Nel commento al Vangelo di oggi, don Luigi Maria Epicoco riflette sull’immagine dei “sepolcri imbiancati”, ricordando quanto possa essere doloroso mostrare all’esterno una felicità che non corrisponde a ciò che viviamo realmente dentro.

Gesù denuncia l’ipocrisia dei sepolcri imbiancati. Le sue parole invitano a non nascondere dolore e infelicità dietro le apparenze, ma a fare verità dentro noi stessi affidandoci a Cristo.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 23,27-32
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: ««Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».
Commento di don Luigi Maria Epicoco
L’espressione “sepolcri imbiancati” che Gesù usa nel Vangelo di oggi è entrata nell’immaginario collettivo e nel linguaggio comune per descrivere l’ipocrisia. La forte immagine evocata da Gesù ha a che fare con la contraddizione che si viene a creare tra ciò che è un sepolcro dentro, cioè la morte, e ciò che un sepolcro appare al suo esterno, cioè il bianco candido della calce fresca.

Se volessimo portare questo paragone nella nostra vita, dovremmo forse pensare a quanta morte, tristezza, infelicità ci portiamo dentro mentre tentiamo in tutti modi all’esterno di non far trasparire nulla di quella infelicità, di quel dolore.
Molte volte lo facciamo per proteggere le persone che ci stanno accanto, oppure perché pensiamo di non essere capiti dagli altri. Ma in ogni caso, non è mai un buon affare portarsi la morte dentro e fingere gioia fuori. Mi sembra che letta così questa pagina del Vangelo non risulti semplicemente un rimprovero, ma una parola dura pronunciata da qualcuno che ci ama veramente. È come se Gesù volesse scoperchiare tutta quell’infelicità nascosta sotto il nostro tappeto e volesse dire a ciascuno di noi “ basta accumulare tutto questo buio”. Ma Gesù sa bene che certe volte ci abituiamo a vivere in questo modo, e senza rendercene conto rischiamo di non sapere più chi siamo veramente.
Chi incontra Cristo incontra qualcuno che lo aiuta a fare verità, a riconciliare cioè, il dentro con il fuori. Chi ha incontrato Cristo non ha più bisogno di fingere, e non ha più bisogno di nascondere il proprio dolore, la propria infelicità, il proprio male perché può sempre consegnarlo a Chi ha il potere di liberarci e di guarirci.







