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Un prete lascia per sposarsi: è come un divorziato risposato?

Una domanda particolare è quella che un fedele ha posto ad un sacerdote, proprio sul ministero sacerdotale.

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L’espressione “divorziati risposati”, ultimamente, la si sente un po’ troppo spesso. Il fedele, infatti, si chiede se tali parole possono essere anche, affiancate a dei sacerdoti che si trovano in particolari condizioni di vita. Vediamo insieme quali.

Preti che lasciano e si risposano

Tante sono le domande che, spesso, vorremmo porre ad un sacerdote. Ci vergogniamo anche in alcuni casi, perché possono toccare la sfera intima e personale di ciascuno di loro. Un fedele, però, ha deciso di porre una particolare domanda a Padre Angelo: “Vorrei chiederle: i sacerdoti che hanno lasciato il ministero e poi sposatisi, non sono da equiparare ai divorziati risposati? Il sacramento dell’ordine non è indissolubile?.

Padre Angelo: cosa dice la Chiesa

Una domanda secca e concreta, alla quale il sacerdote risponde con precisione: “Va ricordato anzitutto che il celibato sacerdotale non è di diritto divino, ma di diritto ecclesiastico. In altre parole Cristo non ha legato l’ordine sacro all’essere esenti dal matrimonio. Pertanto la Chiesa potrebbe ordinare sacerdoti anche degli uomini sposati. Di fatto la Chiesa cattolica di rito orientale ha preti sposati, sebbene non tutti”.

Potremmo sentirci confusi a queste prime parole, ma Padre Angelo spiega nel concreto: “Che i sacerdoti debbano essere celibi è una prescrizione che risale al Concilio di Cartagine del 390. Questo Concilio ricorda che fin dall’antichità apostolica vi erano presbiteri e vescovi non sposati. Il canone di questo Concilio dice così: “Conviene che quelli che sono al servizio dei divini misteri siano perfettamente continenti affinché ciò che hanno insegnato gli apostoli e ha mantenuto l’antichità stessa, lo osserviamo anche noi”.

Certo la Chiesa non può dispensare da ciò che è di diritto divino. Ad esempio non potrà mai dispensare dall’indissolubilità del matrimonio oppure anche dal ricevere la Santa Comunione in grazia di Dio. Ma il celibato sacerdotale è di diritto ecclesiastico e per questo la Chiesa può dispensare perché questa norma l’ha stabilita lei”.

“L’ordine sacro è un legame fra il sacerdote e Cristo”

Il sacramento non è indissolubile allora? “Certo, con l’ordine sacro vi è un legame che s’instaura tra il sacerdote e Cristo. Non si tratta di un legame di ordine morale, ma ontologico. Infatti con l’Ordine sacro il sacerdote riceve un sigillo che è indistruttibile. Nessuno potrà cancellare questo marchio che viene impresso nella sua anima col rito dell’Ordinazione. Per cui nel caso che un sacerdote andasse all’inferno, ci va anche con il marchio o sigillo sacerdotale.

LEGGI ANCHE: Papa Francesco ai nuovi sacerdoti: “Non sporcate il ministero dell’Eucarestia”

E questo – a detta degli autori spirituali – costituirà per lui un ulteriore motivo di sofferenza. Ma questo legame di per sé non è un legame che richiede il celibato. Sicché nel caso che uno lasciasse il sacerdozio, a dire il vero lascia il ministero sacerdotale, ma non il sacerdozio. Rimane prete anche se si sposa. In quel momento diventa un prete sposato, anche se la Chiesa gli impedisce di esercitare il ministero a motivo del venir meno alla parola data e della sua condizione di non essere più celibe.

Ci sono stati casi in cui, morta la moglie, alcuni hanno chiesto e ottenuto di esercitare di nuovo il ministero. Pertanto, il legame indissolubile che il sacerdote contrae con Cristo di per sé non prevede il celibato. E per questo la Chiesa come l’ha introdotto così lo può togliere o ne può dispensare” – conclude Padre Angelo.

Fonte: amicidomenicani

LEGGI ANCHE: Il card. Comastri: “Riflettiamo sull’importanza del ministero dei sacerdoti”

ROSALIA GIGLIANO

Rosalia Gigliano

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Rosalia Gigliano

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