Mindfulness: cos’è e perché è tanto diffusa oggi | Soprattutto è adatta a un cristiano?

La sua derivazione non è dal cristianesimo ma potrebbe essere in linea con il suo messaggio: riuscire a vivere nel “qui” ed “ora”, come ci indica Gesù, sarebbe dichiaratamente utile a controllare lo stress.

“Non c’è alcuna controindicazione alla pratica della mindfulness, nemmeno di ordine religioso, perché essa non impedisce né sostituisce la vita spirituale e l’esercizio della preghiera”.

Mindfulness
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Meditazione, consapevolezza di sè, mindfulness… Sentiamo spesso queste parole e ad alcuni verrebbe subito la tentazione di “bollarle” come poco cristiane, pensando a strane tecniche di derivazione da chissà quale filone orientale. È giusto?

Nonostante c’è chi vorrebbe meglio approfondire e considerare con certezza che queste pratiche siano effettivamente utili, sane e in linea con la religione cattolica, vi sono numerosi specialisti ed una cospicua bibliografia, appartenenti al mondo cristiano cattolico, che contemplano e consigliano questa pratica come salubre per la mente e quindi anche per lo spirito.

Cos’è la mindfulness e a cosa serve?

Per “mindfulness” si intende una tecnica psicologica per far sviluppare in noi la concentrazione nel “qui” ed “ora”, nel momento presente, sempre più rara al giorno d’oggi.

I ricercatori dicono infatti che la nostra mente tende a scandagliare continuamente a livello profondo ogni variabile negativa, così da evitare pericoli; oppure a rielaborare situazioni passate vissute in maniera negativa, per capire come avremmo potuto farle andare meglio, così da scongiurare altri “pericoli” in futuro.

Quando questo meccanismo diventa però troppo opprimente e si sposta sempre più sul piano razionale, portandoci continuamente a rimuginare su problemi, ipotetici pericoli passati o ricordi negativi del passato, è allora che non viviamo più nel presente.

A questo potrebbe esserci d’aiuto la “mindfulness” (letteralmente “consapevolezza”), che altro non è che una tecnica atta a ristabilire lo stato di coscienza improntato sul momento presente, in modo non giudicante.

Le parole dello specialista: i benefici della mindfulness

A parlarne è il medico, psicoterapeuta, ricercatore e scrittore Alberto Pellai a Famiglia Cristiana, rispondendo ad una mamma di quattro figli che, presa dallo stress e un pò preoccupata, ha iniziato ad esercitare il suo pensiero con le tecniche della mindfulness.

La mindfulness è una “pratica” molto popolare oggi, proposta sia in ambito preventivo per migliorare l’equilibrio psicofisico delle persone che in ambito clinico, essendosi rivelata un approccio terapeutico efficace per alcune patologie di natura psicologica“.

Essa aiuta l’individuo”, prosegue lo specialista, “a raggiungere la consapevolezza di sé, come recita il sottotitolo di Mindfulness di Lambiase e Marino (San Paolo), un’ottima guida che la descrive e spiega come questa pratica aiuti a riprendere il controllo della propria mente, spesso travolta e “stravolta” da un rimuginìo ininterrotto, da un’iperattivazione che non trova mai requie, da un’ansia anticipatoria che a volte si rivela difficile da gestire.

“Non c’è alcuna controindicazione”

“Jon Kabat-Zinn, autore di “Dovunque tu vada, ci sei già” (Corbaccio) la definisce come la capacità che l’individuo ha di prestare attenzione al momento presente, in modo intenzionale e non giudicante. “Qui” e “ora” sono le due parole chiave della mindfulness per raggiungere la totale consapevolezza in relazione al momento presente, senza trovarsi oppressi da ciò che ci è successo o preoccupati per ciò che ci accadrà”.

“Probabilmente”, continua Pellai rivolto alla mamma che poneva il quesito, “la mindfulness ti ha aiutato a ritrovare una consapevolezza e una serenità nella tua condizione materna in un momento in cui ti sei sentita travolta da stress e preoccupazione. Non c’è alcuna controindicazione alla pratica della mindfulness, nemmeno di ordine religioso, perché essa non impedisce né sostituisce la vita spirituale e l’esercizio della preghiera“.

Come nasce questa pratica ed ecco perché non è buddista

Jon Kabat-Zinn, il ricercatore che diede avvio alla mindfulness tramite il programma “Mindfulness Based Stress Reduction” del 1979, analizzò alcuni insegnamenti del buddismo, e vide che alcuni aspetti della pratica da lui seguita costituivano una grande opportunità per i suoi pazienti affetti da dolore cronico. Volle rendere così la pratica totalmente priva delle implicazioni filosofiche derivanti, proprio affinché tutti potessero accedervi.

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I buddisti, tra l’altro, mettono in discussione la pratica della mindfulness, perché ritengono che parte della loro spiritualità sia stata rimossa.

In realtà, il concetto di mindfulness non nasce come buddista. Se consideriamo il suo intento, da valutare anche alla luce di tutte le considerazioni che ne verranno, e contemplando l’apertura ad un’eventuale approccio critico, possiamo intanto dire che si rifà al chiaro consiglio che ci dà Gesù: “Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena”.

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Consiglio assai utile quando si stiano vivendo delle situazioni difficili nel momento attuale, perché spesso tendiamo a proiettarle nel futuro senza una via di scampo e senza considerare la variabile imprescindibile della sua Provvidenza.

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