La pratica dei Quindici Sabati guarisce

La pratica dei Quindici Sabati
Santo Rosario

Nell’Agosto del 1904, l’avvocato Francesco Carlizzi scriveva: “La mia bambina Maria, di anni sei, da parecchio tempo era pallida e dimagriva di giorno in giorno. Noi di famiglia, come anche il medico, non sapevamo spiegarci il suo deperimento. Un male latente vi doveva essere, ma quale?”.

La lettera era indirizzata alla rivista IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI e testimoniava i fatti accaduti alla famiglia dell’avvocato e, soprattutto, alla sua bambina gravemente malata.
“(…) un giorno la ragazza accusò un dolore al ginocchio sinistro, che non le permetteva di camminare. Subito la facemmo visitare dal medico, ma questi ci dette la dolorosissima, anzi straziante, sorpresa: trattasi cioè di un tumore freddo d’indole maligna!”.
Questa diagnosi -come si può immaginare- gettò nello sconforto tutti i familiari, che si allertarono, nell’estremo tentativo di trovare e provare nuove cure, che potessero salvare la vita della piccola.

“Incominciammo a prestare alla fanciulla tutte le cure possibili, ma invano! Il gonfiore con nostro spavento andava aumentando e la bambina nel letto non poteva più muoversi!”.
Non rimaneva che ricorrere alla preghiera e, così, la famiglia Carlizzi si affido alla pratica dei Quindici Sabati del mese.
“Era la sera del Venerdì, che precedeva l’ultimo dei Quindici Sabati in preparazione alla festa della Vergine di Pompei dell’ 8 Maggio. Perduta ogni speranza nella scienza, non vedevo brillare nell’animo mio se non il nome santissimo della Vergine di Pompei e, in uno slancio di fede, facendo l’ultima medicatura della giornata alla bambina, misi sul ginocchio ammalato un bigliettino, ove è stampata la scritta “V. R. Pompei o. p. n.”.

Poi rifasciai il ginocchio, raccomandandomi alla potente Regina per ottenere la sospirata grazia nel giorno seguente, ultimo dei suoi Sabati, esclamai con viva fede: Voi sola, Madre mia, potete guarire la mia creatura, la mia piccola, ma infelice creatura!”.
E quel padre venne esaudito, poiché, la mattina seguente, al momenti della medicazione, il ginocchio della bambina aveva nuovamente un aspetto sano.
Anche il medico confermò l’avvenuta guarigione, mentre la bambina riprendeva a camminare, a correre, a saltare, come se nulla le fosse accaduto.

Antonella Sanicanti