La Confessione è l’unico modo per ottenere il perdono dei peccati?

Come espiare i propri peccati oltre che col Sacramento della Riconciliazione? La particolare domanda è stata posta da un fedele a un sacerdote.

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Quando pensiamo ai peccati, pensiamo subito alla Confessione. Ma, in realtà, ci sono altre possibilità, anche per acquisire l’indulgenza plenaria per se stessi o è difficile anche quello? Un sacerdote risponde alla domanda di un fedele.

La Confessione: i peccati si perdonano periodicamente?

Molto spesso ci poniamo domande circa il Sacramento della Confessione, il perdono dei peccati e di come si possa, se possibile, lucrare l’indulgenza plenaria (in particolari occasioni) in remissione dei propri peccati. Un fedele ha chiesto a Padre Angelo: “E’ possibile fare celebrare Messe in espiazione dei propri peccati o di altre persone viventi (credenti e non)? Sarebbe auspicabile per chi ha vissuto molti anni lontano da Dio? Perché c’è così poca informazione sul fatto che sia difficile lucrare un’indulgenza plenaria (in quanto è difficile avere una vera e totale disaffezione al peccato veniale)?

Conosco persone che sono convinte di “azzerare” periodicamente i propri peccati o di aver lucrato l’indulgenza plenaria per i propri defunti, ma dai loro peccati veniali ricorrenti e dalla leggerezza con cui li commettono è probabile che non siano riusciti a fare ciò.

Anche io facevo così qualche anno fa e non mi sono reso conto di aver rinunciato alla possibilità di lucrare tante indulgenze parziali che ora sto ricevendo grazie anche al fatto di aver comprato il Manuale delle Indulgenze (del quale anche si parla poco). Non sarebbe meglio insistere un po’ di più sulla necessità di continuare a lucrare indulgenze per sé e per i propri defunti invece di cullarsi nell’idea che ogni debito sia stato facilmente azzerato?”.

Padre Angelo e l’esempio dal libro di Giobbe

La risposta del sacerdote si divide in due parti: “Alla tua prima domanda, possiamo trovare un bel riferimento nel libro di Giobbe. Si legge: “I suoi figli solevano andare a fare banchetti in casa di uno di loro, ciascuno nel suo giorno, e mandavano a invitare le loro tre sorelle per mangiare e bere insieme. Quando avevano compiuto il turno dei giorni del banchetto, Giobbe li mandava a chiamare per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva olocausti per ognuno di loro.

Giobbe infatti pensava: «Forse i miei figli hanno peccato e hanno maledetto Dio nel loro cuore». Così era solito fare Giobbe ogni volta”. È da notare la sollecitudine e la devozione di Giobbe perché si alzava di buon mattino e pertanto non lasciava scorrere il tempo. Desiderava espiare i peccati dei figli il più presto possibile per sottrarli dall’influsso del comune avversario.

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È da notare anche che Giobbe non era certo che i suoi figli avessero peccato. Pensava che forse avevano potuto commettere dei peccati. Questo era sufficiente per lui per offrire a Dio la giusta riparazione. È senza dubbio un grande esempio quello che Dio ci offre presentandoci l’autentico amore di un padre per i propri figli”.

Una Messa per il perdono dei peccati

E per quel che riguarda la celebrazione di una Messa per i propri peccati? “Quanto di più non dovrebbero fare i genitori cristiani i quali non hanno semplicemente un olocausto da offrire, ma il sacrificio stesso di Cristo, che ha un merito espiatorio infinito e che viene reso presente sull’altare a beneficio nostro durante la Messa.

Non è necessario andare dal sacerdote e dirgli che si vuole far celebrare una messa in espiazione dei peccati dei figli o dei propri peccati, o anche per la conversione dei peccatori. È sufficiente che uno dica al sacerdote di celebrare una Santa Messa secondo le sue intenzioni. Di solito la gente fa celebrare la Messa in suffragio dei defunti, e cioè in espiazione dei peccati dei defunti.

Ma i vivi non hanno meno bisogno dei defunti di questo preziosissimo soccorso spirituale. Anzi, i defunti, se si trovano in Purgatorio sono ormai definitivamente in salvo. Ma non si può dire altrettanto per chi è ancora di qua” – spiega Padre Angelo.

Quanto è utile l’indulgenza plenaria

Ma la risposta prosegue, anche, sul perché in pochi conoscano “l’utilità” dell’indulgenza plenaria: “purtroppo molti pensano che sia facile prendere l’indulgenza plenaria compiendo alcuni riti, dimenticando che la cosa più preziosa indispensabile è la perfetta disaffezione al peccato, anche al peccato veniale. È questo atto di radicale conversione che la Chiesa intende sollecitare invitando a prendere l’indulgenza plenaria e anche a premiare. Un tale atto di radicale conversione purifica innanzitutto il soggetto che vuole prendere l’indulgenza.

E dal momento che in Cristo siamo tutti un solo corpo, il beneficio del singolo si riflette su tutta la compagine ecclesiale e in modo particolare sulla persona alla quale si destina l’indulgenza. Nelle norme stabilite dalla costituzione apostolica Indulgentiarum doctrina del Papa Paolo VI al numero sette si legge: “Per acquistare l’indulgenza plenaria è necessario eseguire l’opera indulgenziata e adempiere tre condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del sommo pontefice. Si richiede inoltre che sia escluso qualsiasi affetto al peccato anche veniale. Se manca la piena disposizione o non sono poste le tre predette condizioni, l’indulgenza è solamente parziale”.

Al numero otto si legge: “Le tre condizioni possono essere adempiute parecchi giorni prima o dopo di avere compiuto l’opera prescritta; tuttavia è conveniente che la comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice siano fatte nello stesso giorno in cui si compie l’opera”.

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Al numero nove si legge con una sola confessione sacramentale si possono acquistare più indulgenze plenarie. Invece con una sola comunione eucaristica e una sola preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice si può lucrare una sola indulgenza plenaria. Al numero 10 si legge ancora: “Si adempie pienamente la condizione della preghiera secondo le intenzioni del sommo pontefice, recitando secondo le sue intenzioni un Pater ed un’Ave; è lasciata tuttavia libertà ai singoli fedeli di recitare qualsiasi altra preghiera secondo la pietà e la devozione di ciascuno”.

Ciò significa che per il Santo Rosario di per sé è sufficiente applicare la recita delle litanie per le intenzioni del Papa, proprio perché le litanie non fanno parte del Rosario, ma sono un’ottima integrazione” – conclude.

Fonte: amicidomenicani

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ROSALIA GIGLIANO

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