Ecco come ha risposto Pompei al Gay Pride

Ecco come ha risposto Pompei al Gay Pride
Pompei

Lo sanno tutti che il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei è un ritrovo per coloro che si affidano alla Madonna; lo sanno tutti che il Santo Rosario è la preghiera mariana per eccellenza; lo sanno tutti che Maria è esempio per ogni cristiano che voglia migliorarsi nella fede e resistere alle tentazioni del peccato; lo sanno tutti, anche coloro che organizzano e partecipano al Gay Pride.

Eppure, per una delle loro manifestazione, le lobby Lgbt avevano scelto proprio Pompei, per la data del 30 Giugno scorso.
Il Pompei Pride 2018 era in programma per il pomeriggio, ma, durante la mattina, alcune persone si sono riunite nel piazzale del Santuario della Beata Vergine del Rosario. Li sarebbe passato il corteo, qualche ora dopo.

Quelle persone hanno manifestato la nostra fede come era doveroso e opportuno fare: stringendo tra le mani un Rosario gigante, con dei grani bianchi, che li teneva tutti uniti al cielo, hanno recitato un Rosario di riparazione.
Sottolineiamo con le parole di Papa Francesco che “Ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione, particolarmente ogni forma di aggressione e violenza”, ma anche che fare un affronto del genere ad un Santuario mariano è un gesto di superbia, a cui hanno partecipato, senza remora alcuna, molti politici in vista, di cui è superfluo fare i nomi.

Citiamo solo alcune parole di Salvatore Pacella, di Forza Nuova Napoli, che ha sostenuto l’ iniziativa cristiana: “Stiamo recitando il Rosario e termineremo solo quando sarà finita questa manifestazione”. “È un luogo sacro. Ha un valore religioso per ogni napoletano. Avrebbero potuto fare l’evento in altri luoghi. Qui non mi sembra proprio opportuno. Venire qui significa lanciare una provocazione grossa. È una dichiarazione di guerra da parte dell’Arcigay a quella che è la nostra fede e la nostra tradizione”.

Antonella Sanicanti