Il peccato più grande? Non avere il senso del peccato! Capitò anche al Re Davide quando, pur di ottenere l’amore di Betsabea, moglie del suo Generale, mandò quell’uomo in battaglia, sicuro di procurargli la morte.
Davide si macchiò, così, di adulterio e di omicidio. Ciò che, in seguito, farà per ottenere il perdono di Dio e riacquistare la sua fiducia, si può evincere dalla lettura della maggior parte dei Salmi a lui attribuiti.
Ma Davide non si pentì subitaneamente, anzi considerò il suo grande peccato come una cosa risolvibile, come un segno del successo della sua strategia.
Papa Francesco ribadisce: “Tutti siamo peccatori e tutti siamo tentati e la tentazione è il pane nostro di ogni giorno. Se qualcuno di noi dicesse: Ma io mai ho avuto tentazioni, o sei un Cherubino o sei un po’ scemo, no?”.
La lotta quotidiana contro le tentazioni del male, che ci vorrebbe suoi tenaci adepti, si palesa in ogni vita umana, senza sosta.
“Ma il problema non è tanto la tentazione e il peccato contro il nono comandamento, ma è come agisce Davide. E Davide qui non parla di peccato, parla di un problema che deve risolvere”. E questo lo pone al di fuori del progetto di Dio e del suo Regno.
Perdere il senso del peccato, dunque, è peggio del peccato stesso, poiché ci rende presuntuosi e ci fa supporre di poter essere onnipotenti.
Dimentichiamo forse che “La salvezza verrà dalla grazia di Dio e dall’allenamento quotidiano che noi facciamo di questa grazia nella vita cristiana”?
Se non ci impegniamo a comprendere cosa sia il peccato, allora non potremmo nemmeno chiedere il perdono per esso e, dunque, non giungerà per noi nemmeno la grazia che Dio ci ha riservato.
La mediocrità cristiana non deve appartenerci; i cristiani siano il sale della terra, coloro che trasformano il loro cuore e mostrano agli altri a fare altrettanto.
Antonella Sanicanti
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