Il Papa lancia una bomba sui movimenti ecclesiali: cosa accadrà ora?

La decisione assunta da Papa Francesco e messa nero su bianco in un decreto Pontificio è arrivata all’improvviso e come una vera e propria bomba.

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Il Pontefice ha emanato un provvedimento che regola la durata e il numero dei mandati di governo dei movimenti e delle associazioni cattoliche, che non potrà durare oltre dieci anni. In sostanza, tutti i movimenti aderenti alla Chiesa saranno chiamati a eleggere la propria guida ogni dieci anni. Non più di cinque anni di mandato e un massimo di dieci anni consecutivi di governo. Il che significa che per molti sarà necessario provvedere quanto prima alle nuove norme.

Il provvedimento emesso dal vaticano andrà in vigore fra tre mesi

Il provvedimento, emanato attraverso il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha la forma di un Decreto generale con ha forza di legge che regola questo aspetto della vita di associazioni internazionali di fedeli, private e pubbliche, e “la necessaria rappresentatività dei membri al processo di elezione dell’organo di governo internazionale“, come indicato nel testo stesso diffuso dal Vaticano.

Approvato in forma specifica da Papa Francesco, entrerà in vigore fra tre mesi e sarà vincolante per tutte le associazioni di fedeli e per gli altri enti riconosciuti o eretti dal Dicastero. Online, sul sito del dicastero, è disponibile un “Repertorio delle associazioni internazionali di fedeli” in cui sono indicati i nomi e una breve descrizione di tutte le 109 entità riconosciute o erette dal dicastero e che di conseguenza saranno interessate dalla decisione pontificia.

Tutte le associazioni e i movimenti dovranno adeguarsi al più presto

Tra questi, anche i nomi delle associazioni più diffuse tra i laici e maggiormente coinvolte nel dibattito pubblico e nelle attività collegate alla vita sociale e politica internazionale. Gruppi come Comunione e liberazione, la Comunità di Sant’Egidio, il Rinnovamento nello Spirito, i Focolarini, Nuovi Orizzonti, Neocatecumenali, Scout, Azione cattolica saranno inderogabilmente chiamati a rinnovare le proprie guide.

Quindi, in sostanza, nel giro di due Comunione e liberazione dovrà eleggere un successore di don Julián Carrón, a cui il fondatore don Luigi Giussani affidò la fraternità nel momento della sua morte. Il Rinnovamento nello Spirito dovrà eleggere un successore per l’attuale guida, Salvatore Martinez. Lo stesso per Sant’Egidio che dovrà nominare un sostituto di Marco Impagliazzo, anche se in quel caso il carisma del fondatore Andrea Riccardi continua a operare all’interno del movimento anche al di là della carica ufficiale.

I fondatori saranno dispensati al fine di esercitare il “loro ruolo-chiave”

Per i fondatori, infatti, il decreto prevede un’eccezione affinché possano “essere dispensati” al fine di esercitare il “loro ruolo-chiave”. Ma solo se il Dicastero “lo riterrà opportuno per lo sviluppo e la stabilità dell’associazione o dell’ente, e se tale dispensa corrispondesse alla chiara volontà dell’organo centrale di governo”. Una spada di damocle potrebbe pendere quindi sulla testa di figure come Kiko Arguello, fondatore dei “neocat”, o di Chiara Amirante, carismatica iniziatrice del movimento Nuovi Orizzonti.

Alcuni dovranno solamente apportare modifiche ai meccanismi già previsti. I Focolari, per esempio, che hanno eletto la nuova Margaret Karram quest’anno, dovranno correggere la durata del mandato che al momento è prevista per sei anni. Azione cattolica già prevede un meccanismo di rielezione ogni tre anni, quindi dovranno premurarsi di non rieleggere la stessa figura oltre i limiti consentiti. Ma di certo per tutti ci sarà da lavorare per adeguarsi alle normative. Per qualcuno più di altri, come spiega anche il Decano della Facoltà di Diritto canonico della Pontificia Università Gregoriana Ulrich Rhode su L’Osservatore Romano.

Molte associazioni dovranno convocare un’assemblea generale

Ci si può aspettare che molte associazioni dovranno convocare un’assemblea generale che decida le modifiche da apportare agli statuti da sottoporre al Dicastero per la necessaria approvazione. Una particolare urgenza sussiste per quelle associazioni in cui i limiti previsti dal Decreto sono già stati superati o lo saranno durante il periodo del mandato in corso”, scrive il religioso.

Lo scopo del Decreto, in ogni caso, è la promozione di “un sano ricambio” nelle cariche di governo, in modo che l’autorità sia esercitata come autentico servizio che si articola nella comunione ecclesiale. Papa Francesco ne aveva già parlato diverse volte, in passato, in occasioni pubbliche e in relazione al carisma dei movimenti e in particolare dei loro leader. Il rischio, infatti, è che si sostituisca il personalismo umano della guida con l’adesione a un movimento che, in quanto cattolico, deve necessariamente fare della fede in Cristo il suo punto di riferimento.

Gli scandali che forse hanno pesato sulla decisione del Papa

Forse la vicenda della Comunità di Bose, e la difficoltà dell’allontanamento di padre Enzo Bianchi, può avere influito sulla scelta di Francesco, che ha avuto modo di “discernere” come purtroppo in alcuni casi l’attaccamento umano a una determinata esperienza può finire al primo posto rispetto all’adesione a una scelta e una vocazione, quella cristiana anche da parte dei laici, che si radica in Cristo e in nessun’altra forma prettamente umana. Ma allo stesso modo hanno pesato molti altri scandali che hanno travolto, negli ultimi anni e decenni, numerosi movimenti.

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Per questo il Papa, spiega una nota, “in linea con i predecessori, suggerisce di comprendere le esigenze richieste dal cammino di maturità ecclesiale delle aggregazioni di fedeli nell’ottica della conversione missionaria”. Si tratta, quest’ultimo, di un passaggio contenuto nella Evangelii gaudium, testo programmatico del Pontificato bergogliano, e che indica come  prioritari “il rispetto della libertà personale; il superamento dell’autoreferenzialità, degli unilateralismi e delle assolutizzazioni; la promozione di una più ampia sinodalità, come anche il bene prezioso della comunione”.

La nota esplicativa diffusa sul quotidiano della Santa Sede

Un richiamo alle difficoltà viene però esplicitamente fatto nel passaggio in cui si evidenzia che “non di rado la mancanza di limiti ai mandati di governo favorisce, in chi è chiamato a governare, forme di appropriazione del carisma, personalismi, accentramento delle funzioni nonché espressioni di autoreferenzialità, che facilmente cagionano gravi violazioni della dignità e della libertà personali e, finanche, veri e propri abusi. Un cattivo esercizio del governo crea inevitabilmente conflitti e tensioni che feriscono la comunione, indebolendo lo slancio missionario”.

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Al contrario, invece, si indica come l’esperienza abbia mostrato che “il ricambio generazionale degli organi di governo mediante la rotazione delle responsabilità direttive, apporta grandi benefici alla vitalità dell’associazione: è opportunità di crescita creativa e spinta per l’investimento formativo; rinvigorisce la fedeltà al carisma; dà respiro ed efficacia all’interpretazione dei segni dei tempi; incoraggia modalità nuove e attuali di azione missionaria”.

Francesco Gnagni

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