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Oggi 8 novembre, Santi Quattro Coronati: sfidarono l’imperatore per la loro fede

La vicenda dei Santi Quattro Coronati è legata a un coraggioso rifiuto, a un martirio terribile e a un episodio prodigioso che, secondo la tradizione, salvò i loro corpi dalla furia delle bestie feroci.

I Santi Quattro Coronati, che la Chiesa ricorda oggi 8 novembre, sono legati a una storia particolare, nella quale si intrecciano le vicende di due gruppi di martiri: cinque scalpellini della Pannonia e quattro soldati cristiani di Roma. Tutti condivisero lo stesso destino: il martirio per non aver voluto rinnegare la propria fede durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano.

La storia dei primi si colloca tradizionalmente tra la fine del III e l’inizio del IV secolo. Secondo il racconto tramandato dalla tradizione, i cinque scalpellini si chiamavano Claudio, Nicostrato, Simproniano, Castorio e Simplicio. Erano artigiani esperti nella lavorazione del marmo e della pietra e svolgevano il loro mestiere nelle cave della Pannonia, una regione dell’Impero romano corrispondente in parte agli attuali territori di Serbia e Croazia.

Ma perché, se gli scalpellini erano cinque, si parla dei Santi Quattro Coronati? La spiegazione si trova proprio nell’intreccio della loro storia con quella di altri quattro martiri, soldati cristiani che avrebbero perso la vita a Roma per essersi rifiutati di compiere un sacrificio agli dèi pagani. Le due vicende finirono per sovrapporsi nella tradizione agiografica e nel culto, dando origine alla denominazione con cui sono venerati ancora oggi.

Santi Quattro Coronati: i cinque scalpellini della Pannonia

I cinque scalpellini erano molto bravi nel loro mestiere e, secondo il racconto tradizionale, la loro abilità suscitava anche invidia. Alcuni li accusavano di ricorrere alla magia, perché li vedevano pregare e fare il segno della Croce prima di iniziare a lavorare.

lalucedimaria.it (photo: roma segreta)

In realtà erano ferventi cristiani e chiedevano a Dio di accompagnarli nella loro attività, affinché anche il loro lavoro potesse essere compiuto con rettitudine e diventare un’occasione per rendergli gloria.

La tradizione racconta che l’imperatore Diocleziano, interessato alla scultura e alla realizzazione di opere monumentali, ebbe modo di conoscere questi artigiani durante un viaggio in Pannonia. Rimase colpito dalla loro bravura e affidò loro diversi incarichi.

I cinque realizzarono colonne di porfido, capitelli decorati e anche un grande carro del Sole trainato da cavalli. Si trattava di opere che, secondo il racconto, non erano in contrasto con la loro fede cristiana. La situazione cambiò quando l’imperatore chiese loro di scolpire una statua del dio Esculapio, divinità pagana associata alla medicina e alla salute, destinata al culto.

Il rifiuto di scolpire il dio Esculapio e il martirio

La richiesta di Diocleziano mise i cinque artigiani davanti a una scelta difficile. Essendo cristiani, non vollero realizzare un’immagine destinata al culto di una divinità pagana. Nonostante le pressioni, rimasero fermi nella loro decisione e confessarono apertamente la propria fede.

Il loro rifiuto ebbe conseguenze terribili. Secondo la tradizione agiografica, furono sottoposti a torture e poi condannati a morte. Vennero rinchiusi in casse di piombo e gettati nelle acque del fiume Sava, in Pannonia. I loro corpi sarebbero stati successivamente recuperati e custoditi da altri cristiani.

La loro vicenda non terminò però con il ricordo dei cinque scalpellini ma s’intrecciò con quella dei quattro soldati cristiani che, sempre durante la persecuzione di Diocleziano, avrebbero affrontato il martirio a Roma.

I quattro soldati cristiani: l’altra storia che si intreccia con la loro

La seconda vicenda riguarda quattro militari romani di fede cristiana, chiamati secondo una tradizione successiva Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino. La loro storia si svolge a Roma, dove l’imperatore avrebbe fatto realizzare un tempio dedicato a Esculapio.

Quando fu ordinato ai soldati di offrire incenso e compiere un sacrificio davanti all’immagine della divinità, i quattro si rifiutarono, perché quel gesto sarebbe stato contrario alla loro fede. Anche loro furono quindi perseguitati e condannati a morte.

Secondo il racconto, morirono dopo essere stati flagellati con pesi di piombo. I loro corpi sarebbero stati poi recuperati e sepolti da cristiani, con l’aiuto di San Sebastiano e per iniziativa del pontefice dell’epoca.

È proprio l’accostamento di queste due vicende a spiegare la particolare denominazione dei santi. I cinque scalpellini pannonici e i quattro soldati romani erano gruppi distinti, ma la tradizione finì per riunirli nella stessa memoria liturgica. Il titolo dei Quattro Coronati rimase legato soprattutto ai quattro martiri romani, mentre il culto accolse anche la memoria dei cinque artigiani.

Per questo motivo, ancora oggi, l’8 novembre si ricordano i Santi Quattro Coronati e, insieme a loro, i cinque martiri scalpellini della Pannonia. I nomi attribuiti ai quattro soldati non sono tramandati in maniera uniforme dalle fonti antiche, ma sono quelli entrati nella tradizione successiva.

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La basilica dei Santi Quattro Coronati a Roma

A Roma, sul colle Celio, sorge la celebre basilica dei Santi Quattro Coronati, uno dei luoghi più suggestivi della memoria cristiana della città. Il complesso conserva il ricordo del loro martirio e testimonia quanto fosse radicato il culto di questi santi fin dall’antichità.

Alla basilica è annesso un monastero abitato dalle monache agostiniane, che ancora oggi custodiscono e animano questo luogo di preghiera.

Durante il Medioevo il culto dei Santi Quattro Coronati si diffuse ampiamente, soprattutto tra coloro che esercitavano mestieri legati alla lavorazione della pietra. Divennero infatti i patroni degli scultori, degli scalpellini, dei muratori e dei lavoratori dell’edilizia, che vedevano nella loro vicenda un esempio di fedeltà a Dio anche nelle difficoltà della vita professionale.

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La loro devozione raggiunse anche l’Inghilterra. Il venerabile Beda ricorda la presenza di una chiesa dedicata a loro a Canterbury. L’arrivo del culto in quelle terre è stato collegato alla missione di Sant’Agostino di Canterbury e alla diffusione della tradizione romana, anche se le modalità precise con cui avvenne non sono del tutto certe.

La memoria dei Santi Quattro Coronati continua così a unire la testimonianza dei cinque scalpellini e quella dei quattro soldati: uomini che, secondo la tradizione cristiana, preferirono affrontare la morte piuttosto che compiere un gesto contrario alla propria fede.

Simona Amabene

Scritto da
Simona Amabene

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