L’abuso liturgico: può capitare durante una Celebrazione?

Un fedele chiede consiglio a un sacerdote su due situazioni particolari: come comportarsi se si dovesse trovare davanti a un abuso liturgico; e se è buono confessarsi spesso oppure no.

Qualcosa che potremmo porci anche noi rispetto a situazioni che possono capitare e crearci disagio, e non sapere come gestire.

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Si tratta di un abuso liturgico?

Due domande particolari sono quelle che un fedele ha rivolto a Padre Angelo su due argomenti che, nell’insieme, possono sembrare alquanto spinosi e di complessa risposta o interpretazione: “Una volta, durante la Santa Comunione, il nostro parroco aveva finito le ostie consacrate, perché quel giorno c’erano molti partecipanti alla Messa. Allora prese delle ostie non ancora consacrate e le bagnò nel Sangue consacrato di Cristo all’interno del calice, per la Comunione. Vorrei sapere se questa è la procedura alternativa formale e/o se il prete ha fatto la cosa giusta?

Si dice che la confessione una volta al mese sia una buona abitudine di confessarsi. Sono curioso: che faccio se mi sento di non avere nulla da confessare, ogni mese? Mi sembra che la confessione mensile non sia adatta per me, ma vorrei essere più sicuro. Ho paura di usare la confessione mensile come scusa in realtà per calmare l’ansia, anziché promuovere la fiducia nella Misericordia di Dio” – scrive.

“Quello che ha fatto è proibito”

Il sacerdote spiega, nel dettaglio, come sia proibita una pratica del genere: “Va detto chiaramente che tale procedura non solo non è prevista, ma è proibita. L’Istruzione Redemptionis sacramentum dice: “Non si permetta al comunicando di intingere da sé l’ostia nel calice, né di ricevere in mano l’ostia intinta. Quanto all’ostia da intingere, essa sia fatta di materia valida e sia consacrata, escludendo del tutto l’uso di pane non consacrato o di altra materia”.

Il metodo usato, oltre all’irriverenza nei confronti del Sangue del Signore, espone i fedeli ad idolatria, dal momento che non è distinguibile la materia consacrata da quella non consacrata. Sarebbe stato più corretto che il sacerdote avesse proposto di fare la comunione spirituale”.

Perché confessarsi fa bene?

Anche per la confessione, Padre Angelo è esaustivo: “Circa la frequenza della confessione va fatta una distinzione tra il peccato grave e il peccato veniale. Nel primo caso la confessione mensile è il minimo che si possa fare perché diversamente si rimane privi della comunione con Dio e della sua grazia e anche perché le opere buone compiute non sono meritorie per la vita eterna.

I peccati veniali invece possono essere rimessi anche fuori del sacramento della riconciliazione o penitenza, come ad esempio con la preghiera, con gli atti di carità, con l’elemosina. Tuttavia anche nella confessione dei soli peccati veniali viene comunicata la grazia sacramentale che dona una forza e una freschezza tutta particolare.

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Confessione e Santa Messa

Di materia da portare in confessione anche solo con i peccati veniali ce n’è sempre molta. È sufficiente pensare a quello che la Chiesa ci invita a compiere all’inizio della celebrazione eucaristica quando chiede a tutti di pentirsi per i peccati commessi in pensieri, parole, opere e omissioni. Se Sant’Ambrogio, che è stato indubbiamente un grande santo, si pentiva perché non riusciva a tenere ben custodita né la mente né la lingua, che cosa non dovremmo dire noi?

Non si tratta pertanto di calmare l’ansia perché a questa neanche ci si pensa, a meno che uno non sia scrupoloso. Si tratta piuttosto di andare ad attingere ad una sorgente di grazia e anche ad una sorgente di benedizione, perché il Padre in ogni confessione ci colma di beni nel medesimo modo in cui il padre del figlio al prodigo accolto suo figlio. C’è sempre un grande guadagno fa fare” – conclude.

Fonte: amicidomenicani

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