Il dolore per la tragica scomparsa di don Francesco Andreoli e del giovane animatore ha scosso l’intera comunità, rimasta oggi profondamente commossa dalle toccanti parole lasciate in eredità dal sacerdote.

Una sorta di vero e proprio testamento spirituale che don Francesco aveva scritto nel 2024 e che mai avrebbe pensato potesse essere letto solo pochissimi anni dopo. Parole che arrivano dirette al cuore di chi legge o di chi ascolta e che non possono lasciare indifferenti. Una regola che forse in pochi conoscono, ma che anche don Francesco ha rispettato: il redigere un testamento al momento della sua professione perpetua nei salesiani.
Il tragico incidente sull’A4 e l’addio a don Francesco e al giovane Alberto
La sua storia ha colpito tutti quanti, così come il suo amore e la fiducia che aveva riposto nei ragazzi che stava seguendo per il campo estivo. Una semplice gita a Gardaland, che doveva trasformare la giornata in gioia e divertimento, è stata invece ribaltata in tragedia.

Lui si chiamava don Francesco Andreoli, aveva solo 36 anni e prestava il suo servizio sacerdotale all’Istituto Salesiano di Schio, in Veneto. Con lui, a perdere la vita in un incidente stradale è stato anche Alberto, 16 anni, fra gli animatori del campo estivo.
L’auto di don Francesco aveva leggermente tamponato un camion in galleria e, mentre era ferma lungo la carreggiata, è stata centrata in pieno da un’altra vettura che percorreva la A4. Un momento tragico che ha destato sgomento sì, ma anche tanta tristezza, soprattutto per gli altri ragazzi diretti in gita che sono rimasti senza parole. Era lo scorso 25 giugno.
Ma, lo dicevamo all’inizio, ciò che ha tanto colpito è stata la scelta (obbligata in parte) da parte di don Francesco di redigere anche un testamento spirituale: “Noi salesiani, quando emettiamo la professione perpetua, siamo tenuti a redigere un testamento materiale. Lui lo completò l’8 settembre 2024” – ha spiegato il direttore dei Salesiani, don Ivan Ghidina. Parole semplici ma che fanno capire più di tutto la sua grande fede e fiducia nel Signore, la gratitudine che don Francesco aveva, così come il tratto più autentico della sua fede.
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“Signore, ti posso dire solo grazie”: le commoventi parole del sacerdote salesiano
“Signore, io ti posso dire solo GRAZIE! Grazie per questa vita che mi hai fatto vivere con entusiasmo; grazie per mamma, papà, Laura e Ico che sono state le persone che mi hanno custodito e amato da sempre… una famiglia e una casa speciali! Nulla di quello che sono ci sarebbe stato senza di loro. Grazie per Schio, per i ragazzi, i genitori, le famiglie, la comunità [salesiana ndr], […] qui ho trovato casa, qui ho intuito il tuo amore, qui voglio scegliere di essere tutto tuo per loro. Grazie per la vocazione a essere salesiano, a essere prete… grazie per l’allegria e il sorriso di cui la certezza del tuo amore è la radice. Papà, muoio felice… non posso chiederti altro da questa vita, perché ho avuto tutto… spero e prego di dare tutto a te e, nel tuo nome, a chi vorrai!” – scriveva.
Parole che sembrano non adatte a un giovane di soli 36 anni, eppure sono state scritte da lui. L’attenzione e la preghiera anche ai dettagli più semplici, come quello dell’abbigliamento al momento del suo incontro con Gesù: “[…] Nella cassa vestitemi con la maglietta, la tuta e le scarpe da ginnastica… non vuole essere una presa in giro… questo è il modo che ho avuto per non pensare di avere un ruolo importante, il modo per ricordarmi che l’unico ufficio che conta è il cortile, la cosa più importante è la confidenza con i ragazzi. Chiedo al Signore di correre ancora per i miei ragazzi dal Paradiso… quindi devo essere attrezzato per poterlo fare”.
I ragazzi sono sempre stati il suo “pallino”, il centro di tutta la sua esistenza, umana e spirituale: “Ho cercato di fare del mio meglio… chiedo al Signore di decidermi in maniera radicale di diventare santo, di fare di tutto per amarlo sinceramente, fino alla fine!”.
Il cuore di don Francesco continuerà a battere, sempre e comunque, anche in coloro che lo hanno amato e conosciuto per il suo operato e la sua vita.







