Lettera di un padre alla figlia: l’aborto è un delitto, non un diritto!

L’aborto è una gravissima piaga, nella nostra società. Lo diceva anche Madre Teresa di Calcutta, quando si chiedeva cosa salverà l’umanità, se anche una madre è capace di uccidere il proprio bambino!

Toccante lettera di un papà alla figlia: l'aborto è un delitto
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Le leggi, attuabili in molte Nazioni, come le proposte di tantissime donne che si credono e si dichiarano padrone del proprio utero, cercano di convincerci che abortire sia un diritto, addirittura un “bene”, qualora il feto risulti menomato. Ma come si può, con tanta leggerezza, decidere se un bimbo può vivere o morire?

La questione è di più ampio spettro e riguarda il rispetto che si ha per la vita e per colui che l’ha creata. Vogliamo spiegarlo con uno stralcio, tratto da una lettera affettuosa e preoccupata, che un padre scrive alla propria figlia.

“Ti scrivo queste cose perché le proteste che riempiono le piazze della Polonia contro la sentenza della Corte Costituzionale ci chiedono di giudicare quello che, lì, sta succedendo.
Quelle piazze, tra l’altro create e manipolate ad arte da un certo femminismo, oltre che da movimenti della sinistra anticristiana (tanto è vero che si scagliano contro le Chiese ed i preti, nella cattolicissima Polonia) non sono contro la sentenza, né a favore delle donne, sono innanzitutto contro Dio. Sono la pretesa dell’uomo di essere padrone di sé.
Mentre la realtà smentisce sempre tale presunzione (è bastato un banalissimo virus per metterci alle corde), imperterriti si cerca in tutti i modi di eliminare Dio dalla società, cancellandone ogni riferimento, al massimo relegando Dio al sentimento e al culto personale.

Aborto: quando l’uomo si sostituisce a Dio

Ma perché l’aborto eugenetico, come ogni altro, è sbagliato?
Tu trovi giustificazioni “terapeutiche”, che sembrano umane, in particolare il pericolo della nascita di un figlio gravemente handicappato, ma in sostanza tutto si riconduce alla presunta “inutilità” di un figlio che vive pochi anni o giorni, o che potrebbe essere gravato da sofferenze indicibili. Ma è così? E poi chi decide se una vita è degna di essere vissuta?
Al di là di ogni altra considerazione, a decidere di questo, è Dio”.

L’aborto, infatti, è un atto di prepotenza di chi si crede in grado di decidere della vita di qualcun altro. E’ un modo per sostituirsi a Dio; per considerare la vita altrui meno della propria.

“Oggi, una donna butta via il suo bambino, domani una legge dirà che dopo una certa età non saranno più garantite cure, ma intanto devi morire, e curarti sarebbe quindi inutile e costerebbe troppo. Sta succedendo in questi giorni in Svizzera, dove è stato deciso che gli ultra settantacinquenni con altre patologie non vengano curati, se contagiati dal covid e se la stima di vita non sia superiore ai 24 mesi!

aborto
Dio non è un di più, una sovrapposizione. Senza Dio l’uomo, non c’è, non si spiega, e anzi senza Dio gli uomini sono gli uni contro gli altri e il criterio che regola la loro convivenza è il profitto, l’utilità. Sei utile, mi fai comodo, con te sto bene e allora vivi. Non sei utile e allora muori o, al meglio, neppure mi interessi. Ti piace una società così?
Non te ne accorgi, perché sei nel pieno della giovinezza, del tuo sviluppo fisico e intellettuale, perché sei sana, perché sei piena di attese e di progetti. Ma una società senza Dio è solo questo. Vuoi questo per te?

Che società lasceremo alle nuove generazioni?

Se pensi questo, potrai mai guardare negli occhi un uomo e dirgli veramente, con piena coscienza, “io ti amo”, senza che questo sia un inganno? Potrai guardare tuo padre e tua madre e dire loro “ti voglio bene”? Quando arriverà il momento in cui vedrai tuo padre morente, cosa ti mancherà? (…).
La vita è sacra, e nessuno di noi ha il diritto di sopprimerla, in qualsiasi condizione si manifesti.

Qual è la misura delle cose? Se io sono la misura di tutto, allora è giusto misurare anche i figli (non solo nella quantità, ma perfino nella qualità). La fede invece ci dice proprio il contrario: che io non sono mio, ma di un Altro”.
Un cristiano, soprattutto, si senta, dunque, responsabile della vita che porta in grembo o che ha contribuito a procreare, senza mai dimenticare che un embrione è un essere vivente, sin da subito; è un essere pensato dall’Altissimo, assolutamente unico e irrinunciabile.

Non può essere una decisione personale far nascere o morire un bambino, né una prerogativa. Le proteste che in molte parti del mondo vengono attivate contro le associazioni pro vita o contro i cristiani che le appoggiano, sono pericolose per il futuro del mondo e non tengono conto dei progetti del Padrone della vita. Anche ultimamente, in Polonia, le femministe hanno interrotto una Messa, irrompendo in una Chiesa, in cui si pregava per il bene inestimabile della vita.

Aborto: le proteste sono solo un “pretesto”

“Chi protesta vuole per le donne la libertà di uccidere il bimbo, che non può difendersi, in nome di un loro presunto “diritto”. Ma se il diritto alla vita non è il primo diritto, nessun diritto avrà più ragione di resistere. Il “primo diritto” sarà sempre un capriccio nelle mani del più forte. E non ci sarà dignità per nessuno.


Questa è la ragione per cui non è giusto, non solo per i bambini con Sindrome di down, ma neppure nei restanti casi. Solo riconoscendo l’Assoluto, per quanto misterioso, ci si può salvare dal potere che ci vuole individui e non persone, sudditi e non liberi. Ti ho scritto perché ti voglio bene, e non potevo non fare chiarezza di ciò che ho nel cuore. Tuo papà”.

Antonella Sanicanti

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