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Vaccini: gravi reazioni allergiche e stop improvvisi. C’è allarme

L’allarme delle autorità sanitarie: chi soffre di “allergie significative” di lunga data farebbe bene a rinunciare a farsi somministrare il vaccino Pfizer/BioNTech.

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Da giorni sono iniziate le vaccinazioni di massa contro il Coronavirus, in molti Paesi, tra cui la Gran Bretagna. Ora però le autorità sanitarie britanniche si sono accorte di un problema non di poco conto e decidono di fare un passo indietro, mettendo tutti sull’attenti. Chi ha un’allergia significativa sarebbe meglio che stesse alla larga dal vaccino.

Due operatori britannici hanno avuto gravi reazioni allergiche

La notizia è stata riportata da tutti i maggiori media internazionali, compresi quelli italiani, e sono molti ora i soggetti in campo che chiedono uno stop alle vaccinazioni contro il Coronavirus. Soltanto ieri in Uk, infatti, pare che due persone abbiano riscontrato reazioni allergiche simili a quelle di cui avevano già sofferto in passato.

Si tratta di due operatori di circa 40 anni che lavorano all’interno di case di riposo britanniche, che sono quindi compresi tra le categorie dei primi a ricevere la somministrazione del vaccino insieme a pazienti Rsa, ultra 80enni e medici e infermieri pubblici.

Il caso aumenta i dubbi della popolazione su vaccini in tempi record

I due, al momento, stanno bene, ma le reazioni allergiche che hanno sviluppato sono di non poco conto. Il capo della sanità pubblica britannica Stephen Powis ha spiegato che “sono già sulla via del recupero“, ma è altrettanto innegabile affermare che i due hanno riscontrato forti reazioni in seguito alla somministrazione.

La vicenda, in un contesto in cui sono molti i cittadini che hanno forti dubbi riguardo a un vaccino sviluppato in tempi a dir poco da record, rischia perciò di creare ancora più timore e diffidenza, e in maniera significativa. Nei giorni scorsi, infatti, a differenza di quanto spiegato in un primo momento, la notizia che secondo l’Oms l’immunità di gregge non arriverà nel 2021 è arrivata per tanti come una doccia fredda.

I forti dubbi di un gruppo di scienziati australiani

Gli stessi dubbi, poi, ora sono arrivati anche per il vaccino anglo-svedese AstraZeneca/Oxford, per il quale un gruppo di scienziati australiani si è detto fortemente dubbioso sul fatto che il vaccino sia abbastanza efficace da generare l’immunità di gregge. Questi hanno così invitato il governo a rivedere del tutto la strategia di immunizzazione contro il Covid-19.

Mentre il Paese continua a registrare nuovi focolai, i medici hanno chiesto una pausa sulla diffusione del vaccino su larga scala, perché i rischi di controindicazioni sembrano essere molto più reali di quanto si prova spesso a fare credere. Secondo diversi immunologia australiani, alcuni vaccini avrebbero efficacia maggiore rispetto ad altri.

L’allarme degli scienziati australiani: “Il governo riveda le decisioni”

Il presidente di Biostatistica ed Epidemiologia presso l’Università dell’Australia Meridionale, Adrian Esterman, ha affermato che “il governo deve essere flessibile nelle sue decisioni di lancio una volta che avremo una migliore comprensione dell’efficacia degli altri vaccini”.

Anche il professore Stephen Turner, presidente della Australian and New Zealand Society for Immunology, ha mostrato un certo scetticismo. “La domanda è davvero se sia in grado di fornire l’immunità di gregge. Stiamo giocando un lungo gioco qui. Non sappiamo quanto tempo ci vorrà”, ha spiegato.

LEGGI ANCHE: Covid, vaccino e patentino: troppi dubbi irrisolti – La libertà negata

In Europa è allarme Pfitzer. In Italia a rischio il richiamo per i vaccinati

Nei mesi scorsi sempre in Australia è accaduto che un candidato vaccino nazionale, sviluppato dall’Università del Queensland e dal CSL, è stato improvvisamente abbandonato dopo che diversi partecipanti alla sperimentazione hanno restituito falsi positivi per l’HIV.

Non va meglio in Italia e nel resto di Europa. L’azienda Pfizer ha infatti annunciato dalle tre alle quattro settimane di ritardo per le consegne del prodotto in Europa, e lo ha fatto poco dopo avere stipulato un maxi accordo per ulteriori 300 milioni di dosi. Un colpo basso che ha fatto infuriare molti, motivato da un fantomatico miglioramento della capacità di produzione, che desta però molti sospetti.

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Nel nostro Paese, infatti, ora il programma per il secondo richiamo pare che sia del tutto a rischio. Coloro che sono stati vaccinati dal 27 dicembre ora dovrebbero fare il rischiamo dopo un tempo minimo di tre settimane, e non sarà possibile farlo. Nel frattempo, l’Oms ha spostato l’intervallo massimo tra le due somministrazioni a 48 giorni.

Giovanni Bernardi

LEGGI ANCHE Covid: una crisi ancora più grave sta sterminando le famiglie

Giovanni Bernardi

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