Aborto, per la legge italiana l’uomo non ha voce in capitolo

Se la donna decide di compiere un aborto, per la legge l’uomo non ha alcuna parola in capitolo. Una realtà ingiusta su cui si dovrebbe fare luce.

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In sostanza, anche se a concepire in due, per la legge conta soltanto una parte, quella femminile. Purtroppo si tratta di un contesto molto più frequente di quanto si pensi. Può accadere, ad esempio, che una coppia abbia un rapporto, e lei rimane incinta. Ma lui, specialmente quando si tratta di coppie non sposate e che hanno rapporti occasioni, non ne viene a conoscenza.

Un contesto più frequente di quanto si immagina

In queste situazioni, la donna spesso può andare, ad esempio, ad abortire in un paese estero. Oppure in Italia prendere la pillola RU-486, ovvero il farmaco che cmpie aborto farmacologico nei primi due mesi di gravidanza. Visto che l’attuale governo ha reso sempre più facile, diretto e soprattutto anonimo l’utilizzo di questo terribile farmaco abortivo.

In questi casi, la donna non ha alcun bisogno di portare il padre del bimbo a conoscenza di quanto si sta per compiere. Normalmente, però, nel momento in cui capisce cosa è accaduto, l’uomo si rende conto del dramma e può arrivare anche a chiedere un risarcimento, in quanto si tratta di un gesto che potrebbe benissimo essere equiparato a un reato.

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L’ingiusta legge italiana che concede l’aborto e eclissa i padri

In Italia, la legge di riferimento sul tema dell’interruzione volontaria di gravidanza spiega che, anche se la donna è minorenne, l’unica cosa che conta in maniera esclusiva è l’effettiva volontà di portare a termine la gravidanza. La legge dice infatti che la richiesta di interruzione della gravidanza debba essere fatta personalmente dalla donna.

Nel momento in cui a presentarsi è una ragazza minorenne, l’unica ulteriore richiesta è l’assenso delle persone esercenti la responsabilità genitoriale. Nel caso in cui non sia possibile la presenza dei genitori, per seri motivi, entro 90 giorni la ragazza può rivolgersi al consultorio o alla struttura socio-sanitaria o al medico di fiducia, che a quel punto chiamano in causa il Giudice Tutelare.

Aborto: il padre, per la legge italiana, diventa invisibile

Tuttavia, anche in questo caso, della padre del bimbo o della bimba che la ragazza ha in grembo, non si parla. Per la legge diventa cioè invisibile, quasi scomparso. Il giudice, la persona cioè che per la legge può decidere della vita o della morte del nascituro che si trova nel ventre della donna, deve in quel caso solamente verificare “l’effettiva consapevolezza in capo alla ragazza della scelta da intraprendere”. 

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E non bastasse, ciò che è stato scritto nella legge, è che il giudice “non può, invece, esprimersi autonomamente a favore o contro l’aborto, sostituendosi nella decisione alla futura madre”. Il giudice, quindi, può solamente concedere una “autorizzazione a decidere”. Compito che “non può configurarsi come potestà co-decisionale, la decisione essendo rimessa soltanto alla responsabilità della donna”.

Sembra quasi che la donna concepisca il figlio da sola

Insomma, sembra quasi che la donna concepisca il figlio, o la figlia, da sola. Ma la realtà è che non è affatto così. La nascita di una nuova vita avviene solamente dopo un’unione di due persone, che generano a seguito di un incontro fisico, in cui tutti e due sono una cosa sola e non è possibile escluderne una parte. Di conseguenza, sarebbe necessario che anche l’uomo abbia la stessa esatta voce in capitolo della donna.

Purtroppo, però, anni di battaglie pseudo-femministe, animate dallo slogan falso “il corpo è mio e lo gestisco io”, hanno generato una concezione del parto come di un fatto individuale e autonomo, qualcosa di molto più simile a un diritto che a un mistero insondabile concesso dal Padre, quello cioè di mettere al mondo una nuova vita.

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Aborto, per la legge italiana non esiste il diritto alla paternità

In Italia, infatti, la legge tutela il diritto della madre all’interruzione della gravidanza entro i primi novanta giorni dal concepimento, in piena liberà di autodeterminazione. Il diritto alla paternità del padre del concepito è qualcosa di totalmente assente dai radar della legislazione italiana. Insomma, non viene neppure preso in considerazione.

Non ha alcuna voce in capitolo sulla decisione di abortire della donna. Anzi, può recarsi nel consultorio, nella struttura sanitaria o presso il medico di fiducia a cui si rivolge la madre, sono se è la donna che lo consente. Una sentenza storica emessa dal tribunale di Monza ha dato l’input per l’attuale condizione italiana.

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In quel caso il giudice diede torto a un marito che aveva chiesto la separazione dalla donna dopo che lei aveva abortito senza consultarlo. L’uomo chiedeva solamente che venisse riconosciuto il diritto alla paternità. Non è stato così. Si tratta quindi, purtroppo, di una concezione ingiusta e miope che non tiene conto dell’unione e dell’unicità della coppia che genera un figlio o una figlia, che è possibile solo grazie all’incontro di due persone, in un mistero di amore che caratterizza in maniera inevitabile ogni essere umano.

Giovanni Bernardi

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