Nel bosco delle fate ci troviamo satana.

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BARI – Nei pressi dello Stadio San Nicola esiste un luogo dal nome incantato ma dall’aspetto molto inquietante. E’ conosciuto come “boschetto delle fate” e, secondo diverse testimonianze, sarebbe il luogo di ritrovo delle sette sataniche di Bari.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Anni fa sono venuto qui con i miei amici e una notte fummo inseguiti da alcune persone con una tunica lunga e il capo coperto da un cappuccio», dice il 34enne Michele. «Al boschetto ci sono andato – dichiara il 18enne Marco-. Sulle pareti c’erano segni strani e ovunque gatti seviziati e impiccati».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Noi ci siamo recati, di giorno, a dare un’occhiata, per capire quanto c’è di vero in questa “leggenda metropolitana”. Ecco il nostro racconto, documentato da fotografie decisamente inquietanti (vedi galleria).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per arrivare al “boschetto delle fate” è necessario addentrarsi in una stradina tortuosa situata nei pressi dell’ingresso della discoteca Demodè. Siamo nella zona di Parco Adria, vicino allo Stadio San Nicola. Dopo aver percorso alcune centinaia di metri, sulla sinistra troviamo un grande cancello in ferro battuto, supportato da due alte colonne da cui parte la lunga recinzione che abbraccia per intero quello che dovrebbe essere il parco frequentato dai fedeli di Satana.

A confermarlo delle scritte sospette: “king of darkness” e “follow me” spiccano davanti ai nostri occhi su dei cubi di calcestruzzo, disposti uno affianco all’altro quasi a creare una barriera che non permetta di parcheggiare le auto in prossimità dell’ingresso. A dare un ulteriore tocco macabro all’ambiente, sulla bassa cinta muraria che fa da perimetro al boschetto, altre frasi come “welcome to the silence”, croci celtiche, una svastica in bianco ruotata e una croce uncinata : tutti simboli esoterici.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A quel punto entriamo attraverso un varco situato su lato destro del cancello d’ingresso, accanto al quale è presente una struttura in cemento che ha tutta l’aria di essere una torre di controllo, con tanto di oblò al piano superiore e una scala di ferro arrugginita.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Di fronte ai nostri occhi alberi immobili, tanta erba incolta e un primo piccolo fabbricato che ha l’aspetto di un vecchio deposito. Dentro è la puzza di bruciato a regnar sovrana, dovuta alla presenza di cumuli di vasi, tubi e immondizia carbonizzata. L’odore è ancora vivo: non deve essere passato molto tempo da quando è stato appiccato il fuoco. Qualcuno evidentemente frequenta il boschetto. Sui muri delle strisce che hanno tutta l’impressione di essere macchie di sangue. La tensione è alta. Nonostante tutto, proseguiamo.
Il bosco è molto dispersivo e per questo decidiamo di seguire quello che sembra essere l’unico sentiero tracciato tra la sterpaglia. Qualche minuto di camminata ed eccoci davanti a una villa, i cui lavori di costruzione sembrano non esser stati mai portati a termine. Entriamo qui non esistono stanze. Quello che ci circonda è un unico ambiente con al centro una rampa di scale che conduce al piano inferiore e a quello superiore del fabbricato. Salendole, arriviamo sul terrazzo. Dopo esserci guardati un po’ intorno e aver ammirato il boschetto dall’alto, decidiamo di scendere le scale e andare a curiosare al piano inferiore, lasciandoci per l’ennesima volta alla spalle la luce del sole. Sulle pareti delle scale si leggono scritte che parlano di “peccatori” e di “giorno del giudizio”. Ma i nostri occhi si soffermano su una frase in particolare: “Satana c’è”. Impressionante.

Tutto sembra tacere intorno a noi, fin quando il silenzio nel quale siamo immersi viene interrotto da un suono inaspettato, c’è qualcuno che fischietta una cupa melodia.  Non vediamo nessuno, ma il fischio proveniente dall’ignoto continua senza freni. Così, un po’ impauriti decidiamo di fare dietrofront,  allontanandoci da questo allarmante luogo che sì, dopo quello che abbiamo visto, possiamo affermare essere frequentato da gente  devota all’oscurità.