Oggi 6 febbraio, San Paolo Miki e compagni: la fede eroica che non si piega di fronte alla croce

Protomartiri in Giappone, san Paolo Miki insieme a 25 compagni furono perseguitati, torturati brutalmente e uccisi in odio alla fede cristiana.

San Paolo Miki e compagni
San Paolo Miki e compagni – lalucedimaria.it

Il 6 febbraio ricorre la memoria liturgica di San Paolo Miki e compagni. Morirono tutti, dopo essere torturati, a Nagasaki in Giappone diventando i primi testimoni della fede in terra nipponica.

L’epoca in cui ciò avvenne fu il XVI secolo. Il Martirologio Romano ricorda che “con l’aggravarsi della persecuzione contro i cristiani, otto tra sacerdoti e religiosi della Compagnia di Gesù e dell’Ordine dei Frati Minori, missionari europei o nati in Giappone, e diciassette laici, arrestati, subirono gravi ingiurie e furono condannati a morte“.

Santo di oggi 6 febbraio: San Paolo Miki e compagni, i primi testimoni della fede in Giappone, hanno versato il loro sangue per Cristo

Sempre il Martirologio Romano ci informa che “Tutti insieme, anche i ragazzi, furono messi in croce in quanto cristiani, lieti che fosse stato loro concesso di morire allo stesso modo di Cristo“. San Paolo Miki era nato a Kyoto nel 1556 in una benestante famiglia diventata cristiana ed aveva ricevuto il Battesimo a 5 anni.  Crescendo entrò in un collegio della Compagnia di Gesù, e a 22 anni era già novizio.

Studioso, diventò un esperto della religiosità orientale, e aveva eccellenti doti di predicazione, per cui si impegnava a dialogare con le altre religioni, tra cui con i dotti dei buddhisti. La sua predicazione generava molte conversioni, trasmetteva la fede in modo efficace, animato, com’era dallo Spirito Santo.

Il cristianesimo in Giappone era arrivato solo pochi anni prima della sua nascita mediante l’opera di evangelizzazione di san Francesco Saverio e di altri missionari. Sul finire del secolo lo Shogun Hideyoshi, che prima era stato tollerante nei confronti dei cristiani cambia faccia e inizia a mettere in atto una forte persecuzione. 

Il coraggio nel martirio

C’era il timore che il cristianesimo minacciasse l’unità nazionale, che era stata già indebolita dai feudatari. Questo ed altri fattori influirono e di fatto la persecuzione fu cruenta. San Paolo Miki fu arrestato nel dicembre 1596 ad Osaka.

In carcere incontrò tre gesuiti e sei francescani missionari, ed anche 17 giapponesi che erano terziari  francescani. Tutti insieme condivisero il martirio. Furono uccisi mediante crocifissione sulla collina Nishizaka, un’altura presso Nagasaki.

Prima di essre uccisi tutti i 26 cristiani furono torturati, a tutti fu praticato iltaglio del lobo dell’orecchio e furono costretti a marciare per oltre 800 km da Kyoto a Nagasaki.

Tutti dimostrarono di essere saldi nella fede e manifestarono un grande coraggio nell’affrontare la morte. Si narra che prima di morire San Paolo Miki fece un’ultima predica, nella quale invitava tutti a seguire Cristo e ad avere fede in Lui.

Non solo: da vero cristiano prima di essere ucciso perdonò i suoi assassini. Mentre andava verso il supplizio continuava a ripetere le parole del Signore sulla croce: “In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum”.

Quando fu posto sulla croce dichiarò: “L’unica ragione per cui sono condannato è che ho insegnato il Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo. Sono felice di morire per esso e accetto la morte come un grande dono del mio Signore“. Era il 5 febbraio 1597. Inoltre, lui e gli altri si misero a cantare il Benedictus e a recitare litanie mariane e altre preghiere.

Il sangue di questi martiri fu raccolto da altri cristiani e custodito come preziosa reliquia. La canonizzazione arrivò nel 1862 da Papa Pio IX dopo esser stati beatificati nel 1627. Il loro sacrificio colpì profondamente la comunità locale e, secoli dopo, ispirò figure come San Daniele Comboni.

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