. Inoltre, i globuli rossi ritrovati sono sia sferici che appiattiti, per mancanza di emoglobina, propri di un uomo sofferente, per anemia e disidratazione.

Da tutte queste informazioni, si è dedotto che Gesù indossasse la Tunica di Treviri, sopra quella di Argenteuil.
Secondo la storia, la Tunica di Treviri venne ritrovata da Sant’Elena, madre dell’Imperatore Costantino il Grande. Lei la consegnò a Sant’Agrizio, allora Arcivescovo di Treviri.
Ma, oltre alle due Tuniche sin qui citate, ne esisterebbe un’altra, al centro di una storia/leggenda, su cui nessuno potrà fare luce (per ciò che si conosce al momento).
Si tratta della Tunica di Mtskheta, una città dell’attuale Georgia, nel Caucaso.
Si racconta che, dopo che i soldati ebbero tirato a sorte sulla Tunica di Cristo, un certo Elioz riuscì ad averla e la portò nel suo paese, nel Caucaso, appunto.
Quando la mostrò a sua sorella Sidonia, lei la toccò e, per la troppa emozione, morì immediatamente.

Il progetto di Santa Ninò

Non riuscirono a toglierle la Tunica dalle mani, dunque la seppellirono insieme al copro di Sidonia. Su quella tomba, crebbe un cedro del Libano.
In quel Paese, nel IV secolo, una ragazza chiamata Ninò, proveniente probabilmente dalla Cappadocia, aveva cominciato un’opera di evangelizzazione a tappeto, mostrando segni e prodigi, nonché tante guarigioni.
Attraversando quei luoghi, venne a sapere, dunque, della Tunica di Mtskheta e volle cercarla. Venuta a sapere della storia di Sidonia, fece costruire la prima chiesa della Georgia, proprio sulla sua tomba.

Il suo progetto prevedeva di usare il tronco del cedro del Libano per una delle colonne, ma nessuno riuscì a smuoverlo. Ninò si mise, allora, in preghiera e dal tronco scaturì una manna, che aveva un potere curativo, con cui continuò la sua missione di conversione.
Oggi, in quello stesso posto, sorge una Cattedrale, eretta nell’XI secolo.
Si racconta che qualcuno fosse, poi, riuscito a prelevare la tunica, durante dei lavori di ristrutturazione e a rimetterla al proprio posto o a portarla altrove, ma, in effetti, la Tunica di Mtskheta non è stata mai vista da nessuno o, almeno, nessuno ne ha dato testimonianza.
Ninò, invece, è realmente esistita ed è divenuta Santa.

Antonella Sanicanti