La sua storia è segno di tutta la forza della fede anche in mezzo all’orrore

L’atrocità della violenza cieca che colpisce non solo nel fisico ma anche nel cuore, lacerando nel profondo. Eppure ci sono casi in cui, grazia alla presenza e alla vicinanza del Signore, si trova la forza di emergere dal male e di sconfiggerlo per giungere a una vita nuova. 

Uno dei conflitti più sanguinosi della fine del secolo scorso è stato quello del genocidio del Ruanda, con la dolorosa guerra fratricida tra Hutu e Tutsi. Il racconto di una giovane donna di etnia Tutsi sopravvissuta all’orrore del genocidio del Ruanda lascia davvero a bocca aperta.

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Il suo nome è Immaculée Ilibagiza, e oggi ha scritto un libro di grande successo in cui racconta la sua tragedia, e attraverso il quale soprattutto la donna offre una testimonianza di grande fede cristiana, e di come questa salvi contro ogni male.

La storia di Immaculée mostra la potenza della fede

Immaculée è originaria di Kibeho, proprio dove dal 1981 in poi apparve la Madonna profetizzando il doloroso genocidio che sarebbe arrivato di lì agli anni a seguire. Maria chiedeva perdono reciproco e soprattutto la conversione dei cuori inquinati dall’odio e dal male. Uno dei bimbi che ebbe la visione vide, in anticipo rispetto a quello che poi accadde, un fiume di sangue dentro a cui scorrevano cadaveri.

Quando cominciò la guerra, nel 1994, non c’era modo di fuggire dal Paese perché il governo aveva chiuso ogni frontiera. Presto esplose la violenza più distruttiva e irrazionale. Intere famiglie venivano uccise ora dopo ora. La giovane ricevette dal padre un Rosario, mentre la implorava di nascondersi.

Il dolore di un conflitto lacerante e disumano

“Sentì in cuor mio che quella era l’ultima volta che lo vedevo vivo, e mi diede il Rosario come a dirmi: quando avrai bisogno di trovarmi, stringi questo”, sono le parole del suo racconto straziante. Si nascose da un vicino, della tribù opposta, ma un uomo buono e giusto.

“Erano i nostri vicini di casa, le persone che mi avevano visto crescere, con i cui figli ero andata a scuola, e ora erano armati di machete e ci davano la caccia per ucciderci. Non potevo crederci”, sono le parole della donna che mostra come la guerra abbrutisca gli esseri umani e li renda bestie in preda al male.

Resta nascosta a lungo in un bagno minuscolo

Immaculée fu fatta nascondere in un bagno a dir poco minuscolo, di poco più di un metro per un metro e mezzo, e le fu detto di non fare alcun rumore per almeno una settimana. Tempo in cui restò in quel luogo con altre ragazze ammassate sopra di lei, di cui la più piccola aveva sette anni.

La radio spiegava che il governo stava dando la caccia anche ai bambini per ucciderli. In lei saliva un grande odio e una volontà immane di vendetta. Quando arrivarono a casa loro, li scorse entrare attraverso il finestrino del bagno. Impugnavano dei machete. Pensava che fosse la fine. Nel suo cuore cominciarono a parlare delle voci.

Quando entrarono i militari lo spavento fu grande

Una diceva: “Apri la porta, termina questo martirio, è troppo doloroso”. L’altra: “Non aprire, cerca Dio per l’aiuto. Dio é onnipotente. Sai che cosa vuol dire onnipotente? Che può fare qualsiasi cosa, può fare l’impossibile”. Comincia così la sua speranza, e la fede continua a parlare. “Chiedi un segno a Dio, e Lui te lo darà”.

Immaculée fa questo salto nel buio, e contro ogni evidenza comincia a crederci. “Se è vero che tu esisti, salvami. Se vuoi, fammi morire domani, ma fammi sopravvivere oggi, ascolta questa mia preghiera, così almeno se muoio domani, muoio sapendo che Tu ci sei”.

La donna sviene e ritrova coscienza tempo dopo

Cade a terra svenuta, e quando si sveglia è il proprietario della casa che le spiega che il pericolo è ormai lontano. Ben trecento soldati erano passati intorno a quella casa e non l’avevano trovata. “Tu sei un brav’uomo, non c’é nessuno qui”, dissero a lui quando si trovavano davanti alla porta di quel piccolo bagno.

Ne è certa Immaculée: “Dio mi aveva sentito, e mi aveva salvato. E proprio mentre io stavo desiderando la vendetta per centinaia di persone, e stavo provando odio”. La rabbia che aveva dentro si faceva ancora sentire mentre pregava il Rosario, e arrivò a pregarne addirittura 27 al giorno. Così si nascondeva dal demonio.

Cominciò a pregare il Rosario in maniera insistente

Poi pregava il rosario della Divina Misericordia. Quando giunse ai misteri dolorosi, la frase “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”, la colpì, toccandole il cuore in maniera nuova. Capisce che Dio le sta facendo una richiesta. “Vuoi continuare anche tu ad odiare ed aggiungere odio ad un mondo già cosi pieno di odio, o vuoi scegliere l’amore?”.

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Mentre Immaculée era chiusa nel bagno, tutta la sua famiglia venne uccise. Lei restò lì dentro per tre mesi. Prima di venire portata in un campo profughi riservato ai sopravvissuti. La sua vita è stata risparmiata, in maniera miracolosa, e capisce che quello non può essere altro che il segno di un dono fatto a lei dal Signore.

Tornata in Ruanda vide negli occhi l’assassino della sua famiglia

Tornata in Ruanda, anni dopo, incontrò in prigione l’assassino della sua famiglia. “Quando l’ho visto, era in prigione, e viveva in condizioni terribili”, disse. “Vedi, loro non capivano quello che facevano”. Poi una voce si fece spazio in lei: “Prega per lui, non odiarlo”. Era il Signore che le stava parlando.

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“Mi sono avvicinata e gli ho detto di averlo perdonato. Lui si vergognava, non riusciva a guardarmi in faccia. E piangeva. Capii che qualcosa nel suo cuore era cambiato, e piansi per lui”.

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Così Dio si fece spazio nel suo cuore

Così Dio si fece spazio nel cuore e nella vita di Immaculée. “Dio ci mette davanti a una scelta, ogni giorno. Possiamo amare o possiamo non amare. Ma Gesú ci dice: Se scegliete di amare, io sono con voi, nonostante tutto, e vi darò amore infinito, e pace nel cuore”.

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“Qualsiasi cosa vi succeda, anche la piú terribile, ricordatevi, c’é sempre speranza con Dio. Il mondo ha bisogno di piú amore. Non di piú soldi, non di piú armi. Ma di un cuore nuovo. Dobbiamo cambiare i nostri cuori. Se io ho perdonato, tutti possiamo perdonare”.

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