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Notizie

Nel luogo “dimenticato da Dio” avviene un miracolo inaspettato

La storia di questa giovane donna, strappata dall’inferno, ci dice che la risurrezione è possibile già ora, qualsiasi sia il dramma che stiamo passando. 

Arriva dalla periferia di Roma, dove la Chiesa continua a salvare dall’inferno i suoi figli più fragili.

Foto: Vatican News – YouTube

Tor Bella Monaca è, sciaguratamente, uno dei quartieri di Roma più noti in tutta la città e anche nel Paese. È qui che prende forma la drammatica storia di Consuelo, una delle tante vittime della violenza metropolitana e della droga, miracolosamente toccata dalla misericordia di Dio.

Dov’è Dio, quando impazzano le ingiustizie?

Le pagine della cronaca traboccano sempre di notizie allarmanti o di storie senza lieto fine. Chi è in grado di “uscire fuori a riveder le stelle” è solitamente snobbato dalla stampa che conta. Vatican News ha però raccolto la testimonianza della trentottenne Consuelo, cresciuta nell’inferno della periferia romana.

Per certi quartieri, l’etichetta di “luogo dimenticato da Dio” sorge davvero spontanea. Ovunque, la legge vigente sia la “legge della giungla” e ovunque sia accettata la sopraffazione del più forte sul più debole, la domanda che chiunque si porrà è: “Ma Dio, in tutto questo, dov’è”?

È quello che si è chiesta per anni anche Consuelo, come lei stessa racconta mentre percorre in macchina, assieme all’intervistatrice, i viali del suo quartiere d’origine: chilometri e chilometri di cemento armato, sempre uguali e uniformi nella loro spettralità.

Sai quante volte me lo sono domandato quando ero ragazzina: – ma Dio dove sta? Ma per chi è questo Dio? – Poi, nel crescere, ho capito che Dio c’era. Ero io cieca…”, racconta Consuelo, con la tipica saggezza delle persone semplici, mentre i suoi sofferenti occhi verdi, osservano dal finestrino i luoghi della sua infanzia e gioventù.

A Tor Bella Monaca, Consuelo mancava da quattordici anni. Ci è tornata simbolicamente, per dimostrare che si può cambiare vita, che si può dire di no al Male, persino quando il Male sembra l’unica scelta possibile. Eppure, anche in chi non ha conosciuto realtà migliori, scatta dentro un’istintiva ribellione: “Qua cresci con la rabbia – dice la giovane romana –. Cresci arrabbiato, perché vedi il male ovunque vai…”.

Vivere in un quartiere della periferia Est di Roma, vuol dire confrontarsi ogni giorno con “situazioni promiscue, prostituzione e droga”. Uno squallore umano a cui alcuni si abituano, altri no. Consuelo sa benissimo che sarebbe facilissimo che in quei contesti, procurarsi qualche grammo di cocaina a un modico prezzo sarebbe cosa facilissima. Oggi non lo farebbe più per tutto l’oro del mondo. “Non mi sento più parte di questa realtà e di quella vita”, sottolinea.

Dal fondo dell’inferno si può risalire

Nel mondo della droga Consuelo è stata tragicamente immersa fin da bambina: madre tossicodipendente, padre spacciatore, ucciso un giorno nel classico regolamento di conti tra bande. In seguito, la mamma si lega un uomo particolarmente violento e la situazione inizia a precipitare.

Consuelo inizia a sniffare cocaina quando è poco più che una bambina e a prostituirsi non ancora adolescente. Rimane incinta a soli sedici anni ed è costretta ad affidare la figlia ai servizi sociali. Finisce in carcere per spaccio, scopre di avere l’HIV, nel frattempo la madre è morta, vittima di quello stile di vita disumano.

Seguono anni e anni di tossicodipendenza e prostituzione. Un giorno, Consuelo rischia di morire d’overdose su una panchina: delle suore la soccorrono. “Dissi: sorella, aiutami. Era una settimana che non dormivo. Mi stavo a buca’ di brutto proprio…”, racconta ancora Consuelo nella sua verace parlata romanesca.

Nell’animo della sfortunata ragazza di Tor Bella Monaca, improvvisamente arriva un sussulto. “Qualcosa di grande è avvenuto perché ho chiesto un aiuto, col cuore, a mia madre e al Signore. Ero disperata”.

Nel frattempo, le religiose portano Consuelo dal parroco di Santa Maria Madre del Redentore, un giovane sacerdote di periferia, destinato a fare parecchia strada: don Paolo Lojudice, futuro vescovo ausiliare di Roma e attuale cardinale arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino.

Don Paolo inizia ad aiutare economicamente Consuelo, raccomandandole dolcemente di cambiare vita. “Don Paolo mi ha dato una speranza! È grazie a lui che ho conosciuto padre Matteo e la Comunità”. Padre Matteo Tagliaferri accoglie un giorno Consuelo presso la comunità “In Dialogo”, a Trivigliano (FR), con una sola semplice domanda: “Come stai?”.

Le prove non finiscono mai

Oggi, Consuelo, da tre anni completamente pulita (la droga ha drammaticamente segnato 25 anni della sua vita), deve vedersela con un nuovo male: un tumore maligno. “Devono asportarmi l’utero e fare una sacchetta intestinale”, dice.

L’ultima cosa che Consuelo ha in mente è tornare a drogarsi. Il suo obiettivo ora è “vivere bene” e “morire lucida”. “Non voglio sentire più quel senso di abisso, di male, l’assenza di emozioni che ti fa chiedere se sei viva”.

Consuelo porta tatuata al braccio sinistro un’immagine dell’Immacolata che schiaccia la testa del serpente. “Il bene che schiaccia il male – commenta –. Per non dimenticare tutto il male fatto… e il bene ricevuto… L’ho fatto pensando alla Comunità che è il bene che non c’ho avuto prima, e al male che ho fatto”.

Sull’altro braccio Consuelo ha tatuato Gesù Misericordioso. “Sto dando un senso alla vita. La comunità lascia nel cuore la speranza e padre Matteo è lo sguardo de Dio”, conclude la giovane romana. Una nuova strada si è spalancata per Consuelo. Finalmente una strada lastricata di luce dopo tante tenebre.

Luca Marcolivio

 

Fonte: Vatican News

Luca Marcolivo

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Luca Marcolivo

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