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Santo di oggi 18 giugno, San Gregorio Barbarigo: vescovo che insegnava il catechismo in dialetto

Esemplare figura di vescovo, San Gregorio Barbarigo fu pastore in varie diocesi del Nord Italia dimostrando doti di grande carità.

Prima vescovo e poi cardinale della Chiesa, San Gregorio Barbarigo nacque con il nome di Giovanni Gregorio Gaspare a Venezia il 16 settembre 1625. Apparteneva ad una nobile famiglia, all’età di due anni era rimasto orfano della madre, morta a causa della peste.

San Gregorio Barbarigo – photo web source – lalucedimaria.it

Il padre, che era senatore della Repubblica di Venezia, era anche un cattolico fervente e educò il figlio alla fede: insieme recitavano ogni giorno l’ufficio della Vergine Maria. Gregorio fu prima avviato allo studio delle   scienze belliche e della diplomazia e per questo andò in Germania per 3 anni a seguire le complesse negoziazioni che portarono alla pace di Vestfalia durante la Guerra dei trent’anni.

Proprio in quel periodo fece un incontro che segnò il resto della sua vita. Conobbe  il vescovo Fabio Chigi, futuro Alessandro VII. Dopo aver terminato gli studi a Padova, all’età di 30 anni Gregorio diventò sacerdote. Si trasferì a Roma presso la sede pontificia.

Vescovo sull’esempio del grande San Carlo Borromeo

Quando a Roma scoppiò la peste il papa Alessandro VII  gli affidò il coordinamento del soccorso ai malati. Lui si dedicò attivaemnte e con amore a questo compito. Successivamente, nel 1657 fu consacrato vescovo nella diocesi di Bergamo fino al 1664 quando passò alla diocesi di Padova.

San Gregorio Barbarigo – photo web source – lalucedimaria.it

Il modello a cui si ispirava per il suo ruolo episcopale era il grande vescovo di Milano, San Carlo Borromeo, e per seguire il suo esempio anche lui si spoglia di tutti i suoi averi: vende tutti i suoi beni per donarli ai poveri.

Sul suo esempio realizzò nella sua diocesi le riforme volute dal Concilio di Trento. E la sua testimonianza risultava così efficace tanto che gli abitanti di Milano, rivolgendosi ai bergamaschi, si complimentano per il loro vescovo: “Noi abbiamo un santo cardinale morto, san Carlo Borromeo, voi avete un vescovo vivo”.

Non solo cercava di svolgere il suo ministero come aveva fatto il celebre vescovo santo che lo aveva preceduto, ma aveva come punto di riferimento un’altra eccelsa figura ricca di santità. Volle operara un’azione di diffusione della stampa cattolica e in questo privilegiò gli scritti di San Francesco di Sales, che peraltro è diventato ai giorni nostri il patrono dei giornalisti.

Riteneva che fosse fondamentale una buona trasmissione della fede ed una formazione che riguardasse tutte le fasce sociali e d’età. Per questo insegnava personalmente il catechismo e quando si rivolgeva ai più piccoli o ai più semplici parlava in dialetto per farsi comprendere invece di usare la lingua latina. È un elemento caratterizzante del suo operato tanto che il Martirologio Romano lo ricorda nell’enucniazione della sua memoria liturgica: “istituì il seminario per i chierici, insegnò il catechismo ai fanciulli nel loro dialetto, celebrò un sinodo, tenne colloqui con il suo clero e aprì molte scuole, dimostrandosi generoso con tutti, severo con se stesso”.

La riunificazione delle Chiese orientali

Aveva dunque un atteggiamento molto rigoroso prima di tutti con se stesso mirando a perfezionarsi e a crescere nella fede per raggiungere la santità, l’obiettivo che dovrebbe avere ogni cristiano.

San Gregorio Barbarigo – photo web source – lalucedimaria.it

Trascorse un altro periodo a Roma e nel 1658 papa Alessandro VII lo creò cardinale. In quegli anni partecipò  a diversi Conclavi. Papa Innocenzo XI lo scelse come suo consigliere. Fu proprio con questo ruolo che Gregorio Barbarigo si adoperò a lavorare per la riunificazione con le Chiese orientali.

Godeva di un’ampia stima da parte degli ecclesiastici e del popolo di Dio. Morì a Padova il 18 giugno 1697 all’età di 72 anni. La sua fama di santità lo portò all’accertamento delle sue virtù con la beatificazione nel 1761. Solo qualche secolo dopo, nel 1960 verrà canonizzato da papa Giovanni XXIII, che fu tra i firmatari, anni prima, degli appelli per la sua canonizzazione.

Romana Cordova

Laureata in Lettere moderne e specializzata come docente di lingua italiana a stranieri amo scrivere e occuparmi di lifestyle con particolare riferimento all'ambito della gastronomia. Sono autrice di un libro di cucina e tradizioni cattoliche, tema che per diversi anni ho approfondito anche in una trasmissione radiofonica.

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Romana Cordova

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