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La pillola abortiva Ru486 è davvero senza conseguenze per la donna?

Esiste una parte dell’opinione pubblica d’accordo con l’introduzione sul mercato italiano della Ru486, conosciuta meglio con il nome di pillola abortiva. Si tratta di un farmaco che, se preso durante le prime settimane di gravidanza interrompe la gestazione impedendo al feto di svilupparsi. Se avete fatto di questo farmaco sarà poi necessario procedere all’aspirazione del feto per evitare che questo cresca all’interno grembo materno. Le case farmaceutiche che lo sponsorizzano puntano sulla semplicità di utilizzo (basta ingerire la compressa) e sul fatto che l’assunzione di questa pillola eviti le spiacevoli ed a volte letali conseguenze di un’operazione chirurgica. Ma il farmaco è davvero sicuro per la salute della donna che lo assume?

Trattandosi di un veleno, il Ru486 è in ogni caso una sostanza dannosa che viene introdotta nel corpo e che, proprio per questo, causa la morte del feto in sviluppo. Sebbene statisticamente rari, ci sono stati anche casi in cui il farmaco potrebbe causare delle conseguenze letali per la donna che l’ha assunto. Già questo fa capire come si tratti di un medicinale non propriamente innocuo ed il tutto senza aggiungere all’assunzione di tale medicinale il ragionamento etico-morale che sottende: parliamo di un farmaco che interrompe una gravidanza e impedisce la formazione di una nuova vita.

Perché impedire l’utilizzo di Ru486? La risposta di un’esperta di bioetica

Interessante su questo argomento la risposta che ha dato l’esperta di bioetica Marina Casini ad una donna che chiedeva nella rubrica dedicata ai lettori di ‘BenEssere‘ perché ci si opponeva tanto alla pillola abortiva, dato che è più sicura di un’operazione. Ecco il pensiero della lettrice per intero:

“Perché opporsi alla pillola abortiva RU486 dato che l’aborto legale c’è già e viene comunque eseguito nelle strutture pubbliche e in quelle private accreditate? Perché opporsi a uno strumento che lo provoca in modo meno traumatico per la donna?”.

A tale domanda generata da quanto si dice sulla RU486, senza soffermarsi sui dilemmi etici o sulla composizione della stessa, l’esperta ha risposto in questo modo:

“Per rispondere alla domanda posta, bisogna guardare alla questione secondo la sua verità. Nell’aborto i soggetti sono due: non c’è solo la madre, c’è anche il figlio. Chi propone la RU486 – peraltro per nulla innocua per la salute della donna – cancella il figlio. Il grande genetista Jerome Lejeune definì questo prodotto chimico ‘pesticida umano’”.

In primo luogo, dunque, l’esperta sposta giustamente il focus della questione sull’aborto in se, ovvero sull’atto di interrompere la formazione di una nuova vita, un atto che va contro natura e che spesso è sospinto da problematiche di vario genere che esulano dalla volontà della donna che lo sta compiendo. Con quelle poche righe, insomma, fa intendere che prima di tutto bisognerebbe ricominciare a considerare il nascituro come soggetto che viene privato della vita e solo dopo aver fatto questo ragionare sulla decisione di interrompere la gravidanza. Quindi nella stessa risposta nega che il farmaco sia sicuro per la salute della stessa madre.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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