Una piccola “strigliata” arriva dal Santo Padre, durante una sua udienza, per tutti i fedeli. In che modo si prega bene?
La preghiera è il momento più importante per ogni cristiano, è il suo dialogo con Dio, intimo e a tu per tu. Ma siamo sicuri di saperlo fare? O ripetiamo solo le formule “come dei pappagalli”?
Una tirata d’orecchi è quella che, in modo giocoso, Papa Francesco nel corso della sua udienza settimanale fa ad ognuno di noi. “Pregate come pappagalli”, è l’ammonimento del Pontefice. Quasi come se avessimo perso la capacità di saper pregare e di saper parlare con Dio.
Il Santo Padre ha puntato il dito contro, anche, la scarsa partecipazione dei fedeli alle preghiere e alle cerimonie liturgiche della Chiesa. Non di tutti, ovviamente, ma di alcuni sì. “Tante volte succede che noi non preghiamo, non abbiamo voglia di pregare o non sappiamo o tante volte preghiamo come pappagalli con la bocca ma il cuore è lontano” – ha detto.
Francesco ci invoglia, in particolare in questo difficile momento che stiamo attraversando a causa della pandemia da Covid, di invocare e chiedere aiuto allo Spirito Santo, specialmente quando ci poniamo in preghiera: “Questo e’ il momento di dire allo Spirito: “Vieni, vieni Spirito Santo, riscalda il mio cuore. Vieni e insegnami a pregare, insegnami a guardare il Padre, a guardare il Figlio. Insegnami com’è la strada della fede. Insegnami come amare e soprattutto insegnami ad avere un atteggiamento di speranza”.
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Ma perché pregare, proprio, lo Spirito Santo? “Lo Spirito Santo ci ricorda Gesù e lo rende presente a noi, perché non si riduca a personaggio del passato. Lui vivifica ogni cosa e non è distante da noi. Educa e trasforma il nostro cuore, come ha fatto con i Santi Pietro e Paolo” – conclude il Pontefice.
Un richiamo utile, ma necessario quello di Francesco. Dio è presente ovunque, ci ascolta ogni volta che lo invochiamo e sa bene di cosa abbiamo bisogno. E non dobbiamo aver timore di invocarlo, specie in momenti come quello che stiamo vivendo.
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ROSALIA GIGLIANO
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