Santuario di Casalbordino: il miracolo da cui deriva il nome di un intero paese

Il Santuario della Madonna dei Miracoli venne eretto dopo gli avvenimenti miracolosi del 1576. L’immagine miracolosa è ancora presente all’interno. 

santuario casalbordino
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Il santuario si trova a Miracoli, frazione di Casalbordino, e venne costruito in seguito all’apparizione della Beata Vergine Maria ad un anziano di Pollutri, Alessandro Muzio, avvenuta nel lontano 11 giugno 1576. L’apparizione è stata raccontata in un documento scritto da don Giuseppe Muzio, figlio di Alessandro Muzio. Quello stesso documento oggi è ancora conservato nell’archivio parrocchiale di Pollutri.

La costruzione della cappella in seguito all’apparizione

Non appena fu riconosciuta l’autenticità dell’apparizione fu costruita una cappella, verso la quale si susseguirono numerosi pellegrinaggi. Nei paesi del circondario si sviluppò ben presto la devozione verso la Madonna. Prima del 1614 la piccola cappella rurale venne già ampliata, conservando l’altare e il muro sul quale era stata affrescata l’immagine della Madonna.

I numerosi avvenimenti straordinari che si verificarono portarono tuttavia ben presto ad invocare la Madonna di Casalbordino quale “Madonna dei Miracoli”, e presto anche la località dove era apparsa la Vergine, “Pian del Lago”, cambiò denominazione con quella di “Miracoli”. Con il passare degli anni aumentò sempre più la devozione, con i pellegrini che arrivavano anche dalle regioni vicine.

Le autorità decisero di costruire un nuovo tempio più grande

Le autorità allora decisero quindi, a quel punto, di costruire un nuovo tempio più grande e accogliente. L’opera venne progettata nel 1824 dall’architetto Torresi, che concepì il nuovo edificio sacro con pianta a croce greca. Mentre però l’altare maggiore restò comunque il primitivo altare del 1576, che conservava l’affresco dell’apparizione,

L’11 giugno 1899 Mons. Cocchia incoronò l’effigie della Madonna dei Miracoli fra gli applausi e le lacrime di una folla imponente di fedeli, e in quella giornata accorsero al Santuario circa duecentomila pellegrini. Con la Grande Guerra, però, il santuario cadde nello squallore, per la scarsità del clero che era stato chiamato alle armi, e venne venne affidato ai Padri Benedettini.

Le bombe danneggiarono il santuario e se ne costruì uno più grande

Il bombardamento del 24 novembre 1943 danneggiò il santuario e per ripararlo si pensò di costruirne uno più grande. Il nuovo architetto incaricato fu Giuseppe Zamboni di Bologna, e nel 1951 Monsignore Giovan Battista Bosio, vescovo di Chieti, officiava il rito di benedizione della posa della prima pietra.

Il 9 agosto 1954 il quadro miracoloso venne tolto dall’altare e portato nel monastero per un urgente restauro di cui l’immagine, gravata dagli anni, aveva bisogno. Oggi nella cripta del santuario si trova un dettagliato percorso espositivo, con fotografie storiche, in cui si mette in risalto lo stato della venerata icona prima e dopo i lavori di ripittura.

Il santuario venne ufficialmente consacrato nel 1962

Il santuario venne ufficialmente consacrato nel 1962, ricostruito daccapo con uno stile pseudo antico, neorinascimentale per l’esattezza, e un impianto longitudinale a tre navate, con due cappelloni laterali e una cripta sotto l’altare, dopo che le bombe della guerra avevano sfondato la facciata e parte del soffitto. La facciata è ispirata in parte alla basilica di Santa Maria Novella di Firenze, con la base divisa dal resto del corpo dal cornicione.

Il campanile è stato leggermente modificato nelle arcate, non più a oblò, ma con ordine di quattro finestrelle per lato molto strette e allungate, ad arco a tutto sesto. L’interno è a tre navate, con le volte a botte lunettate, scandite da pilastri quadrati con archi a tutto sesto. Il piazzale è stato riqualificato negli anni ottanta, con un disegno geometrico.

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Il 28 maggio 1961 un decreto del Capitolo Vaticano concedeva la celebrazione della solenne Incoronazione della Madonna, il 12 agosto 1962, prima della quale l’icona della Madonna con la relativa statua venne portata in trionfo a Casalbordino. Dopodiché, l’icona votiva tornava al santuario per la benedizione e l’incoronazione, con un diadema porporato fulgente di 25 gemme preziose, precedentemente benedetto a Roma da papa Giovanni XXIII. 

Giovanni Bernardi

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