Madonna di Capocolonna: il fuoco non può nulla contro la sua forza

La Madonna di Capocolonna resistette all’attacco degli invasori e da allora la devozione, cresciuta di giorno in giorno, difese la città da numerose sventure.

Madonna di Capocolonna
Madonna di Capocolonna – photo web source

Nel 1591 i turchi sbarcarono a Capocolonna, e in quell’anno fatidico accadde che un prezioso quadro della Vergine cadde nelle loro mani. Secondo un’antica tradizione l’Icona era stata stata portata a Crotone da San Dionigi, convertito da San Paolo, che vi rimase anche come primo Vescovo, dopo essere stato dipinto direttamente dall’evangelista San Luca.

L’origine della devozione mariana

I turchi, presi dall’impeto devastatore, appiccarono un rogo per bruciare la tela. Tuttavia ci si accorse di qualcosa di straordinario: il fuoco, dopo oltre tre ore che era già stato acceso, non scalfì in alcun modo l’immagine irradiante di luce.

A quel punto i turchi, stupiti dall’accaduto, decisero di portare via il dipinto facendo rotta per la foce del Neto. Anche qui arrivò un’imprevisto. La galea rimase ferma nonostante lo sforzo dei rematori. Per cercare di ovviare la situazione, gettarono in mare la tela e la galea si mosse agevolmente, mentre il quadro approdò in un podere presso l’Irto di Capo Nao.

L’intervento dell’umile signore di cui non parlò a nessuno

Lì intervenne un pescatore contadino, Agazio Lo Morello, trovò l’effige miracolosa e la nascose in una cassapanca. Non rivelò mai a nessuno quanto fosse accaduto, se non in punto di morte al suo confessore, in gran segreto. Quando nel 1638 i turchi assediarono nuovamente la città, tutto il popolo si strinse compatto attorno alla Sacra Icona esponendola sulle mura della città.

Non appena ebbero di fronte ai loro occhi la Vergine, i turchi si ritirarono e fuggirono via sgomenti e preoccupati. Grazie a quella speciale dimostrazione di fede la cittadina di Crotone fu finalmente salva. La devozione alla Madonna di Capocolonna crebbe di giorno in giorno, rendendo il luogo in cui era custodita l’immagine un centro di numerosi pellegrinaggi e di grandi grazie.

La salvezza per la città è opera di Maria

Il vescovo di Crotone, Monsignor Costa, nel 1749 decise di laminare in argento la tela del dipinto per dare risalto all’immagine che vi era contenuta, a cui era profondamente devoto. Quando nel giorno 8 marzo 1832 il terremoto seminò distruzione in tutta la Calabria, in maniera miracolosa a Crotone non si ebbe alcuna vittima, anche furono molti gli edifici che risentirono di quella scossa.

Tutta la città era infatti piena di rovine di edifici. Fu per questo che i crotonesi ascrissero l’evento all’intercessione della Madonna di Capocolonna e così decisero di costruire la piccola edicola che rimane ancora oggi, in largo Umberto I. In quel luogo infatti i i crotonesi si erano accampati per diversi giorni.

I numerosi prodigi che salvarono Crotone

Il miracolo si ripeté numerose altre volte, come ad esempio nel 1851, quando la Vergine salvò Crotone da una grande epidemia di colera. Nel 1877 iniziò così la pia pratica della “Sabatina”, che felicemente si continua ancora il sabato di ogni settimana. Nel 1893 arrivò finalmente l’incoronazione di Maria nella sua Icona col Decreto del Capitolo Vaticano.

Il 1908 fu l’anno di un altro miracolo, attribuito sempre all’intercessione di Maria, quando Crotone venne risparmiata dal grande terremoto. Nel 1928 il quadro fu decorato da artistica cornice d’argento. Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre del 1983 accadde però un fatto molto triste: un sacrilego furto privò l’Immagine della Madonna dei suoi gioielli.

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Ancora oggi le  feste mariane in onore della Madonna di Capocolonna si celebrano nel mese di maggio ed ogni sette anni con particolare solennità. Precisamente, nella giornata del 30 aprile il il quadro viene deposto dall’altare particolare della cattedrale di Crotone e posizionato a fianco dell’altare presso la navata centrale, prima che i fedeli, il giovedì della seconda settimana del mese, si ritrovano per il rito del “bacio”, dove cioè l’immagine viene baciata al termine della Messa. 

Giovanni Bernardi

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