Medjugorje: hanno torturato Padre Jozo perché negasse tutto

MedjugorjePadre Jozo era stato appena nominato parroco di Medjugorje, quando iniziarono le apparizioni della Regina della Pace ai 6 ragazzini veggenti, il 24 Giugno del 1981.
Fu lui ad interrogarli per primo, per verificare se fossero indotti da qualche adulto a diffamare la chiesa, la Vergine Maria, e fu ancora lui ad organizzare quella veglia di preghiera in cui ebbe la prova di ciò a cui stava assistendo.

Durante quella veglia, mentre si recitava il Santo Rosario, anche Padre Jozo vide la Vergine Maria e non fu il solo. Lei avanzava verso l’altare e diceva: “Recitate il Rosario ogni giorno. Pregate insieme”
Padre Jozo non aveva più dubbi su quello che accadeva a Medjugorje e, da allora in poi, sostenne i 6 veggenti.

Ma, in quella terra, a predominare era il partito comunista che, accusandolo di attentato all’ordine dello Stato, lo arrestò e lo chiuse in carcere. Lo torturarono barbaramente e lo picchiarono selvaggiamente, perché convincesse i veggenti a ritirare le loro affermazioni.
Non lo fece mai, ma continuò, anzi, a pregare, anche per i suoi carcerieri, e a convertire gli altri. Ecco le parole di un testimone dei fatti, Mladen Bulic:

“A metà Agosto 1981, ero ricoverato all’ospedale per dei problemi alla gola. Il 25 Agosto, per passare un po’ il tempo, guardavo dalla finestra dell’ospedale. Ad un certo punto vedo parcheggiare, davanti all’ingresso, una macchina della Milicia, dalla quale scesero due poliziotti e fra loro un uomo malridotto, che barcollava e perdeva sangue da ogni parte.

Feci fatica a riconoscere quel poveretto, ma dopo un po’ capii che era il mio parroco di Medjugorje: Fra Jozo. Fui tradito nel riconoscerlo per il fatto che era con abiti civile, mentre ero abituato a vederlo con il suo saio francescano. Così mi affrettai per andargli incontro e lo incrociai lungo le scale. Padre Jozo perdeva sangue dalle orecchie, dalla bocca e dal naso e zoppicava, non reggendosi in piedi da solo. Lui mi riconobbe e mi fece un sorriso forzato e vidi che era rimasto senza denti. Mi avvicinai per abbracciarlo, ma un poliziotto mi fermò.

“Se non ti scansi, pestiamo anche te!”, mi disse. Non so cosa sia scattato dentro di me, ma mi venne un coraggio da leone misto a rabbia. Tu non puoi farmi niente, perché non sono un tuo prigioniero, ma un ammalato ricoverato, gli dissi. Lo portarono dal medico e, quando uscì, P. Jozo mi chiese come andavano le cose a Medjugorje. Gli risposi che non doveva preoccuparsi perché a Medjugorje andava tutto bene. Intervenne il poliziotto: “Non preoccuparti, perché questa notte gli taglieremo la gola”. P. Jozo mi fece cenno con gli occhi di stare tranquillo e così se ne andò. In seguito venni a sapere che, dieci giorni dopo quell’incontro, quel povero poliziotto morì d’infarto”.

Antonella Sanicanti

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