Strani, inquietanti ed enigmatici ma pur sempre Santi

Le storie di molti canonizzati sono ai limiti dell’irregolarità e del peccato ma confermano che le vie del Signore sono infinite.

I santi sono di tante categorie. Ci sono i santi più noti, legati alle immaginette e alla devozione popolare. A loro si affiancano, però, i santi “fuori dall’ordinario”, con storie ai limiti dell’incredibile.

Il canto del cigno di un grande benedettino

A trattare da vicino le inusuali vicende è il libro I santi anomali. Forme inconsuete di vita cristiana (EdB, 2021) di padre Reginald Gregoire (1935-2012). Si tratta dell’ultima opera firmata dal benedettino belga, scomparso nove anni fa.

Solo per citare qualche nome: San Serapione il Sindonita, monaco egiziano vissuto nel IV secolo, ricevette tale appellativo, in quanto era solito coprirsi esclusivamente con una veste di tessuto spinato, molto simile alla Sacra Sindone.

Per il suo stile di vita particolarmente radicale, Serapione fu ribattezzato lo “Stolto in Cristo”, così come venivano chiamati tutti i mistici vagabondi della sua epoca, la cui unica casa era la strada. Costoro vivevano esclusivamente di preghiera ed elemosina, e si sottoponevano volentieri a frequenti digiuni e privazioni di ogni tipo, che poi offrivano al Signore.

Il libro di Gregoire cita poi categorie ancor più ‘estreme’: a partire dai, i cosiddetti “santi dendriti”, che trascorsero la maggior parte delle loro vite sopra un albero, in segno di penitenza.

Non mancano le sante “travestite”, ovvero donne che per anni vissero sotto una falsa identità maschile, per sfuggire a violenze o per altri motivi. Tra questi Santa Paola “la barbuta”, vissuta nei pressi Avila.

La leggenda narra che, in gioventù, Paola, essendo oppressa da un molestatore, che tentò anche di violentarla, supplicò il Crocefisso affinché le preservasse l’innocenza e la verginità’. Improvvisamente alla donna spuntarono sul viso barba e baffi, cosicché il suo aggressore rimase talmente spaventato che non si fece più vedere.

Tra realtà e leggenda

Santa Lidvina, mistica olandese del XIV è passata alla storia come la prima santa anoressica. Altri santi mortificarono il loro corpo al punto che diventò difficile stabilire il confine tra sacrificio e gesti autolesionisti, quando non chiaramente suicidi. La tendenza era così diffusa che, nel 852, il Concilio di Cordova dovette esplicitamente vietare la ricerca deliberata del martirio.

Legato alla leggenda è poi il filone dei santi “cefalofori”, ovvero portatori della propria testa. Secondo padre Gregoire ve ne sarebbero un’ottantina, accomunati dal martirio per decapitazione: il loro capo sarebbe sopravvissuto per parecchio tempo al resto del corpo, quasi a sugellare che la professione di fede avrebbe avuto l’ultima parola sulla morte violenta.

Ci sono anche i santi finiti sotto indagine presso il Sant’Uffizio, come San Giuseppe Calasanzio. Altri, addirittura, sono stati seguaci di antipapi, come San Vincenzo Ferrer.

L’inchiesta storiografica di Reginald Gregoire ha avuto quindi due grandi meriti: fare luce sulla problematicità dei processi di canonizzazione, che non sempre seguono percorsi scontati; mostrare l’estrema creatività del Signore, che sceglie per i suoi figli strade di santità che quasi si “burlano” di tutte le convenzioni umane, comprese quelle ecclesiastiche.

Luca Marcolivio

 

 

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