Pregare fa bene allo spirito e alla mente | Lo dice anche la scienza

La preghiera non è solo la medicina per la nostra anima, ma lo è anche per la nostra mente e di conseguenza per il nostro corpo. Si può pensare che sia solo un esercizio puramente mnemonico, fatto di ripetizioni di formule o altro. Ma in realtà, pregare è qualcosa di molto più alto.

Papa Francesco ci ha più volte detto che “pregare è come l’ossigeno per la vita”. Questa volta anche la scienza ha confermato i benefici del mettersi in preghiera.

donna che prega
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Gli effetti della preghiera sul corpo

È raro che la scienza e la fede concordino fra di loro su alcuni punti essenziali per la vita di ciascuno di noi. Ma quello che stiamo per raccontarvi, ora, è l’eccezione che conferma la regola. La preghiera: è il perno fondamentale di tutta la nostra fede. Senza di essa ci sentiamo persi, sentiamo che non c’è dialogo con Dio se non c’è la preghiera. È come se “ci mancasse qualcosa”.

Per chi ha fede, la preghiera è essenziale. Ma, questa volta, c’è chi concorda su questo aspetto. La scienza, infatti, dimostra che pregare influisce positivamente, non solo sulla nostra salute spirituale, ma anche su quella fisica, aiuta ad ammalarsi di meno e a guarire anche prima.

Sembra una cosa non possibile, invece lo è. E c’è anche una spiegazione che fonda le sue radici sia nella scienza che nella filosofia. Ognuno di noi è proiettato, sempre, a guardare verso l’infinito quasi come fosse una necessità per noi.

Gli ultimi studi neurologici: come la preghiera influisce sul cervello?

Questo ci porta verso una dimensione spirituale e, in modo spontaneo, alla preghiera, alla contemplazione, a porci delle domande sulla nostra esistenza. E fin qui la filosofia ci accompagna. Ma la scienza? La neurologia ha dimostrato che la preghiera può influire sul cervello, e mette in risalto anche come gli stadi del cervello stesso e del sistema nervoso possano collegarsi per vivere l’esperienza religiosa.

Studi su come la fede possa influenzare il nostro stato di salute erano iniziati già nel pieno degli anni ’70 con il professor Herbert Neuman, neurologo. Iniziò ad ipotizzare che la preghiera avesse la stessa azione biochimica che produce un momento di rilassamento, aiutandoci così anche a calmarci e ad abbassare la nostra pressione sanguigna e il ritmo cardiaco. Sebbene non vi siano riscontri sufficienti per affermarlo con certezza, lo studioso crede anche che chi prega o medita regolarmente, abbia una vita media più lunga.

Insomma: la preghiera calma e tranquillizza. Ma c’è di più. A livello neurologico, c’è un’ampia rete di strutture coinvolte nell’attività cerebrale. Esse sono presenti nella zona del lobo frontale: è lì che si attiva la nostra concentrazione per e sulla preghiera, nel sistema limbico, che ci permette di sperimentare le emozioni derivanti da essa. E nei lobi parietali, invece, che sono coinvolti su noi stessi e sull’orientamento nello spazio e nel tempo.

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L’unicità con Dio: il cervello come reagisce

Concretamente, durante la preghiera o la meditazione, queste zone del cervello possono accendersi o spegnersi. Quando una persona sperimenta un senso di unicità con Dio, quando la preghiera lo permea completamente, i lobi parietali possono essere soggetti a questo fenomeno.

Tutto ciò non deve spaventarci, anzi. La preghiera è davvero l’ossigeno della vita: ci calma, ci aiuta ad affrontare le nostre difficoltà o i momenti bui della nostra vita, sentendoci confortati da Dio e accompagnati per mano dalla Vergine Maria.

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