Suor Marin racconta l’ultimo giorno di Papa Giovanni Paolo I, tutta la verità

Il pontificato di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, è durato solo un mese da fine agosto al 28 settembre del 1978. Il Santo Padre morì nel suo letto la notte tra il 28 ed il 19 settembre, ma nulla lasciava presagire che sarebbe successo. A conferma del fatto che la morte di Giovanni Paolo I è stata fulminea ed inattesa c’è il racconto di quelle ultime 24 ore rilasciato a ‘Vatican Insider‘ da suor Margherita Marin, una delle quattro suore che si presero cura del Santo Padre nell’appartamento pontificio.

Il racconto di suor Marin comincia dalla mattina di giorno 28 settembre 1978: “Al mattino, in cappella, la messa era alle sette. Poi il Papa ha dato un’occhiata ai quotidiani e infine si è ritirato nel suo studio, perché doveva scrivere un documento per i vescovi. Ha trascorso il resto della mattinata lavorando alla sua scrivania”. Una giornata tipo per il papa che anche nel pomeriggio non ha manifestato alcun sintomo di malessere. Dopo il pranzo, infatti, Papa Luciani è tornato al lavoro, per buona parte del pomeriggio aveva camminato avanti ed indietro per la sua stanza con un libro in mano, quindi durante una pausa si era preoccupato che suor Marin non faticasse troppo a stirare: “Era sempre molto affabile con noi suore. Mi disse: ‘Suore, vi faccio lavorare tanto. Fa tanto caldo e io sudo… Non perda troppo tempo a stirare le camicie, basta soltanto il colletto e i polsi, perché il resto non si vede mica…’”.

Giunte le ore serali il Papa recitò i vespri in inglese, lo faceva spesso per impratichirsi con la lingua, quindi ha cenato ed ha dato la buona notte alle suore che si trovavano ancora in cucina a pulire. Prima di andare a letto ha chiesto a suor Marin quale messa avesse preparato per l’indomani e questa gli rispose che il giorno successivo era quello della ricorrenza dei Santi angeli, così Papa Luciani le disse: “Bene, così domani mattina, se il Signore vuole, celebriamo insieme”. Quella frase era un segno? Secondo la suora no, infatti ricorda che poco dopo il pontefice era ancora sereno: “Era sereno, tranquillo, non appariva affaticato. Ha fatto per allontanarsi, ma si è fermato sulla porta e ci ha salutato ancora. Quella sera prima di ritirarsi aveva parlato al telefono con il cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano. La telefonata era durata una mezz’oretta”.

La mattina successiva, come ogni giorno, suor Vincenza aveva preparato il caffè per il Papa alle 5:15. A quell’ora, infatti, solitamente scendeva a fare colazione prima di recitare le preghiere mattutine e prepararsi alla messa delle 7. Il Papa però non era sceso e quando sono scoccate le 5:30 suor Vincenza e suor Marin si sono recate nella sua stanza per vedere il motivo del ritardo. Quando hanno bussato, però, non hanno ricevuto alcuna risposta, dunque sono entrate a controllare e lo hanno trovato privo di vita: “Era morto, immobile disteso sul letto. La luce era accesa e il Papa indossava gli occhiali. Aveva tre fogli dattiloscritti in mano, le mani erano appoggiate sul petto, come accade a chi si addormenta mentre sta leggendo. Non aveva la faccia sofferente, era disteso, con un leggero sorriso, sembrava che dormisse. È morto senza accorgersene, non c’era alcun segno, dev’essere stato qualcosa di fulmineo”.