Paese musulmano decide: d’ora in poi una chiesa per ogni moschea

Nonostante i cristiani siano in questo Stato duramente perseguitati, ecco un barlume di speranza che si staglia all’orizzonte. La notizia che quasi è da non credere tanto è inaspettata, rincuora i tanti cristiani che vivono in un clima di terrore. 

Ora bisognerà comprendere quale sarà la vera direzione di marcia nella vita reale dei cristiani, al di là delle informazioni relative ai provvedimenti presi dal premier.

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L’Egitto è infatti uno dei Paesi in cui i cristiani sono perseguitati. Negli ultimi undici anni ci sono stati numerosi cambiamenti di regime che non hanno per niente migliorato la situazione. Nel Paese infatti il 90 per cento circa della popolazione è musulmana sunnita, e i cristiani rappresentano una minoranza di circa 16 milioni sul totale di 104 milioni, per la maggior parte copti.

I numeri preoccupanti e le iniziative in controtendenza

Non sono solo i dati a fare preoccupare. Nel Paese infatti l’islam integralista esercita una forte influenza sulla popolazione, specialmente verso coloro che vivono lontani dai centri urbani, portando a una forte ondata di violenze e discriminazioni, quando non vere e proprie vessazioni, nei confronti dei cristiani.

Una notizia però li sta rincuorando, ed è quella che parla di un sostegno concreto nei loro confronti da parte dell’attuale presidente della repubblica Abdel Fattah al Sisi e del suo governo. Pare infatti che Al Sisi stia varando una serie di riforme a favore dei cristiani, tra le quali ce n’è una che parla della costruzione di una chiesa per ogni moschea.

Nell’ambito del programma di sviluppo urbanistico avviato dal presidente, a febbraio è stato disposto che ogni nuovo distretto urbano abbia una chiesa. Ciò a prescindere dal numero dei cristiani che ne potranno usufruire. Al Sisi ha infatti confermato il suo impegno a garantire la libertà di culto a tutti i cittadini egiziani, minoranze incluse. Questo, permettendo la pratica quotidiana, andando loro incontri ai bisogni urbanistici.

L’inaspettata decisione di Al Sisi

“Dove c’è una moschea deve esserci una chiesa”, ha detto Al Sisi. “Se la chiesa da costruire verrà frequentata anche soltanto da cento persone, bisogna costruirla ugualmente. Così nessuno dovrà riunirsi in un appartamento e presentare quella abitazione privata come una chiesa”. Una decisione quindi che rassicura e non poco le comunità cristiane, e applaudita dal patriarca copto ortodosso Tawadros II nell’omelia pronunciata durante la messa di inaugurazione della chiesa dedicata alla Santa Vergine Maria d’Egitto a El Salam City, un distretto residenziale in prossimità del Cairo.

“È bello che la dirigenza politica si sia impegnata a garantire la presenza almeno di una moschea e di una chiesa in ogni nuova realtà residenziale urbana”, ha detto Tawadros II. Secondo il presidente della comunità evangelica egiziana Andrea Zaki “la costruzione di luoghi di culto durante l’era del presidente al Sisi ha assunto una rilevanza nazionale e non sarà dimenticata nella storia dell’Egitto moderno”.

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Ci sono stati poi altri segni della volontà di Al Sisi di andare incontro ai cristiani, ad esempio con la nomina di un cristiano alla carica di presidente della Suprema Corte Costituzionale, dove la costituzione in vigore dal 2014 riconosce i principi della legge islamica come principale fonte della legislazione. Il compito della Suprema Corte è deliberare in merito alla costituzionalità di leggi e regolamenti, e rappresenta l’istanza suprema a cui ricorrere in caso di conflitti di giurisdizione.

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La nomina riveste quindi una prima volta assoluta nel Paese. E attualmente nel Parlamento egiziano si sta discutendo di una legge che prevede concessioni ai cristiani anche in materia di diritto di famiglia, che avviene in seguito a una sentenza emessa a febbraio in cui si è accolta la richiesta di una donna cristiana sulla divisione equa dei beni del padre tra lei e i suoi fratelli, in contrasto con quanto indicato nella legge islamica. Il giudice ha accolto la richiesta sulla base della diversità delle norme per i cristiani.

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Si tratta quindi di un modo per ritrovare le simpatie del mondo occidentale in un Paese segnato dal brutale omicidio di Giulio Regeni, fino alla lunga prigionia del giovane ricercatore Patrick Zaki, vicenda ancora rimasta irrisolta e nata proprio da un articolo in cui lo studioso affrontava le persecuzioni nei confronti dei cristiani copti? Il dubbio resta e per questo non si può che rimanere all’erta su quanto accadrà nel futuro, seppure con una piccola soddisfazione per quanto emerge oggi, nel presente.

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