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Il crocifisso nella aule dovrebbe essere un dovere morale, non un obbligo

In questi giorni si parla dell’obbligo del crocifisso nelle aule, una proposta firmata dalla deputata leghista Barbara Saltamartini che se passasse prevedrebbe delle pene monetarie per la non esposizione del simbolo del cristianesimo. Per quanto si possa essere d’accordo con l’idea esposta dalla deputata quando dice: “Inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli, se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso di introdurre un obbligo giacobino di rimozione del Crocifisso; esso, al contrario, rimane per migliaia di cittadini, famiglie e lavoratori il simbolo della storia condivisa da un intero popolo”, inteso nel senso che la rimozione del crocifisso non implica una forma di rispetto per chi appartiene ad un‘altra confessione religiosa, è altrimenti vero che imporre un obbligo di affissione è altrettanto errato perché in quel caso sì, si andrebbe a discriminare la scelta del singolo preside o professore che non ritiene opportuno tenerlo in classe.

Crocifisso negli uffici: obbligo o libera scelta in rispetto della tradizione?

Onde evitare il rischio di essere frainteso precisiamo subito che sarebbe d’uopo nel rispetto della tradizione che il crocifisso possa essere esposto in un ufficio pubblico senza che qualcuno debba sentirsi discriminato. Dunque è corretto ritenere ingiusto l’obbligo di rimuoverli forzatamente da qualsiasi istituto, sia perché questo è simbolo di una rivoluzione culturale storica che si fonde con le tradizioni della nostra terra, sia perché rappresenta ancora un simbolo pregnante per la maggior parte della popolazione italiana. Siamo dunque d’accordo nell’affermare che la presenza del crocifisso non offende nessuno e che come dice il Santo Padre: “Il rispetto dovuto alle minoranze di agnostici o di non credenti non deve imporsi in un modo arbitrario che metta a tacere le convinzioni di maggioranze credenti o ignori la ricchezza delle tradizioni religiose”.

Ma se la rimozione è una politica errata, questa non può essere combattuta imponendone la presenza attraverso delle penalizzazioni di carattere economico e legale poiché non servirebbe, renderebbe la decisione e la presenza del crocifisso come un’imposizione dall’alto e porterebbe ad un effetto controproducente; laddove invece esporre il crocifisso dovrebbe essere un dovere morale, un’occasione per proporre uno scambio culturale e di idee in una classe dove sono presenti bambini appartenenti a differenti confessioni religiose, ma dove per appartenenza geografica e per tradizione sono in prevalenza quelli cristiani.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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