San Marcello fu il 31° pontefice della Chiesa cattolica e governò in tempo di dure persecuzioni, nel IV secolo. Fu un grande difensore nella fede anche sotto atroci patimenti.

Oggi, 16 gennaio, si ricorda la figura di san Marcello, papa, che governò la Chiesa nel bel mezzo delle terribili persecuzioni degli imperatori Diocleziano e Galerio che imperversavano nel IV secolo. Fu il 31° pontefice e incarnò l’immagine del buon pastore che sa condurre il gregge a lui affidato anche durante le più profonde difficoltà.
Il Martirologio Romano ricorda il luogo in cui venne deposto dopo la sua morte, a Roma, nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria Nuova. Le notizie su di lui ci arrivano da quanto narrato da papa san Damaso, che tanto si prodigò per far luce sui testimoni della fede dei primi secoli.
Santo di oggi 16 gennaio: San Marcello, pontefice che difese la fede durante le persecuzioni
La sua data di nascita sembra essere il 6 gennaio 255. Nacque a Roma e poi, altra data significativa della sua vita è quella dell’inizio del suo pontificato, il 27 maggio 308. Fu davvero molto breve, durato solo 1 anno fino alla sua morte giunta il 16 gennaio 309, ma rimase nella storia.
Papa Marcello fu osteggiato con durezza dagli apostati e andò incontro a varie sofferenze, tra cui anche l’esilio. A quei tempi c’era la controversia con i cosiddetti “lapsi” che costituiva un grande problema nella vita interna della Chiesa. I lapsi erano coloro che durante le precedenti persecuzioni avevano ceduto e pur di non perdere la vita fisica avevano rinnegato la fede.
Si disputava se farli rientrare nella Chiesa o lasciarli fuori. C’erano anche i “relapsi”, coloro che avevano abiurato più di una volta, anche dopo esser stati perdonati e riammessi. San Marcello aveva un atteggiamento misericordioso verso di loro, ma al tempo stesso che non contravvenisse alla giustizia.
Non li rifiutava, ma chiedeva che ci fosse in loro un vero pentimento e che la loro colpa fosse espiata con una giusta penitenza al fine di ottenere una purificazione necessaria e benefica della loro anima.
Le difficoltà e l’esilio
Per il suo atteggiamento fu osteggiato e i lapsi e relapsi, evidentemente non pienamente pentiti, fecero pressione sull’imperatore Massenzio affinché lo allontanasse. Questi lo condannò all’esilio, per cui, come ci ricorda il Martirologio Romano riportando auanto si afferma sul Liber Pontificalis, “morì esule scacciato dalla patria“.
L’informazione circa il suo esilio è riportata anche da papa san Damaso che si riferiva a lui con queste parole: ” “Pastore vero, perché manifestò ai lapsi l’obbligo che avevano di espiare il loro delitto con le lacrime della penitenza, fu considerato da quei miserabili come un terribile nemico. Di qui il furore, l’odio, la discordia, la sedizione, la morte. A causa del delitto di uno che anche durante la pace rinnegò Cristo, Marcello fu deportato, vittima della crudeltà di un tiranno“. Tra le altre opere compiute nel suo brevissimo pontificato si ricorda che divise la città di Roma in 25 titoli.
Fu condannato a vivere in esilio e a servire nelle stalle. Si narra che aveva trasformato una casa in una stalla, e che lì morì per le fatiche del duro lavoro. In riferimento a questo è stato fatto patrono degli stallieri, e anche protettore delle scuderie e dei cavalli. L’iconografia spesso lo ha raffigurato con una ramazza e un asino.







